Omnicom Media Group: Mainardo de Nardis annuncia l’addio

L’Executive Vice Chairman di Omnicom Media Group, dopo dieci anni passati al vertice del gruppo ha annunciato il suo ritiro. Mainardo de Nardis ha dato l’annuncio ai dipendenti lo scorso venerdì.

“Stiamo raggiungendo un punto nel nostro settore in cui dobbiamo chiudere un capitolo e aprirne uno nuovo . Voglio far parte del nuovo e non del vecchio – ha dichiarato De Nardis ad Adweek -. È giunto il momento di essere coraggiosi e ‘fare il salto’. La nostra industria, come la conosciamo, sta volgendo al termine. Voglio provare a costruire qualcosa in un modo diverso, veloce e intelligente”.

All’inizio del 2019 Mainardo de Nardis inizierà una nuova storia lavorativa, una nuova avventura imprenditoriale fuori dai grandi gruppi.

Mainardo de Nardis, veterano del mondo della comunicazione, con oltre 38 anni di esperienza, è stato Ceo Aegis Media Nordge e ancora prima Ceo di Mediaedge:cia (WPP). De Nardis ha iniziato a lavorare nell’industry nel 1980, dapprima in McCann Erikson, per poi diventare, nel 1987, Deputy Chairman di Media network Italia.

Red Cell: chiusura 2018 in positivo. Il bilancio del Ceo Alberto De Martini

Com’è stato il vostro 2018 e come vi affacciate al 2019?

È stato un anno molto bello. Abbiamo consolidato percorsi di grande successo, come quello intrapreso con il Gruppo Colussi per la nuova linea di frollini e il rilancio del brand Misura, che è tornato stabilmente leader nei segmenti di riferimento. O come il lavoro per Iren, una società di energia e servizi molto grande, sia per le dimensioni del suo business, sia per le proprie ambizioni e i suoi valori, legati all’impegno per la difesa dell’ambiente. E poi ci sono i nostri amici trentini di Nosio, che con i marchi Rotary e Mezzacorona ci stimolano continuamente a tenere alta la bandiera del territorio e dei suoi splendidi vini.
E poi c’è Selenella, che abbiamo iniziato a seguire cinque anni fa quando era ancora posizionata come un prodotto di nicchia, seppure di grande successo. Oggi è solidamente il marchio leader di una categoria che è sempre nelle case di tutte le famiglie italiane. E ci sono i nostri formidabili interlocutori di Unieuro, che non finiremo mai di ringraziare per averci scelto all’inizio della loro avventura, dopo l’acquisizione di una catena che era statica e silente da anni. Oggi Unieuro è un brand fortissimo ed è di gran lunga il maggior player omnichannel nell’elettronica di consumo.  E c’è Bosch, un grande marchio e un bellissimo team con cui ci intendiamo a meraviglia.

Solo conferme, quindi?

Proprio no. Oltre alla continuità, indispensabile per la solidità del nostro business, ma anche come segnale di qualità e di soddisfazione del cliente, ci sono state le novità, numerose e importanti.
A cominciare da Soresina, una cooperativa che rappresenta valori bellissimi, un territorio meraviglioso e prodotti di alta qualità. Ci hanno scelti a fine 2017, ma questo è stato l’anno in cui si sono visti i primi risultati del nostro lavoro. Abbiamo costruito una storia semplice e leggera, ma, contemporaneamente, seria e sincera. Le persone l’hanno sentita e vista raccontare in tv, sui social, sul web, in un ecosistema di comunicazione coerente e affilato.
Nello stesso periodo è partito il nostro rapporto con il colorificio San Marco che ha generato una vera esplosione di attenzione e consenso verso questa bellissima perla dell’imprenditoria italiana.
Per continuare con Fidia, che ci ha affidato il suo Samefast Up e che continuerà con noi anche l’anno prossimo, a testimoniare una case che è partita molto bene.

Quali cambiamenti si aspetta per il 2019?

Viviamo un tempo in cui quello che ti aspetti è già superato. La vera novità è questa. Mai come oggi dobbiamo saper vivere sulla linea del tempo, cogliendo ogni segnale che arriva dalla società e ogni suggerimento che arriva la tecnologia. Bisogna correre, certo. Ma sempre con gli occhi aperti e la mente lucida. Perché le regole cambiano, ma i criteri restano sempre gli stessi. Criteri che hanno a che fare con gli esseri umani. Che cambiano, ma molto più lentamente delle tecnologie.

 

A SpeeD la raccolta adv in esclusiva dei quotidiani del Gruppo 366

È stata siglata una joint venture tra SpeeD e il Gruppo 366, i due gruppi leader dell’informazione in Italia e in Francia. Dall’1 gennaio 2019 SpeeD si occuperà della raccolta della pubblicità in Italiadi tutti i quotidiani del Gruppo 366 (6 milioni di copie, 60 testate, 400 edizioni locali, 46 siti e 42 app), andando così a incrementare il già ricco portafoglio di testate locali gestite dalla concessionaria del Gruppo Monrif (il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno, Il Telegrafo,Corriere Bologna, Corriere Fiorentino, Libero e il canale TRC).

“SpeeD e 366 hanno in comune un business model che valorizza le peculiarità delle singole testate fortemente radicate nei territori – ha dichiarato Sara Riffeser Monti, Presidente di SpeeD – e le rende leader a livello nazionale. Sarà possibile offrire alla clientela una proposta fortemente integrata nelle sue componenti ‘off-line’ e ‘on-line’, capace di massimizzare la propria efficacia in termini di risultati di comunicazione. Ritengo che il mercato francese e quello italiano presentino moltissime affinità dal punto di vista sociale, economico e culturale. Abbiamo riscontrato grande entusiasmo e collaborazione nei partner francesi, e siamo certi che questo accordo getterà le basi di una crescita reciproca. Siamo molto di più di una semplice concessionaria: vogliamo confermare sempre più, grazie alla nostra presenza capillare sul mercato, il nostro ruolo di punto di riferimento per i clienti, in grado di soddisfare le singole richieste di comunicazione attraverso una consulenza personalizzata e altamente efficace per il raggiungimento dei loro obiettivi, ora anche oltre confine”.

“366 cercava rappresentanti performanti per le sue offerte di stampa e digitali, su mercati al di fuori della Francia – ha commentato Stéphane Delaporte, Ceo di 366 -. Dopo aver identificato un partner nel Regno Unito, siamo stati sedotti dall’approccio di SpeeD a rappresentarci in Italia. Ci aspettiamo molto da questa collaborazione con un paese vicino sia geograficamente sia culturalmente, e con segmenti di mercato ben identificati in Francia come la moda, l’automobile o il design”.

 

Stéphane Delaporte

 

366 è la concessionaria nazionale che raggruppa la stampa quotidiana regionale francese attraverso tutti i suoi supporti – carta, web, mobile – in tutti i modi operazionali: programmatica, data, OPS.

366 rappresenta 60 testate che producono 400 edizioni locali, per un totale di 6 milioni di copie vendute, 46 siti e 42 app. Una sola concessionaria, dunque, per commercializzare tutta l’offerta della stampa quotidiana regionale francese: per gli investitori il vantaggio di un solo interlocutore, una sola fattura, un solo giustificativo, un solo planning, ecc..

Ma anche l’innovativa offerta #POD (Presse Quotidienne Régionale On Demand), ovvero la possibilità di offrire per la prima volta ad agenzie e inserzionisti l’acquisto di una campagna multi-locale o multi-città, sia su carta sia su web, utilizzando tutte le combinazioni possibili tra testate.

Le testate di 366 vanno ad aggiungersi al portafoglio di SpeeD, un vero e proprio ‘sistema di comunicazione’ che spazia dalla carta all’online, dagli eventi al mondo social, coinvolgendo un target di utenza ampio e diversificato, un territorio costituito da regioni tra le più ricche d’Italia, le più interessanti dal punto di vista della pianificazione pubblicitaria, caratterizzate da altissimi livelli di reddito, sia familiare che pro-capite, e da un’alta propensione al consumo.

 

Zenith si aggiudica il budget media globale di Lactalis

Zenith si è aggiudicata la gara globale per il consolidamento del media di Lactalis ed è stata nominata Master Agency Partner nel 75% dei mercati del Brand. Con questa vittoria Zenith si riconferma il centro media di Lactalis nei mercati EMEA, APAC e LATAM e si aggiudica 11 nuovi paesi tra cui Canada, Regno Unito e Stati Uniti.

Come Master Agency Partner di Lactalis, Zenith avrà la responsabilità del media, con il coordinamento internazionale gestito dal quartier generale a Londra. L’agenzia lavorerà con Lactalis sia a livello centrale che a livello locale, per raggiungere gli obiettivi di crescita dell’azienda.

L’agenzia italiana, guidata da Andrea Di Fonzo, è stata riconfermata centro media di Lactalis.

“Siamo davvero felici di essere Master Agency Partner di Lactalis – ha dichiarato Vittorio Bonori, Global Brand President di Zenith -. Questo è il riconoscimento alla solida relazione che abbiamo saputo costruire con Lactalis e all’approccio di Zenith come ROI Agency, in grado di guidare la crescita del business”.

L’azienda è uno dei leader globali nel settore lattiero-caseario, con brand che mantengono la leadership in ciascuno dei mercati locali in cui è presente. Lactalis è il primo produttore al mondo di formaggi e leader europeo per il consumo di latte, burro e panna.

 

PKMF 2018: a lezione di futuro con Martin Lindstrom e Philip Kotler

La ‘lectio magistralis’ del padre fondatore del marketing moderno ha scandito la seconda giornata del PKMF2018. Tanti gli spunti e le indicazioni rivolte alla platea del FICO Eataly World di Bologna, con la consapevolezza che il marketing da qui al 2020 dovrà essere orientato al sociale e ai valori

Il ‘guru’ e padre fondatore del marketing moderno, nato a Chicago il 27 maggio 1931, è salito sul palco del PKMF2018 come una star, accolto da una standing ovation e dalla richiesta di selfie.

Un’accoglienza che sembrerebbe irrituale per un accademico di 87 anni e mezzo, ma che non deve affatto stupire se si pensa che tutti i manager e i professionisti presenti in sala hanno sicuramente studiato sui suoi testi: dopo il primo manuale ‘Marketing Management’, con la nota teoria delle ‘4P’ (Product, Price, Placement e Promotion), scritto nel 1967 e costantemente aggiornato, il professor Philip Kotler ha scritto qualcosa come 60 libri, di cui l’ultimo (‘My Adventures in Marketing’) è l’autobiografia che ne ripercorre vita e carriera ed è stata appena tradotta in italiano da Sabina Addamiano con il titolo ‘Marketing: il viaggio di una vita’ (Ekis Edizioni).

Il viaggio di una vita dedicata allo studio di un ramo dell’economia che prima di lui non era considerata e che ancora oggi non viene annoverata tra le discipline rilevanti per l’umanità (“Nessuno studioso di marketing vincerà mai un Nobel”, sorride Kotler).

Tuttavia, in questi ultimi anni, il suo pensiero si è rivolto allo studio del capitalismo e ai pericoli derivanti per la democrazia, perché uno dei suoi obiettivi è ridurre il gap tra chi possiede troppo e chi nulla, promuovendo un mondo migliore anche attraverso il marketing.

“Alle sue origini (1950-70), il marketing era orientato al prodotto, poi si è rivolto al cliente (1970-1990) e dopo esclusivamente al branding (1990-2010). Nel periodo 2010-2015 abbiamo assistito a una ‘digital orientation’, ma negli anni a venire (2015-2020) il marketing dovrà avere una ‘social and values’ orientation”, sottolinea il professor Kotler.

Certo il digitale ha cambiato i paradigmi. “P&G qualche anno fa ha deciso di spostare il 35% del budget al digitale, con la previsione di arrivare al 50%. Poi ha ridotto questa quota al 20% perché non aveva ancora capito come utilizzare Google e Facebook: non era necessario spendere tanto”, osserva Philip Kotler. “Occorre fallire rapidamente e imparare rapidamente, non cercare la mossa perfetta: fallite se necessario e imparate dai vostri errori”.

La trasformazione del retail, per esempio, avrà un grosso impatto sulle vendite (di questo tratta il libro ‘Retail 4.0 – 10 regole per l’Era digitale’ scritto con Giuseppe Stigliano, Executive Director Europe di AKQA-Wpp), mentre i Millennials cercano sempre più aziende che hanno uno scopo sociale, un fine.

“Sono stati condotti degli studi di correlazione sulle aziende più amate dagli americani e sulle loro performance finanziarie: il risultato è che le aziende adorate dai consumatori, come Apple, Amazon e Starbucks, sono quelle che hanno risultati migliori a livello finanziario e spendono anche meno in marketing perché sono i loro clienti a determinarne il successo con il passaparola”, spiega Kotler. “Nel futuro, inoltre, sempre più le aziende saranno giudicate per il loro impegno in ambito ambientale e sociale”.

Kotler racconta un aneddoto: proprio il giorno prima del suo intervento al forum di Bologna, infatti, il professore è salito su un taxi con il Ceo di Unilever, Paul Polman (che da gennaio 2019 andrà in pensione, sostituito da Alan Jope, ndr): “È stata una conversazione illuminante: Polman mi ha detto che il profitto della sua società viene destinato a studiare soluzioni per non danneggiare l’ambiente e gli oceani. Si può fare del bene e allo stesso tempo fare profitti”.

L’aneddoto, in chiusura, ha dato il ‘la’ a una delle domande più interessanti della mattinata. Dalla platea, infatti, una giovane manager ha chiesto con quali altre persone Kotler avrebbe voluto fare un viaggio in taxi.

“A parte Sofia Loren – scherza il professore – sicuramente con Papa Francesco: credo che sia un vero marketer, anche se lui non apprezzerebbe certo la definizione. Ha un approccio vibrante, capisce che ci sono dei cambiamenti da fare. Personalmente gli chiederei quando le donne potranno diventare sacerdote e perché i preti non si possono sposare, ma questa è la mia visione. Viaggerei volentieri anche con Richard Branson, un vero innovatore”.


Martin Lindstrom e il marketing H2H, Human to Human

Protagonista della prima giornata del Philip Kotler Marketing Forum, l’inventore del neuromarketing ha parlato della rivoluzione degli Small Data incantando la platea del FICO Eataly World di Bologna. Informazioni di dettaglio, apparentemente insignificanti, che invece si rivelano in grado di trasformare completamente il modo in cui le aziende sono costruite e gestite

Martin Lindstrom

La notizia dentro la notizia è che Martin Lindstrom non possiede più lo smartphone da un anno e ha detto addio a tutti i social media personali. Risultato? La sua creatività è aumentata e il rapporto con i suoi collaboratori è nettamente migliorato.

L’inventore del neuromarketing, protagonista della prima giornata del Philip Kotler Marketing Forum che si è svolto il 30 novembre e il 1° dicembre al FICO Eataly World di Bologna, ha dimostrato concretamente alla platea di oltre 700 professionisti del marketing aziendale l’importanza di cambiare prospettiva e andare controcorrente. I Big Data, per esempio, in cui oggi letteralmente “affoghiamo”, non sono affatto la soluzione a tutti i problemi delle aziende.

“Abbiamo moltissimi dati, ma pochissime informazioni – spiega Lindstrom -. Anni fa Google ha predetto un’epidemia di influenza, sbagliando, perché ha guardato quante volte le persone digitavano la parola ‘febbre’ ma non si è chiesta perché la cercassero”.

Per questo oggi l’analisi di Lindstrom – consulente per alcune delle più grandi compagnie del mondo – si è spostata verso gli Small Data: informazioni di dettaglio, apparentemente insignificanti, che ci dicono molto di più sul consumatore e che, correttamente interpretate, sono in grado di trasformare in maniera radicale il modo in cui le aziende sono costruite e gestite.

È il caso di Lowes, catena di supermercati Usa che 5 anni fa era sull’orlo del fallimento e che è stata riportata a nuova vita grazie allo studio degli Small Data: il team di Lindstrom è entrato ‘fisicamente’ nelle case delle persone, ha osservato il contenuto di frigoriferi e cucine, ha vissuto con i clienti l’esperienza della spesa e ne ha studiato il comportamento reale. Grazie a quest’osservazione, la catena Lowes è cambiata in meglio e ha potuto salvare il suo business: ha rinnovato la grafica e ha introdotto una nuova esposizione dei prodotti a scaffale, ma soprattutto ha creato una community di persone che si ritrovano in base a interessi comuni, come il cibo fresco.

“Il profitto non può essere l’unica motivazione di un’impresa, ci vuole uno human purpose”, è infatti il secondo insegnamento di Lindstrom.

B2B e B2C sono ormai concetti vecchi e superati, per Martin Lindstrom le aziende devono saper orientare i loro sforzi all’essere umano: è così che nasce l’idea di un nuovo marketing H2H, Human to Human.

Le aziende, purtroppo, hanno paura del cambiamento: sono vittime della ‘Chicken Cage Syndrome’, la sindrome del pollo in gabbia che – per paura dell’ignoto e del nuovo – ritorna dietro le sbarre pur avendo la possibilità di uscire in spazi più grandi. Ma la resistenza al cambiamento è tipica anche degli utenti. Lindstrom cita il caso dello sciopero della metropolitana inglese che ha costretto i pendolari a cambiare mezzo di trasporto per arrivare al lavoro: nonostante il tempo impiegato in bici o a piedi fosse minore, a sciopero concluso sono tutti ritornati a usare i mezzi usati in precedenza solo per abitudine e scarsa volontà di cambiare.

I numerosi esempi e le innumerevoli suggestioni rivolte alle imprese sono sintetizzati da Lindstrom in sei punti:

1) Rediscover your purpose, ovvero riscopri i tuoi obiettivi

2) Live with the consumer, vivi e impara dai clienti

3) Constantly co-create, co-crea costantemente

4) Let the community be the hero, metti al centro la comunità di persone

5) Sensory Branding, ovvero utilizza tutti i sensi per coinvolgere il consumatore (oggi l’informazione è prevalentemente visuale, ma se si usano in maniera sinergica anche audio, olfatto e tatto il risultato è massimizzato)

6) Blue & Green Script, qui Lindstrom cita Alfred Hitchcock e la sua consuetudine di scrivere due sceneggiature per ogni film: la versione Blue conteneva i dialoghi e le istruzioni per gli attori, mentre la versione Green indicava le emozioni che minuto dopo minuto lo spettatore doveva provare vedendo il film.

“Bisogna entrare nel teatro della mente, nelle emozioni del consumatore”, sottolinea Lindstrom. “In futuro molti brand moriranno, nessuno deve dare il successo di oggi per scontato, ma avremo sempre le emozioni. I brand locali e i piccoli brand sono quelli emergenti, l’Italia con il suo tessuto di piccole e medie imprese deve ripartire da lì”, conclude l’autore di ‘Brandwashed’, ‘Buyology’ e ‘Small Data’. Che chiude con un messaggio universale rivolto alle aziende, di qualunque settore: “Non fate al consumatore ciò che non fareste mai ai vostri figli”.


Eataly vs Amazon: ‘onland’ vs online

In un mondo che cambia alla velocità di un algoritmo, uno dei cambiamenti globali riguarda – come sottolineato anche da Philip Kotler – il settore del retail.

“Il 2017 è stato l’anno in cui hanno chiuso più negozi della storia e il 2018 sarà peggiore – ha esordito Giuseppe Stigliano -. Colpa solo della pressione sleale dei giganti dell’eCommerce? Non è proprio così se si pensa che, sempre nel 2017, Amazon ha acquisito la catena Whole Foods per 13,7 miliardi di dollari”.

Proprio la ‘battaglia’ tra shopping online e offline è stata al centro di uno dei panel del pomeriggio di sabato 1 dicembre dal titolo ‘Il futuro della Shopping Experience tra i due paradigmi: l’online e l’offline’: protagonisti il fondatore di FICO Eataly World, Oscar Farinetti, e la Country Manager di Amazon Italia e Spagna, Mariangela Marseglia.

Un dibattito affascinante che è partito subito con una premessa da parte di Farinetti: “Io non sono offline, io sono ONLAND! Dire offline sembra quasi una diminutio, un termine dispregiativo inventato da chi vive nella rete”. Viviamo in un’epoca fantastica, ha spiegato l’ideatore di Eataly, la portata della rivoluzione digitale è paragonabile per l’umanità alla scoperta del fuoco.

“Ma in tutto questo è importante restare umani, bisogna trovare un nuovo umanesimo nel marketing: il marketing umano”. “È vero – ha osservato Marseglia -. Non possiamo ricreare la stessa esperienza che si ha nel negozio fisico, ma possiamo far sì che la ripetizione di quell’esperienza possa avvenire online e con grande soddisfazione per il cliente”.


La rivoluzione digitale e il dominio dell’incertezza del VUCA

Nel pomeriggio di venerdì 30 novembre, il PKMF2018 – il tema conduttore di questa edizione è stato il Precision Marketing – ha rivolto la sua attenzione al ‘Marketing Tech’, parlando di come la rivoluzione digitale sta impattando il mondo del marketing.

Moderati da Alberto Mattiello, esperto di marketing e nuove tecnologie, si sono succeduti gli interventi e le case history di Ivan Mazzoleni (Microsoft); Stefano Ronzoni (MINI Italia) con Andrea Bariselli e Mario Ubiali (Thimus); Carlo Rinaldi (Clear Channel) con Stefano Spadini (Havas Media Group); Lorenzo Montagna (Secondstarvr) che ha portato esempi di realtà aumentata e virtuale applicata al business.

Mazzoleni ha ricordato un acronimo che ritornerà spesso nella due giorni di formazione dedicata al marketing strategico: VUCA (volatility, uncertainty, complexity and ambiguity), ovvero volatile, incerto, complesso e ambiguo come il momento che le imprese stanno attraversando oggi.

Un momento che però può rappresentare anche una grande opportunità per dis-imparare e imparare nuove skills. La rivoluzione dell’Out of Home, raccontata da Rinaldi, ne è un esempio: il mezzo di comunicazione più antico della storia ha saputo infatti reinventarsi grazie alle tecnologie digitali. Ma lo testimonia anche un brand come MINI che, con l’aiuto delle neuroscienze applicate (e le competenze di una società come Thimus), sta studiando le reazioni del cervello alla guida dell’auto elettrica, l’auto del futuro.

 

EY lancia Yello: 100 clienti attivi e un fatturato di 15 milioni di euro

La divisione unisce le competenze e l’esperienza di creativi ed esperti di branding con quelle di consulenti specializzati nei processi di trasformazione digitale orientati alla centralità del cliente

EY ha dato vita a Yello, una struttura che unisce le competenze e l’esperienza di creativi ed esperti di branding con quelle di consulenti specializzati nei processi di trasformazione digitale orientati alla centralità del cliente.

La nuova unità si distingue per la sua capacità di integrare strategia di business e di comunicazione delle aziende, ponendosi come interlocutore unico capace di coprire tutti gli ambiti e le fasi del processo di posizionamento del marchio, dall’analisi del business alla definizione della strategia, all’implementazione della campagna alla misurazione dei risultati.

Yello fonde le professionalità dell’area di consulenza strategica Customer Transformation di EY con quelle conseguite attraverso alcune recenti acquisizioni: le agenzie Nery Wolff e Italian Brand Group e Applix, realtà specializzata in applicazioni e soluzioni mobile.

Paolo Lobetti Bodoni

Spiega Paolo Lobetti Bodoni, Partner EY e responsabile dell’area Strategy e Operation di cui Yello fa parte: “Con la digitalizzazione, le agenzie di comunicazione devono trasformare la propria strategia per portare valore alla marca. Allo stesso tempo, anche le società di consulenza sono chiamate dal mercato a reinventarsi e a coprire le aree della comunicazione digitale cross canale. Con Yello, EY viene incontro a questa nuova esigenza del mercato, unendo branding e consulenza strategica, abilitate dalle tecnologie digitali, per accrescere la forza della marca e apportare maggiore valore economico alle imprese”.

Il team di Yello conta oltre 180 professionisti sul territorio nazionale e vanta un’esperienza di oltre trent’anni in tutti i settori di business. Solo negli ultimi anni ha gestito oltre 250 progetti, mentre 100 sono i clienti attivi. La squadra di questa nuova struttura è connessa all’ecosistema internazionale di EY, nell’ambito del quale è giù diventata un punto di riferimento anche per i grandi gruppi europei.

“Yello viene incontro a un’esigenza che abbiamo percepito lavorando con i nostri clienti – commenta Fabio Dotti, Partner EY che guida la nuova divisione -. La nuova realtà continua Dotti – ha un fatturato di 15 milioni di euro, che prevediamo di duplicare nei prossimi 3 anni, arrivando a raggiungere i 60 milioni di euro se consideriamo anche i clienti internazionali”.

EY Yello conta anche sull’esperienza di Franco e Mauro Di Rosa, fondatori di Italia Brand Group e Rita Neri di Neri Wolff che, insieme a Dotti, guideranno la struttura.

Il team si è inoltre rafforzato con l’inserimento di Alexandre Gabriel Levy, già Ogilvy, con il ruolo di Head of Business Development, e Federico Gasparotto, già Accenture Interactive, a capo della Unit di Omnichannel & Digital Experience, cui seguiranno, nelle prossime settimane, altri importanti ingressi.

 

Milano Digital Week, aperta la call for proposal

La seconda edizione si svolgerà dal 13 al 17 marzo 2019, promossa dall’Assessorato alla Trasformazione digitale e Servizi civici del Comune di Milano e realizzata da Cariplo Factory, IAB Italia, Hublab e MEET – Centro Internazionale per la Cultura digitale

Si svolgerà dal 13 al 17 marzo 2019 la seconda edizione della Milano Digital Week. Promossa dall’Assessorato alla Trasformazione digitale e Servizi civici del Comune di Milano – e realizzata da Cariplo Factory, IAB Italia, Hublab con la collaborazione di MEET (Centro Internazionale per la Cultura digitale) – la manifestazione sarà dedicata al tema dell’Intelligenza Urbana, ovvero la moltitudine di tecnologie e applicazioni che trasformano la città, il lavoro e le relazioni umane impattando sul welfare e i servizi, sulla vita pubblica e privata dei cittadini.

Intelligenza artificiale, robotica, IOT (Internet of Things) sono solo alcuni dei macrotemi tecnologici che stanno ridefinendo i perimetri del sapere cambiando velocemente la fruizione della città, che diventa sempre meno ‘contenitore’ e sempre più piattaforma di contenuti per i cittadini, per le comunità, per il sistema progettuale e produttivo.

Queste e altre tematiche verranno proposte seguendo la formula risultata vincente della prima edizione, che ha visto il coinvolgimento di più di 250 sedi e oltre 400 iniziative: incontri, seminari, mostre, performance ideati e curati appositamente per la manifestazione si incrociano con un’intensa programmazione di eventi in città, attivati tramite una ‘call for proposal’ aperta a tutti.

Da ieri è infatti online il sito www.milanodigitalweek.com dove cittadini, studenti, professionisti, addetti ai lavori, startupper, nuove forme imprenditoriali, aziende e attività educative, sociali e commerciali possono iscriversi – entro e non oltre il 23 gennaio 2019 – e lanciare il proprio appuntamento.

Come annunciato dall’Assessore alla Trasformazione digitale e Servizi civici del Comune di Milano, Roberta Cocco, la Milano Digital Week sarà inoltre la prima manifestazione a utilizzare lo Sportello Unico Eventi digitale, la piattaforma online rivolta agli operatori del settore che intendono organizzare eventi in città.

“Con la Milano Digital Week – ha detto il Sindaco di Milano, Giuseppe Sala – torneremo a occuparci di un tema importantissimo per lo sviluppo della nostra città. Sul terreno della innovazione digitale, rispetto alle altre città d’Europa con cui spesso ci confrontiamo, siamo purtroppo ancora indietro. Milano deve colmare questo distacco generato da anni di ritardo di tutto il nostro Paese, per diventare pienamente una metropoli internazionale. Noi siamo molto determinati a raggiungere questo obiettivo e da due anni siamo al lavoro per la semplificazione e la digitalizzazione della pubblica amministrazione”.

“La nostra aspirazione – ha aggiunto Cocco – è continuare a lavorare sulla trasformazione digitale della città per rendere Milano un hub innovativo a livello europeo e internazionale”.

Carlo Noseda, presidente di IAB italia, ha infine sottolineato l’importanza e la necessità di riflettere sul tema dell’etica digitale. “Un concetto a me particolarmente caro e allo stesso tempo strategico per un futuro sostenibile dell’economia digitale nel suo complesso. Per questo come associazione partecipiamo a questa edizione con diversi eventi incentrati proprio sulla diffusione del digitale; vogliamo portare alla ribalta chi anticipa, progetta o analizza una trasformazione che investe ogni giorno il nostro modo di vivere: facendo impresa, cultura e informazione”.

Tra gli ospiti che IAB Italia porterà sul palco della Milano Digital Week ci sarà Ivana Bartoletti, esperta di Privacy e Data Protection, fondatrice dell’organizzazione Women Leading in AI Network.

 

Il Sole di Reckitt Benckiser splende su McCann

Splende il sole sul 2018 di McCann. In questa seconda parte dell’anno il gruppo guidato da Daniele Cobianchi sta spingendo forte sull’acceleratore del new business.

Proprio ieri, infatti, è stata ufficializzata la notizia dell’incarico assegnato da parte di Reckitt Benckiser alla sigla pubblicitaria per il rilancio dello storico brand italiano di detersivi Sole.

Per McCann si tratta del sesto budget vinto consecutivamente negli ultimi 3 mesi, un ruolino di marcia straordinario per il gruppo che completa così il filotto di brand prestigiosi che recentemente sono andati ad arricchirne il portafoglio clienti.

Parliamo di Opel, Fineco, Brembo, Vichy e Doria e altre importanti novità sarebbero nell’aria da qui alla chiusura d’anno. Quella del brand Sole di Reckitt Benckiser rappresenta un’assegnazione rilevante anche perché arrivata per via diretta, senza passare da una gara.

Cobianchi, dallo scorso luglio alla guida di McCann Worldgroup Italy dopo quattro anni a capo dell’agenzia creativa, è riuscito a innescare un circolo virtuoso che ha rilanciato il Gruppo riportandolo ai vertici del mercato pubblicitario italiano.

“È un ciclo molto positivo per la nostra agenzia che trova un’ulteriore conferma nell’avvio della collaborazione con un’azienda così prestigiosa e ricca di brand storici”, ha commentato il Ceo di McCann Worldgroup Italy. La nuova strategia di comunicazione integrata firmata da McCann per Sole vedrà la luce nella primavera del 2019.

 

HUDDLE 2018: i futuri possibili ‘declinati’ al femminile

Mindshare, che nella giornata di ieri ha registrato la presenza di oltre 550 ospiti presso la sede dell’agenzia milanese, che per un giorno si è trasformata in vera e propria location. Ventiquattro voci al femminile – dai palchi allestiti nelle 4 sale – hanno portato il loro punto di vista sui ‘Futuri Possibili’.

“Non siamo partiti dall’idea di fare un evento al femminile, ma lo spunto è stato quello di costruire un appuntamento sul futuro – ha spiegando Roberto Binaghi, ceo di Mindshare -. Cammin facendo abbiamo pensato che fosse una buona idea che a parlarci di futuro fossero delle donne. Non è stato un incontro sul tema del genere o sul femminismo, ma semplicemente abbiamo creduto che le donne, dandoci una loro rappresentazione di futuro, avrebbero potuto darci un punto di vista interessante. Il tutto è stato inserito nel nostro format che alterna interventi di carattere più tecnico-professionale ad altri più pop”.

Così durante la giornata di lavori si è parlato del futuro della televisione, tra esigenza di autenticità e innovazioni dei broadcaster; del futuro dello sport, tra realtà aumentata e trend globali che spingono a puntare sull’elettrico, del Futuro dell’editoria, tra algoritmi e personalizzazione, del Futuro della Comunicazione, con le voci di importanti influencer.

E ancora: si è parlato di Medicina, analizzando tanto le possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale per migliorare il Futuro delle persone con disabilità quanto le nuove regole per stare bene, del futuro della Tecnologia, con uno sguardo scanzonato sui nuovi dispositivi che accompagneranno presto il nostro quotidiano.

Di questo e di tanto altro si è alimentata la giornata, difficilmente riassumibile o riconducibile ad uno schema predefinito: HUDDLE infatti consente agli ospiti la possibilità di costruire il proprio palinsesto, scegliendo tra le voci di manager, influencer, imprenditrici, sportive, pop star, giornaliste, musiciste, artiste accomunate dalla passione per ciò che fanno, e di manager di grandi aziende globali, delle newco, delle piattaforme, e di chi fa ricerca e innovazione, in un’alternanza tra ascolto e condivisione in una delle 5 ‘Experience Room’ permanenti: Babasucco Room, Dyson Styling, Facebook Connected Devices, Google Smart House e Standoutfit Vertical Media Time.

Nessuno schema e porte aperte alle menti brillanti, coerentemente con il pensiero originale che è al centro dei valori di Mindshare e con la sua mission #Speed #Teamwork# Provocation. Sono intervenute a questa edizione di HUDDLE: Olivia Tassara Sky TG24, Giorgia Rossi Mediaset, Valentina G. Pegorer e Ludovica Frasca SOF, Lodovica Comello e Diletta Leotta Radio 105, Giulia Valentina Newco MGMT, Antonella Di Lazzaro Rai, Danda Santini iO Donna, Vittoria Piria, Emanuela Perinetti, Blake Martinelli, Cucu Sport, Paola Zukar Big Picture MGMT, Antonella La Carpia Teads, Francesca Fedeli FightTheStroke.org, Adriana Spink, Marta Losito, Virginia Montemaggi, Tweenkle, Lynnette Castlevetro Google, Patricia Consonni Facebook, Milana Glisic Amazon, La Pina Radio Deejay, Paola Colombo Publitalia, Gisele Perasolo Alves Oath, Daniela Minerva la Repubblica, Laura Carafoli Discovery, Debora Rosciani Radio24, Cecilia Nostro FriendZ, Jane Ostler Kantar, Barbara Caputo, Barbara Carfagna, Ilaria Zampori Quantcast.

 

GroupM alza le stime per il 2018: investimenti adv a +2,5%

 

Il 2018 chiuderà meglio del previsto. Il successo inatteso dei Mondiali di Calcio senza Italia e un autunno tutto sommato frizzante hanno spinto GroupM a rivedere le stime al rialzo. Ad annunciarlo Roberto Binaghi, ceo di Mindshare, proprio a margine di HUDDLE.

“Questi ultimi mesi sono andati meglio delle nostre previsioni – ha detto il manager – tanto che pensiamo che gli investimenti pubblicitari siano destinati ad avere un incremento nell’ordine del 2,5% nel 2018”.

Guardando allo scenario media, radio e internet sono quelli che registano le migliori fra i mezzi.

“Ma in questa crescita non manca una parte contraddittoria – ha ricordato Binaghi -. Gran parte di questa crescita viene assorbita dagli OTT che ha raccolto moltissimo sul fronte dello small business. Dunque potremmo dire che il mercato cresce realmente del 2,5%, ma nella sua dimensione contendibile è sostanzialmente piatto. Guardando alle prime stime per il 2019, pensiamo che il dato sarà ancora in territorio positivo, nell’ordine del +1%, ma che i mezzi tradizionali si troveranno davanti un piccolo segno negativo”.

Se è internet a fare il mercato, uno dei mezzi più interessanti per il ceo di Mindshare resta la radio per le sue grandi potenzialità: “Parliamo di un mercato molto piccolo in termini assoluti, per anni schiacciato dalla tv, ora sta recuperando degli spazi che aveva nelle sue corde, ha ancora terreno per crescere”. Per quanto riguarda Mindshare il manager non ha dato numeri.

“Abbiamo avuto un ottimo 2018 – si è limitato a dire -. Ci apprestiamo a chiudere l’anno con una crescita al di sopra della media di mercato in termini di amministrato e contiamo che di andare ancora meglio nel 2019 grazie all’arrivo di nuovi clienti, a partire da Ferrero”.

Per quanto riguarda i prossimi eventi della centrale media di GroupM, Binaghi ha dato appuntamento al Radiocompass, ciclo di incontri organizzato in partnership con FCP-Assoradio e in collaborazione con le principali concessionarie radiofoniche, che si terrà il 23 gennaio a Milano e il giorno seguente a Roma.

 

Volkswagen ‘divide’ in tre la creatività. Budget stabile di 1,5 miliardi di euro

Dopo la gara globale il marchio automobilistico lavorerà con Wpp in Nord America, Omnicom in Europa e Sud America e Cheil in Cina

Dopo una gara creativa globale, Volkswagen ha deciso di distribuire le sue attività di marketing attraverso tre agenzie leader che gestiranno le regioni chiave dove il marchio è presente. Con l’obiettivo di migliorare del 30% l’efficacia delle attività marketing entro il 2020, il marchio automobilistico tedesco ha ridotto la propria rete globale da circa 40 agenzie a tre partner creativi: Wpp in Nord America (il gruppo tiene in portfolio un brand di auto motive dopo la perdita di Ford), Omnicom in Europa e Sud America e Cheil in Cina.

In Italia e in gran parte d’Europa, il brand lavora con il Gruppo Omnicom sia sul fronte creativo con DDB sia su quello della pianificazione con PHD, che rimane l’agenzia media globale del brand.

La revisione ha preso il via la scorsa primavera come parte della strategia di marketing a lungo termine voluta da Jochen Sengpiehl, Chief Marketing Officer di VW, per creare una serie di ‘Powerhouses’ regionali. Durante la video conferenza di ieri, è emerso che VW mira a mantenere il budget di marketing stabile entro il 2020 a 1,7 miliardi di dollari (1,5 miliardi di euro).

In Italia la spesa nel 2017 ha superato i 100 milioni di euro. Il manager ha inoltre annunciato che l’investimento in adv digitale crescerà nel media mix fino a una quota del 50% (attualmente è del 25%). Volkswagen prevede di aumentare l’efficienza del 30% incrementando al contempo le creatività di campagna, che da 30-50 dovrebbero arrivare a 180-250.

Il Cmo ha anche annunciato che sarà rivisto il brand design di Volkswagen in senso più moderno, giovane e digitale.

“Vogliamo posizionarci come leader globale nel marketing digitale, con un numero sempre maggiore di creatività pubblicitarie, una nuova generazione di servizi e prodotti automobilistici e nuovi siti web personalizzabili”, ha anticipato Sengpiehl.

 

RadioMediaset, raccolta adv oltre i 100 milioni. Nel 2019 sbarco in Spagna

Si rinnova l’appuntamento con‘Capodanno in musica’, l’evento promosso dal polo radiofonico di Mediaset che quest’anno arriva a Bari e sarà in diretta su Canale 5 e su Radio 105, R101, RMC, Radio Subasio, Radio Norba

Torna per il secondo anno consecutivo Capodanno in musica, il format di intrattenimento musicale che lunedì 31 dicembre sarà in diretta dalle 21.00 su Canale 5 e in contemporanea su quattro emittenti di RadioMediaset (Radio 105, R101, Radio Monte Carlo, Radio Subasio) e Radio Norba.

Quest’anno, infatti, l’evento promosso dal polo radiofonico di Mediaset è realizzato in partnership con le property musicali del Gruppo Norba, radicato nel Sud Italia. Una collaborazione suggellata dalla città di Bari, che ospiterà la manifestazione nella cornice di Piazza della Prefettura e del Teatro Piccinni.

Dopo la prima edizione bolognese, è stata confermata alla conduzione Federica Panicucci affiancata dagli speaker radiofonici Daniele Battaglia e Dario Spada di Radio 105, Chiara Tortorella e Silvia Notargiacomo di R101, Kay Rush e Stefano Gallarini di Radio Monte Carlo, Roberto Gentile e Leonardo Fabrizi di Radio Subasio, Alan Palmieri e Antonella Caramia di Radionorba. Firmerà la regia Luigi Antonini.

“L’evento dello scorso anno è stato giovane in termini di pubblico, con il 23% di 14/19enni, il 24% di 15/24enni e il 22% di 15/34enni. L’obiettivo è fare un Capodanno generalista” ha dichiarato Giancarlo Scheri, direttore di Canale 5. Sul palco si alterneranno artisti, musicisti e interpreti della canzone italiana, per cast che “abbraccia tutte le colorazioni di pubblico”: Luca Carboni, Riccardo Fogli e Roby Facchinetti, Ron, Tiromancino, Ermal Meta, Fabrizio Moro, Benji & Fede, Irama, Annalisa, Elodie, Elettra Lamborghini, Gue Pequeno e Fabio Rovazzi.

 

 

Dopo la mezzanotte prenderà il via il dj set di Max Brigante di Radio 105 con il suo show Mamacita. Dal 9 dicembre a supporto del concerto di fine anno targato Mediaset sara on air una campagna di comunicazione sui mezzi radiofonici e televisivi del gruppo e operazioni mirate nel Centro Sud con pianificazioni areali.

“Migliorare il risultato come provider radiofonico di contenuti è il nostro obiettivo – ha dichiarato Paolo Salvaderi, Amministratore Delegato di RadioMediaset, nel corso della conferenza stampa di presentazione di Capodanno in musica -. Tutte le radio in occasione della trasmissione dell’evento saranno in diretta unificate e in partnership con Radio Norba, per un totale di 20 milioni di ascoltatori cumulati”.

Unica tra le emittenti RadioMediaset non coinvolte è Virgin Radio, perché “fortemente verticale sul rock e ci sembrava più in linea l’operazione congiunta sviluppata con Radio Norba” ha proseguito Salvaderi.

In merito alla recente accensione al 157 del digitale terrestre di Virgin Radio Tv il manager ha anticipato che dai primi mesi del 2019 entrerà nel vivo il progetto sul canale tv dell’emittente radiofonica, con un arricchimento del palinsesto editoriale e della strategia commerciale.

A margine della presentazione, l’Ad di RadioMediaset ha parlato di “un anno eccezionale” in termini di raccolta pubblicitaria per il polo radiofonico, “decisamente sopra le stime e con una crescita a doppia cifra. Chiuderemo l’anno oltre i 100 milioni di euro. In merito a questo valore – ha precisato Salvaderi – abbiamo ereditato con squilibrio positivo i quattro mesi di Radio Monte Carlo, la cui acquisizione è stata finalizzata a fine agosto. Anche nel 2019 il mercato radiofonico non dovrebbe ricevere grandi scossoni e non prevediamo disaffezione da parte dei clienti, fermo restando che non ci saranno grandi eventi, come i Mondiali di calcio, e bisogna vedere quali impatti avranno. Inoltre stiamo lavorando all’implementazione di nuove linee di fatturato come il ticketing”.

In merito ai progetti di internazionalizzazione radiofonica anticipati nei mesi scorsi, l’amministratore delegato di RadioMediaset ha confermato: “Il progetto è esportare in Spagna una delle nostre emittenti e stiamo dialogando con qualche operatore. Stiamo lavorando per entrare in maniera importante nel mercato e stiamo valutando con quale modalità tecnica, Fm o digitale. La Spagna nel 2019 sarà il nostro target” ha concluso.

 

Dati, tecnologia e content ‘trainano’ la crescita di Publicis Groupe

“Dati, tecnologia e content, sono le aree che ci si stanno dando maggiore soddisfazione. Come Gruppo abbiamo ormai strutturato un’offerta che ci ha aperto nuove opportunità. Abbiamo imboccato una direzione e siamo convinti che ci premierà”.

A parlare ieri è stato Emanuele Saffirio, President di Publicis Groupe in Italia, a margine del convegno ‘The Neverending Journey – Percorsi di Brand e Consumatori’ in programma al Campus Bovisa del Politecnico di Milano nell’ambito della quarta edizione di Marketing Futuro, iniziativa nata dalla collaborazione fra Zenith Italy e PoliMi School of Management.

Il manager ha manifestato positività in merito alle perfomance del Gruppo che in Italia ha chiuso il terzo quarter del 2018 con un’ottimo risultato, registrando una crescita del 9,2%.

“Chiuderemo l’anno in linea con gli obiettivi – ha detto Saffirio -. L’auspicio è quello di confermare e possibilmente migliorare il risultato del terzo trimestre anche nell’ultima parte dell’anno”.

Nell’ottica di un’ulteriore spinta sul modello ‘The Power of One’, che pone le sue basi su un forte coordinamento tra competenze tradizionalmente distinte, si inserisce il piano di concentrazione delle diverse società in un’unica sede nelle città dove il gruppo è presente.

“Stiamo lavorando per la nascita di un unico a hub anche su Milano, ma ancora è tutto in via di definizione – ha spiegato Saffiro -. Mentre il processo è già in fase avanzata a Roma e a Torino. Nella capitale inaugureremo la sede unica alla Garbatella nel 2019 e sempre il prossimo anno anche nel capoluogo piemontese le società del gruppo andranno tutte in via Arsenale, attualmente sede di Leo Burnett”.

 

I temi del convegno

 

In uno scenario che vede la comunicazione guidata dalla tecnologia e di fronte a un consumatore sempre più esigente nei confronti delle marche, anche il concetto di customer journey sta vivendo una fase di trasformazione mettendo i manager delle aziende di fronte a nuove sfide. Proprio questo tema è stato al centro della mattinata di confronto che si è tenuta ieri al Politecnico di Milano.

“Negli ultimi due anni i touch point sono cresciuti del 50% e i marketing leads che non si concludono hanno raggiunto il 79%. Il customer journey è diventato un viaggio più tortuoso durante il quale l’utente cerca l’esperienza”, ha sottolineato Luca Cavalli, Chief Growth Officer di Publicis Groupe.

Un’esperienza che secondo il manager deve essere fluida, consistente, di qualità, perché è in questo passaggio che si costruisce il successo. I brand del resto si muovono in uno scenario sempre più competitivo. “Dobbiamo azzerare e ripartire dalla capacità di innovazione, da risposte che siano puntuali, ma senza essere invasivi – ha affermato -. Dobbiamo essere always on, accompagnare il consumatore nel suo viaggio, ma senza imbrigliarlo in uno schema. Oggi, i momenti della verità per i brand sono infiniti. La sfida è quella di essere rilevanti ed efficienti”.

Questo, secondo il manager, passa inevitabilmente da una stretta sinergia fra data, tecnologia e contenuto. Tutto questo riportando i valori della marca al centro.

“Il 70% della performance di breve termine deriva dalla brand performance”, ha affermato Alessio Fattori, Head of Spine di Publicis Groupe Italia, che nel suo intervento a proposto una breve storia della misurazione.

“La competizione sta cambiando il lavoro della marca – ha osservato Giuliano Noci, Ordinario di Strategy e Marketing del Politecnico di Milano -. Siamo di fronte a nuovi meccanismi decisionali in cui il consumatore ‘delega’ chi gli dà le risposte giuste. La concorrenza non è più una dimensione di prodotto ma di fiducia. La prima capacità di una marca deve essere quella di fornire risposte efficaci, non appiattirsi sulla dimensione del dato, del breve periodo, della conversion e nemmeno sul customer jurnery. Mettiamo da parte i termini delle strategia militare, perché non è più sufficiente prendere la mira. I brand devono giocare in una prospettiva duale che preveda il lungo e il breve periodo. Costruire una marca oggi significa mettere da parte la dimensione del journey, non guardare solo al processo di acquisto, ma diventare un polo di attrazione. La rilevanza è oggi la dimensione principale. Gli invidui non sono bersagli, ma possono essere attratti”.

Ha aggiunto Andrea Di Fonzo, Ceo di Zenith Italy. “Dopo la grande ubricatura di questi anni legata alle performance la sfida è quella di trovare un’equilibrio, la necessità in questo scenario è quella di tornare a investire sulla equity di marca e ricominciare a costruire su questo valore”.

 

A Zenith la gara internazionale per il media di Luxottica

Secondo quanto risulta a Today Pubblicità Italia, Zenith, agenzia media di Publicis Media, si sarebbe aggiudicata l’incarico internazionale di Luxottica.

La società guidata nel nostro Paese dal Ceo Andrea Di Fonzo avrebbe infatti vinto la gara indetta dall’azienda italiana appartenente al gruppo EssilorLuxottica che produce e commercializza occhiali.

Al pitch erano state coinvolte anche GroupM con Wavemaker e Dentsu Aegis con Carat, mentre non aveva partecipato l’incumbent OMD. Il budget media dovrebbe ammontare attorno ai 100 milioni di euro di cui oltre 2,5 in Italia.

Tra i marchi in portfolio a Luxottica ricordiamo Ray-Ban, Oakley, Vogue Eyewear, Persol, Oliver Peoples e Alain Mikli, a cui si aggiungono numerose marche in licenza come Giorgio Armani, Burberry, Bulgari, Chanel, Dolce&Gabbana, Michael Kors, Prada, Ralph Lauren, Tiffany & Co., Versace e Valentino.

 

Italiaonline, Antonio Converti lascia la carica di Amministratore Delegato

Dal 31 gennaio 2019 per assicurare un più agevole passaggio di consegne: la società sta lavorando a un piano di successione

Italiaonline ha informato con una nota ufficiale della avvenuta risoluzione consensuale dei rapporti in essere con l’Amministratore Delegato Antonio Converti.

Converti lascia l’azienda per motivazioni personali e la cessazione dalla carica di amministratore delegato e consigliere di amministrazione avrà efficacia e verrà pertanto formalizzata ai sensi di legge in una data non successiva al 7 gennaio 2019, mentre la carica di dirigente cesserà con efficacia a partire dal 31 gennaio 2019 al fine di assicurare un più agevole passaggio di consegne.

Converti ha condotto la società attraverso un complesso periodo di ristrutturazione per consentire alla stessa di competere attivamente in un mercato in continua evoluzione come quello dei servizi digitali alle imprese, consentendo al gruppo di crescere e di affermarsi come principale operatore italiano. Lascia l’azienda con una solida posizione economica e con il settore digitale in forte crescita.

L’accordo per la cessazione dei rapporti con Antonio Converti è stato approvato il 20 novembre dal Consiglio di Amministrazione della società ad esito dell’istruttoria condotta dal Comitato Nomine e Remunerazione e del parere favorevole del Collegio Sindacale.

Ai sensi dell’accordo, la società verserà ad Antonio Converti le spettanze finali dovute per legge e per contratto connesse sia al ruolo di dirigente, svolto per 15 anni nell’ambito del gruppo, che di Amministratore Delegato. Inoltre, a fronte di un impegno assunto da Antonio Converti di non svolgere attività in concorrenza con Italiaonline per un periodo di ventiquattro mesi a partire dalla data del 31 gennaio 2019, la società gli riconoscerà un corrispettivo lordo pari a euro 877.652,00.

Nell’ambito di tale accordo il manager ha rinunciato alle stock option a lui assegnate, ma non ancora maturate e al piano di stock grant approvato nell’ultima assemblea della società e a lui spettante ai sensi dei piani di remunerazione della società.

A oggi, Converti detiene n. 280.153 stock-option, assegnate e maturate, che potranno essere convertite in n. 378.206 azioni entro 90 giorni dal 31 gennaio 2019, data di efficacia della cessazione del rapporto di lavoro. La società sta lavorando a un piano di successione, il cui esito sarà annunciato al mercato nei tempi e con le modalità di legge.

Nel 2019 al Programmatic il 65% degli investimenti digital

I dati del Programmatic Marketing Forecast di Zenith evidenziano cheil mercato più importante è quello degli Stati Uniti, seguito da Cina e Uk. In Italia il programmatic advertising sta crescendo e verrà consolidato nei prossimi cinque anni

La nuova edizione del Programmatic Marketing Forecast di Zenith rivela che nel 2019 il 65% degli investimenti digital sarà in programmatic, con una spesa pubblicitaria di 84 miliardi di dollari, contro i 70 miliardi di dollari e una share del 62% di quest’anno. Spesa prevista in aumento anche per il 2020, con una share del 68% pari a 98 miliardi di dollari (con mezzi digitali si intende tutte le forme di pubblicità a pagamento online, inclusi video online e social media, escludendo paid search e classified advertising). Aumentano anche le tipologie di formati pubblicitari disponibili per l’advertising in programmatic, in particolar modo formati audio e video online e formati per il mobile. In termini di valore, il mercato più importante per il programmatic advertising è quello degli Stati Uniti per il quale ci si aspetta per il 2018 una spesa di 40,6 miliardi di dollari. La Cina è al secondo posto con 7,9 miliardi di dollari, seguita da UK con 5,6 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti si confermano anche il mercato con la più alta share di programmatic sul totale digital advertising: l’83% nel corso dell’anno. Seguono il Canada con l’82%, UK con il 76% e la Danimarca con il 75%. Entro il 2020, il programmatic advertising rappresenterà oltre l’80% dei media digitali in tutti e quattro i mercati, con il Canada che arriverà a investire fino al 99%. Il processo di transizione risulta però essere più lungo del previsto, portando a ridurre di due punti percentuali le previsioni rilasciate lo scorso anno per la quota del programmatic sul totale digital advertising: dal 64% nel 2018 e 67% nel 2019 si passa rispettivamente nei due anni a una share del 62% e del 65%. Zenith stima che il programmatic advertising continuerà a crescere nei prossimi anni, ma ad un ritmo rallentato, dovuto al consolidamento della modalità di planning all’interno del mercato del media digitale: avremo un aumento del 24% nel 2018, in calo rispetto alla crescita del 32% del 2017, del 19% nel 2019 e del 17% nel 2020. L’introduzione della legislazione sulla privacy, come il GDPR dell’UE, è uno dei fattori che hanno rallentato la crescita, rendendo indisponibili alcuni dati precedentemente utilizzati nelle transazioni programmatiche e reso più costosi altri dati. Il rallentamento della spesa per i media programmatici è dovuto inoltre al fatto che le aziende stanno investendo di più in infrastrutture e dati, al fine di rendere più efficace l’attività programmatica. “Il programmatic migliora l’efficienza e l’efficacia di una campagna e sta diventando sempre più importante nelle transazioni dei media digitali – ha dichiarato Benoit Cacheux, Global Head of Digital and Innovation di Zenith -. Le aziende si stanno quindi strutturando, rivedendo la propria spesa pubblicitaria a favore delle infrastrutture, dei dati e della revisione della qualità dei media”.  I dati più rilevanti sono quelli di prima parte, forniti dai consumatori o acquisiti monitorando la loro attività sui siti web di proprietà. Sta diventando inoltre sempre più comune utilizzare i second-party data, attraverso partnership, tra brand e online retailer. I third-party data invece non sempre offrono alle aziende vantaggi competitivi, essendo sul mercato e a disposizione di tutte le aziende per raggiungere gli stessi segmenti. Combinando tutti questi dati con i propri sistemi di CRM, le aziende possono modellare il comportamento dei consumatori; le più avanzate possono perfino prevederlo attraverso l’utilizzo del machine learning. I dati e le nuove tecnologie consentono alle aziende di spostarsi dal tracciare i cookie al comunicare agli individui. “La tecnologia permette alle aziende di sfruttare al meglio il programmatic advertising – ha dichiarato Jonathan Barnard, Head of Forecasting and Director of Global Intelligence di Zenith -. L’intelligenza artificiale promette di sbloccare nuove conoscenze sulla personalità dei clienti, di approfondire i loro comportamenti, oltre a migliorare l’ottimizzazione del processo di negoziazione”.

Il programmatic in Italia

Il mercato italiano è ancora dominato da Google in termini di tecnologie programmatiche, sia sul lato DSP che SSP. Anche i principali protagonisti globali, come Brightroll e Amazon, si stanno espandendo nel mercato italiano.  Un numero crescente di aziende ha ora le proprie tecnologie DMP; in questo campo i tre principali player globali sono Oracle, Adobe e Salesforce.  Le agenzie pubblicitarie hanno sviluppato una forte conoscenza interna sul programmatico, formando team esistenti e inserendo professionisti dedicati e specializzati, con l’obiettivo di soddisfare al meglio le esigenze dei propri clienti. In Italia il programmatic advertising sta crescendo perché consente un maggiore controllo del budget, migliori KPI e un più alto ritorno sull’investimento. Le aziende ne sono consapevoli e stanno quindi spostando parte degli investimenti sul programmatic. L’evoluzione del mercato lato editori del programmatic è completa. Osservando la differenziazione tra diretto e programmatico, possiamo vedere come alcuni formati devono essere ancora acquistati in modo tradizionale, ad esempio per garantire l’esclusività in pagina. Adressable Tv, DOOH e radio stanno muovendo i primi passi nelle vendite programmatiche; l’inventory di questi media sta aumentando. Prevediamo che nei prossimi cinque anni il programmatic sarà consolidato.