MEDIA

Wavemaker spinge su consulenza e servizi


24.10.2018
Di Valeria Zonca
Luca Vergani

Insieme a content, eventi, tech e digital valgono il 50% delle revenue

Essere identificati come consulenti da contattare per risolvere un problema di business. È questo l’obiettivo che si prefigge Wavemaker per approcciare il mercato in un modo più innovativo.

“Dal suo lancio abbiamo deciso di essere una sigla ‘ponte’ tra competenze, expertise e content differenti, lavorando su una logica di contaminazione e integrazione tra le varie discipline: Media, Content e Technology – ha spiegato Luca Vergani, Ceo di Wavemaker -. Il Precision Marketing è una delle priorità, stiamo lavorando sulla traduzione organizzativa e pratica per scalare la catena del valore e fornire soluzioni di marketing che non siano solo relative all’adv ma anche al CRM sull’onda del modello di agenzia già lanciato in UK. Il volume delle revenue che provengono dai servizi è sempre più importante e per questo ci siamo organizzati in divisioni specifiche”.

Commentando un mercato che “non brilla e nel quale gran parte del decremento influenzato dalle multinazionali che hanno disinvestito in Italia viene compensato dalle aziende tecnologiche – ha proseguito il manager -. Gli unici che crescono sono gli ott. La stampa è in perdita, la tv si è difesa quest’anno con gli eventi sportivi ma nel 2019 potrebbe perdere quote. Secondo le stime Recma 2018, il nostro billing 2017 è pari a 1 miliardo e 690 milioni di euro; per fine anno prevediamo un +2%, ma è importante sottolineare la crescita a doppia cifra dei ricavi che non entrano nel billing e che rappresentano quasi il 50% del totale fatturato: servizi di consulenza, content – con il dipartimento dedicato che ora conta 40 persone e che ha sviluppato la creatività per il lancio del nuovo Tu Style di Mondadori con WM Content-, eventi, tech e digital – inteso come sviluppo di strumenti sempre più innovativi – perché i nuovi trend sono il digital ooh, gli acquisti in programmatic e lo sviluppo delle Smart Tv”, ha concluso il manager.

Momentum: presentata la ricerca sul Retail in ottica digital transformation

Una roadmap che prevede un modello di approccio diverso a seconda della ‘maturità’ digitale del cliente

Wavemaker ha presentato ieri alla stampa i risultati della ricerca Momentum condotta su 3 grandi categorie Retail in Italia – Grocery, Home Forniture e Apparel – che consente, tramite un modello di capability digitale, di identificare la strategia operativa per le aziende e brand del settore in ottica digital transformation.

“Il settore negli ultimi decenni è molto cambiato: dall’arrivo dei megastore negli anni ’90 all’affermazione della customer experience degli anni Duemila, fino ad arrivare ai giorni nostri dove il consumatore vive esperienze ‘ibride’ tra off e online”, ha introdotto Francesco Riccadonna, General Manager di Wavemaker.

Le aspettative dei consumatori oggi si dirigono verso esperienze sempre più personalizzate e omnichannel, almeno per il 60%, “ma sono rari i casi di aziende che possano vantare un livello di adozione della omnicanalità in grado di soddisfarle, nell’ordine del 5%. Oggi il Retail va affrontato come un touch point del piano media e va utilizzato per costruire la marca. La logica data driven si deve quindi incrociare con l’aspetto emozionale”, ha proseguito Riccadonna.

L’agenzia media di GroupM ha messo a punto una roadmap di digital transformation che prevede un modello di approccio diverso a seconda della ‘maturità’ digitale del cliente, individuando i 6 fattori evolutivi che stano trasformando il mondo del Retail: esperienza, personalizzazione, relevance, automazione, ibridazione, data.

Alle aziende Wavemaker fornisce una mappatura precisa degli step da affrontare ed è funzionale per nutrire le strategie di business. Wavemaker ha già avviato un percorso di affiancamento di alcuni suoi grandi clienti per supportarli nella Digital Transformation in ambito marketing e media.

“Attraverso 3 studi abbiamo analizzato 24 marche, 35 territori, identificando 25 trigger, 30 azioni e 30 touch point – ha dichiarato il Chief Strategy Officer Julian Prat -. Esiste una forte correlazione tra le due principali fasi del purchase journey, priming e active stage: le marche che lavorano meglio su entrambi gli stage quelle che hanno la maggiore capacità di conversione in vendite”.

“È importante orchestrare i touch point in logica di omnicanalità, tenendo conto della fase del percorso di acquisto e del livello di maturità della propria digital strategy – ha proseguito il Chief Digital Officer Marco Magnaghi -. Per restare al passo con i tempi è necessario porre al centro il cliente e utilizzare la leva digital: lo studio accompagna i nostri clienti a muoversi attraverso le 5 competenze individuate: strategia e planning, creatività, dati e tecnologia, misurazione, organizzazione”.

Il 2019 sarà un anno di transizione verso un nuovo decennio in cui l’e-commerce supererà il 10%/15% del fatturato dei retailer.

“Per arrivare preparati, il 2019 sarà un anno dedicato al Precision Marketing, la nuova disciplina che permette alle aziende di personalizzare il contatto con i propri utenti e clienti per mezzo di targeting molto preciso, basato sui dati e con una offerta di contenuti differenziata”, ha concluso Magnaghi.

 

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