DIGITAL

Umanesimo digitale: da IAB Forum riflessioni sul settore che occupa 285 mila persone


14.11.2018
Di Laura Buraschi

Secondo i dati della ricerca realizzata da EY e IAB Italia, il valore del digitale a perimetro ristretto, considerando cioè solo gli investimenti in attività del tutto digitali, ammonta a 65 miliardi di euro, +11,6% rispetto all’anno scorso e +22% se paragonato al 2016

Smart cities e smart citizen, lavoro e formazione, etica e responsabilità: sono alcune delle parole chiave su cui è stata incentrata la seconda e ultima giornata di IAB Forum 2018, che si è conclusa dando appuntamento, come da tradizione, all’anno prossimo, nelle date 20 e 21 novembre. Ma non è stato l’unico ‘save the date’: Roberta Cocco, Assessore alla Trasformazione Digitale e ai Servizi Civici del Comune di Milano, ha infatti anticipato che il 2019 vedrà anche la seconda edizione della Digital Week, precisamente dal 13 al 17 marzo.

Tra le evidenze presentate, il valore del digitale a perimetro ristretto, considerando cioè solo gli investimenti in attività del tutto digitali, ammonta a 65 miliardi di euro, +11,6% rispetto all’anno scorso e +22% se paragonato al 2016. I dati emergono dalla ricerca congiunta di EY e IAB Italia ‘Le infinite possibilità del digitale in Italia’. La pubblicità online e l’e-commerce si confermano – per il secondo anno – i comparti che più di tutti guidano la crescita dell’intera industria con incrementi rispettivamente del 13% e 15% rispetto al 2017, anche se i pesi sul valore complessivo si attestano intorno al 4% e 44%.

 

Andrea Paliani

 

Andrea Paliani, Managing Partner Mercati e Clienti per la regione Mediterranea di EY, ha sottolineato che gli occupati del settore sono passati da 253 mila nel 2017 a 285 mila nel 2018, ma “la cifra sale a 675 mila considerando tutte le persone che con il loro lavoro partecipano allo sviluppo del digitale, per un indotto complessivo pari a 89 miliardi di euro. Tuttavia – ha proseguito Paliani – c’è un aspetto ancora negativo, ovvero il mismatch tra quello che le aziende cercano e quello che trovano. Sono due i fronti su cui è essenziale lavorare per superare questo punto: da una parte la scuola deve accelerare nella formazione dei profili, dall’altra le aziende devono arricchire le professionalità che hanno al loro interno”. Paliani ha quindi presentato dei dati di una recente ricerca condotta da EY, IAB e Spencer Stuart, che ha confermato la progressiva presa di coscienza delle nostre imprese: “Il 70% del campione ha attivato, infatti, iniziative concrete per l’integrazione culturale e organizzativa di nuovi professionisti più digitali. Il 30% delle imprese ha avviato piani di sviluppo interno delle competenze. Il 71% del campione ha implementato azioni di integrazione delle generazioni più digitali al fine di accelerare la trasmissione di competenze tecnologiche e know-how digitale all’interno dell’organizzazione; il 27% ha avviato programmi di re-skilling delle risorse, per formare persone e sviluppare competenze in grado di massimizzare il ritorno di investimento del processo di digitalizzazione delle imprese. Questi dati dimostrano che sono stati fatti passi in avanti sul fronte delle nuove competenze; occorre ancora investire molto per superare il divario culturale digitale. Una delle frontiere da esplorare sono i nuovi stili di management richiesti per assecondare una trasformazione digitale delle aziende che valorizzi nuove e tradizionali competenze”.

 

La tavola rotonda con Barbara Serra, Elisabetta Ripa, Carlo Noseda, Sandro De Poli, Massimo Beduschi e Fabio Florio

 

Proprio sul tema dell’indotto economico e occupazionale del digitale, sulla base anche dei dati illustrati da Paliani, la giornalista Barbara Serra ha moderato un panel di discussione che si è aperto con l’opinione di Elisabetta Ripa, Amministratore delegato di Open Fiber e Membro Advisory Board di IAB Italia: “Questa ricerca ci dice che per abilitare la rivoluzione digitale abbiamo bisogno di alcuni ingredienti, rappresentati da infrastrutture, cultura e competenze. Io credo però che in Italia scontiamo un ritardo di lunga data sulla disponibilità di infrastrutture adeguate, che consentono la creazione di servizi a valore aggiunto di qualità. Siamo infatti il Paese con la minore penetrazione delle tecnologie su fibra mentre abbiamo la più alta sul mobile e abbiamo un’altissima percentuale di clienti che usano proprio solo mobile: questo va bene oggi, ma non in prospettiva, se vogliamo implementare tutti quei servizi di cui stiamo sentendo parlare qui a IAB Forum”.

Sandro De Poli, Ceo di General Electrics, e Fabio Florio, Country Digitization Acceleration leader International & Italy di Cisco, hanno portato la loro esperienza confermando la necessità di migliorare l’aspetto della formazione sia sul fronte della scuola sia dal lato degli aggiornamenti interni alle aziende.

Massimo Beduschi, Chairman & Ceo GroupM e Coo WPP, ha poi aggiunto che il capitale umano è l’aspetto più importante per le aziende del settore dei servizi: “Abbiamo sempre più bisogno di profili impostati su discipline scientifiche e non umanistiche, ma l’Italia è all’ultimo posto in Europa per percentuale di laureati negli ambiti STEM. Nella nostra azienda possiamo dire di aver superato il tema della diversity inteso come maschile-femminile, con il 70% di donne, anche se c’è ancora molto da fare per portarle ad avere ruoli più importanti a livello dirigenziale; il vero tema della diversity per noi oggi è quello dell’integrazione dei ‘centennials’: dobbiamo lavorare sulla nostra capacità di attrarre talenti della generazione Z”.

Anche Carlo Noseda, Presidente IAB Italia, si sofferma su questo aspetto: “Non basta parlare di diversity, oggi il vero tema è la diversity of thought: le aziende devono imparare a mettere intorno allo stesso tavolo persone con diversità di pensiero per generare un confronto”. E tornando ai dati della ricerca, Noseda lancia un messaggio al Governo: “Il valore dell’industria digitale porta con sé rinnovamento e trasformazione in tantissimi altri settori adiacenti, stimolando la produttività in aziende non necessariamente votate all’innovazione. La politica economica del Governo può e deve svolgere un ruolo più determinante e di sostegno alla digitalizzazione, per una maggiore competitività a livello di sistema, un aspetto su cui l’Italia ha ancora un gap importante rispetto al resto dell’Europa e che va colmato per uno sviluppo dell’economia a lungo termine”.

 

Smart cities, smart citizen

 

Valerio Mastandrea

 

Se l’Italia è un Paese “che mangia senza se e senza ma… Un Paese a forma di spuntature di maiale… Un Paese tenuto in piedi da una complicata digestione”, come ha narrato l’attore Valerio Mastandrea nel suo poetico e divertente ‘intermezzo’ nel corso della mattinata, a IAB Forum si è discusso proprio di come trasformare il Paese, le città e i loro cittadini. Daan Roosegaarde, founder di Studio Roosegaarde, è ideatore di alcune opere significative nei Paesi Bassi (e non solo) che coniugano utilità e bellezza e ha portato alcuni esempi dell’impegno messo dalla sua società a favore della sostenibilità ambientale. Sul tema ‘Il Digitale al Servizio dell’Uomo’ si sono confrontati Davide Bigoni, Project Manager di Samsung Electronics Italia; Filippo Corsaro, Head of Marketing di Crédit Agricole Italy; Ernesto Garcia Domingo, Chief Commercial Officer di Cyber Pirelli; Saverio Tridico, Direttore Corporate and External Affairs di Nexi e Davide Villa, Chief Marketing Officer Eon. Ryan Soutter, Head of Sales Engineering for the Americas for the ACT (Advertising Creative Technology) di Oath ha invece illustrato le opportunità che la XR e il 5G porteranno nella nostra vita quotidiana. Infine Jim Harris ha affrontato il tema della Blockchain, spiegando quanto possa rivelarsi fondamentale persino in settori inaspettati, come l’alimentazione, chiudendo così il cerchio sul tema aperto in modo ironico da Mastandrea.

 

Equità e sostenibilità del digital advertising

La mattinata si è conclusa con due interventi che hanno riportato al centro il lavoro degli operatori che affollano il MiCo in occasione di IAB Forum: il digital advertising. Antonio Campo Dall’Orto, Membro Advisory Board di IAB Italia, ha percorso attraverso alcuni step i cambiamenti nella percezione dei media da parte del pubblico intercorsi dalla seconda metà degli anni Novanta a oggi invitando “chi vuole agire a unire le proprie caratteristiche allo spirito del tempo: accettare la sfida del proprio tempo vuol dire anche sporcarsi, non pensare che sia obbligatorio avere un atteggiamento prudente. Oggi non si possono usare i parametri del passato per comunicare. Ognuno di voi operatori dell’advertising digitale sarà chiamato per fare campagne che riguardano la difesa e la crescita del valore dei brand, quindi è fondamentale capire quanto si è disposti a rischiare: l’inazione porta all’oblio”.

Ferruccio De Bortoli, Giornalista e Presidente Advisory Board IAB Italia ha infine concluso: “In questi due giorni abbiamo parlato di incanto digitale ma anche di disincanto. L’innovazione digitale è disruptive ma non può essere disruptive nei valori e nelle conquiste della società: i pionieri di un settore avanzato come il vostro devono farsi pionieri dell’etica digitale”.

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