CREATIVITY

Martino Monti, estro latino nel Paese degli strateghi


08.11.2018
Di Andrea Crocioni
Martino Monti

Nell’ultima puntata della nostra mini inchiesta sui talenti pubblicitari all’estero, il senior art director italiano ci racconta la sua esperienza di creativo in Germania dove opera all’interno del Gruppo BBDO

Quando è scattata la scintilla che ha avuto come conseguenza la sua esperienza all’estero?
La scintilla è stata aver provato questo lavoro in Italia. Diciamo che non è stata un’esperienza positiva per me, o meglio dal mio punto di vista. Così dopo aver provato a fare l’art director in Italia ho gettato la spugna, ho fatto altri lavori, poi nel 2012 grazie al fatto di aver perso il lavoro, mi sono detto: io ci riprovo a fare l’art director, ma all’estero e da li è ricominciato tutto con uno stage.

Il primo impatto con la Germania?
Sinceramente un po’ brusco all’inizio, per via delle persone e del clima, ero di base ad Amburgo all’inizio, che è più Nord Europa che Germania. Mi ricordo neve fino ad aprile durante il mio primo anno e le persone molto chiuse. Ma le persone di Amburgo sono chiuse anche per il resto dei tedeschi! Poi con gli anni la situazione è migliorata, mi sono spostato a Düsseldorf, e qui le persone sono molto più aperte; diciamo che una cosa che mi ha sorpreso è l’inglese, mi aspettavo che fosse più parlato. Se non si vive a Berlino è meglio imparare il tedesco, soprattutto anche per integrarsi.

Quali sono le più grandi differenze a livello lavorativo che ha riscontrato rispetto all’Italia?
Lo riassumo in una parola: strategia. I tedeschi sono grandi strateghi, non fanno un passo se prima non hanno calcolato tutto, non prendono decisioni dettate dall’istinto, ecco per questo motivo i tempi di lavoro sono molto dilatati e lunghi. I progetti/presentazioni durano molto di più, portati avanti per troppo tempo e con troppo tempo dedicato. Questo perché i tedeschi non sono maestri nel prendere decisioni immediate, non hanno quell’estro dei latini o quel senso di prendersi la responsabilità; questo sia da parte del cliente sia da parte dell’agenzia. Quasi mai ho visto osare, questo poi porta a produrre veramente poco a livello di daily business, e comunque se lo si fa, si cerca di operare quasi sempre nel modo più ‘correct’, senza mai spingere od osare troppo. Ci sono poi eccezioni che arrivano da agenzie indipendenti, ma in questo caso quasi sempre tutto viene fatto secondo il ‘sistema’. Queste lacune vengono colmate assumendo gli stranieri, soprattutto brasiliani o spagnoli che portano quell’estro che a loro manca, soprattutto a livello di crafting.

Difficoltà particolari?
Nessuna, soltanto far capire che di me si potevano fidare e quanto valevo. Una volta mostrato quello poi è andato tutto liscio.

Qualche consiglio a un giovane creativo che volesse provare un’esperienza all’estero?
Di farla assolutamente, soprattutto consiglio di andare nelle agenzie internazionali, lavorare con gente proveniente da tutto il mondo aiuta ad aprire la mente, influisce sul modo di pensare e su come imparare a vedere le cose in maniera differente da una prospettiva completamente opposta.

Com’è l’Italia creativa vista da lì?
Diciamo che non se ne parla molto, ma credo sia lo stesso a parti invertite. Sicuramente ci invidiano molte cose: il fatto che abbiamo estro e inventiva ma soprattutto come riusciamo a risolvere le difficoltà molto in fretta.