SPEAKER'S CORNER

Femminile Presente – Paola Profeta: “Certificazione nuovo modo per incentivare la parità di genere”


13.11.2018
Paola Profeta

a cura di Francesca Fradelloni, Winning Women Institute

Il nostro è un Paese sempre in fondo alla classifica, quando si tratta di gender equality e promozione della partecipazione delle donne nella società. Un Paese senza meritocrazia e pari opportunità tra maschi e femmine, è un Paese non orientato verso il futuro.

Paola Profeta, professoressa associata di Scienza delle Finanze all’Università Bocconi di Milano, esperta di economia di genere, racconta le novità normative di questi ultimi tempi e quali siano gli effetti nel mondo delle aziende. Nata a Milano nel 1972, laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi nel 1995, ha ottenuto il PhD in Economics presso la Università Pompeu Fabra di Barcellona nel 2000.

Ha inoltre svolto periodi di studio e ricerca presso la Columbia University di New York e la Université Catholique de Louvain in Belgio. Oggi è anche coordinatrice della Dondena Gender Initiative del Centro Dondena per le Dinamiche Sociali e le Politiche Pubbliche dell’Università Bocconi e membro del comitato scientifico di Winning Women Institute.

 

Discriminazione di genere e segregazione occupazionale orizzontale e verticale nel mercato del lavoro. Tutti temi trattati con l’economia di genere. Di cosa si tratta esattamente?

Si tratta di vedere rispetto alle differenze tra uomo e donna, il mercato del lavoro, le politiche pubbliche (spesa pubblica, pensioni). Insomma, un approccio di genere all’analisi dei problemi economici. Infatti a partire dagli ultimi decenni del 20° secolo, gli economisti hanno mostrato un interesse crescente per questo argomento, anche a seguito dei forti cambiamenti avvenuti in termini di aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro. È una lente che noi economisti utilizziamo, e non sempre al centro dell’attenzione. Perché noi sappiamo che proprio nel mondo femminile ci sono troppi ritardi e potenzialità non utilizzate. E non avere conoscenze su questo non ci aiuta a trovare soluzioni.

 

Perché, spesso, i media interpellano uomini esperti e non donne?

È una questione di possibilità e di visibilità. Ma soprattutto culturale. A spiegare e interpretare il mondo sono quasi sempre gli uomini. Non è solo penalizzante, ma è anche una visione non completa, distorta. Una visione a metà del mondo. Uno sguardo maschile dominante. Eppure le donne esperte ci sono. E possono svecchiare un linguaggio mediatico, che, ignorandole, trascura i segni del tempo.

 

Parliamo della Legge Golfo-Mosca. Che risultati ha ottenuto?

La legge che ha introdotto le quote di genere nei consigli di amministrazione e nei collegi sindacali di società quotate e società pubbliche, è stata una norma importante, veramente efficace. Che ha ottenuto tanti risultati a costo zero per lo Stato. L’Italia ha risalito le classifiche grazie all’aumento della presenza femminile nei board: siamo passati dal 7 al 30%. La legge ha avuto ampi effetti positivi, al di là del numero, come ho mostrato in varie ricerche. In particolare nel paper ‘Do board gender quoats matter? Selection, performance and stock market effects’ (scaricabile qui). Ovviamente non si può pensare che una legge che impone quote di genere da sola risolva i nostri problemi. La legge è in scadenza, era temporanea e ha una durata di 9 anni. È un peccato se passata la legge si dovesse tornare indietro. Una legge riconosciuta anche in Europa come esempio per gli altri Paesi. Ora è stata introdotta nel Codice di autodisciplina per le società quotate la raccomandazione di mantenere la quota minima di un terzo per i consiglieri del genere meno rappresentato. Però c’è da dire che esiste un tema di carriera non risolto. La Golfo-Mosca ha inserito le donne nei CdA, ma questo non si è tradotto parimenti in una maggiore presenza nei ‘posti che contano’, amministratore delegato, direttori, deleghe importanti. Ma sono processi lenti e ci vuole comunque del tempo per vederne gli effetti.

 

Per superare la bassa occupazione (49%) che ricette a disposizione abbiamo?

Incentivi, sgravi fiscali, conciliazione lavoro-famiglia. Il tema della worklife balance potrebbe incrementare le possibilità del lavoro femminile. Occorrono misure serie e complessive. Misure come il congedo di paternità – periodo per i padri alla nascita del figlio, non cedibile alla madre, totalmente retribuito – vanno in questa direzione. Bisogna però pensare a un periodo sufficiente, non bastano i 2 giorni previsti in Italia. Che oltretutto andranno in scadenza se non rifinanziati. E poi non bisognerebbe più vedere la maternità come un problema. Innanzitutto, declinare il tema della responsabilità sociale di impresa affrontando la maternità non come una questione privata o come un costo da comprimere, ma come un valore sociale. Ci vuole un poco di volontà da parte di tutti gli attori, dal punto di vista sistemico è sempre stato un rimbalzarsi tra il pubblico ed il privato. Tutti  vorrebbero che i costi fossero a carico dell’altro.

 

In che modo la Certificazione della Parità di Genere delle aziende può contribuire a migliorare il ‘sistema’?

La Certificazione è un nuovo modo per incentivare le imprese a promuovere la parità di genere. Va nella direzione giusta, poiché una parte importante dei divari di genere dipende dal comportamento delle imprese.

 

Cosa pensa della proposta del presidente dell’Inps, Tito Boeri, sugli sgravi contributivi per chi assume una neo-mamma?

Sono assolutamente d’accordo. Occorre incentivare il lavoro femminile sia dal lato dell’offerta sia dal lato della domanda (imprese). Quindi reputo questa proposta opportuna.

 

Lei è mamma di due figlie femmine, quale messaggio è importante dare?

Ovviamente fiducia nelle capacità di poter fare quello che vogliono e come vogliono. Estrema libertà e indipendenza. Ovvio. Gli ostacoli ci sono e ci saranno sempre. Osservandole noto che all’inizio le ragazze sono molto illuse, ma poi arrivano a essere ‘donne nel mondo di lavoro’ e si accorgono che questo status è penalizzante.