CREATIVITY

Luissandro Del Gobbo, una ‘penna’ che va oltre le frontiere


25.10.2018
Di Andrea Crocioni
Luissandro Del Gobbo

In questa terza puntata della nostra mini inchiesta dedicata ai creativi della Penisola attivi all’estero raccogliamo la testimonianza del pubblicitario italiano, attualmente negli Stati Uniti come Partner Creative Director di Ogilvy & Mather, dopo un’esperienza in Francia

Come è iniziata la sua esperienza di creativo all’estero?

All’inizio del 2005 in JWT Parigi. All’epoca era un’agenzia di grosse dimensioni, con tanti bei clienti internazionali, ma creativamente ‘invisibile’. Nel giro di un anno l’agenzia cambiò totalmente pelle. Ricordo l’adrenalina dell’affrontare una sfida cosi impegnativa adattandomi al contempo con la mia famiglia alla nuova vita (e dovendo pure studiare il francese, lingua che non conoscevo per niente).

 

Un ricordo particolare dell’arrivo nella sua attuale agenzia?

Ricordo con estremo piacere il benvenuto di Maureen Shirreff, una delle menti dietro il rilancio di Dove con la famosa piattaforma ‘Real Beauty’. Mi disse che gli piaceva il mio lavoro perché lo trovava chiaro e diretto. No bullshit.

 

Lei ha alle spalle esperienze internazionali in diversi Paesi, cosa le accomuna e in cosa differiscono?

Francia e US sono piuttosto diversi tra loro e su vari piani. Ne cito solo due, per brevità. A livello di mercato pubblicitario, quello statunitense è più strutturato e maturo. Questa è la patria del digital, del social e, per essere un po’ più attuali, del programmatic.

Qui l’attenzione per la giusta audience da raggiungere è totale. E questo – va detto – talvolta va a discapito della qualità del contenuto. In Francia il mercato è meno strutturato e mi sembra di poter dire che l’approccio ai diversi canali o media è un po’ piu libero, se vogliamo, più ‘creativo’.

A livello di metodo di lavoro, gli Stati Uniti sono la patria del team work. Quel che conta è il prodotto finale, non importa quante mani lo tocchino. Devo dire che, sopratutto all’inizio, ho avuto difficoltà ad accettare questo sistema; perche sono tuttora molto legato all’ownership dell’idea.

Un altro problema derivante dal team work è che si tendono a omogeinizzare i punti di vista, a trovare sempre un terreno comune. Le posizioni critiche, quando anche solo leggermente dissonanti vengono zittite o quantomeno smussate.

In Francia invece, per mia esperienza, ti confronti sempre con molti punti di vista, spesso anche parecchio divergenti. A volte questo rallenta il processo. Più spesso, invece, ti aiuta a trovare approcci o prospettive diversi, ai quali magari non avevi pensato.

 

La più grande soddisfazione che si è tolto da quando è negli Stati Uniti?

Sicuramente il fatto di aver vinto un Grand Prix in copywriting a Cannes per un’agenzia americana. Io, non native speaker.

 

Tre consigli a un giovane creativo che è tentato da un’esperienza di lavoro all’estero?

I miei tre consigli nascono tutti da un approccio totalmente aperto ad un’esperienza creativa magari un po’ scary ma che puo solo arricchirti e darti infiniti nuovi stimoli.

  1. Metti da parte tutto quello che hai imparato. Fai tabula rasa.
  2. Buttati a capofitto nella nuova realtà; mangia quello che mangiano, vivi come vivono, sogna come sognano. E una volta che hai digerito tutto e hai capito come pensano, usa il tuo punto di vista differente – di italiano – porta la tua visione particolare per creare qualcosa di inedito.
  3. Non aver paura di provare e riprovare – e sbagliare – anche parecchio. Io ho avuto la fortuna di poter sperimentare molto nelle varie agenzie dove sono stato. E, per quello che sento dire, questo è abbastanza vero anche per altri creativi italiani all’estero. Sperimentare significa sbagliare e ricominciare da capo. Ma sempre con l’idea di fare qualcosa di fresco, nuovo, inedito

 

Com’è l’Italia creativa vista da lì?

Sono convinto che l’Italia creativa abbia potenziali altissimi. Ci sono già esempi di grandissimi creativi italiani in ruoli internazionali prestigiosi. Quello che voglio dire è che se c’e un ‘problema Italia’ a livello creativo, non è sicuramente un problema di individualità. Vedo tantissimi pubblicitari, estremamente brillanti e dotati di grande talento creativo.