CREATIVITY

Jacopo Biorcio, un creativo da Super Bowl


11.10.2018
Di Andrea Crocioni
Jacopo Biorcio

In questa prima puntata della nostra mini inchiesta dedicata ai talenti italiani all’estero l’art director ci racconta come ha preso corpo la sua avventura professionale negli Stati Uniti d’America

Come è iniziata la sua esperienza di creativo negi Stati Uniti?

Nell’ottobre 2016 vado in vacanza a New York. Prima di partire, decido di contattare dei creativi di alcune agenzie per aver pareri sui miei lavori e magari vedere da vicino quella realtà così affascinante. È cosí che conosco in Saatchi & Saatchi Luca Pannese e Luca Lorenzini che mi danno la possibilità di incontare il Cco e mostrargli il mio portfolio. La settimana successiva, tornato a Berlino, ricevo un’offerta di lavoro per Saatchi & Saatchi New York. Tre mesi dopo la mia vita cambiò completamente.

 

Come è nata l’idea di questa sfida?

Dopo l’università ho vissuto a Londra per due anni e successivamente a Berlino per quasi quattro, lavorando fin da subito in un ambiente internazionale. Ero pronto per una nuova esperienza e New York è stata un’opportunità inaspettata che sognavo da molto tempo.

 

La più grande soddisfazione che si è tolto da quando è negli Stati Uniti?

Sicuramente il Super Bowl. Nel mio primo anno a New York ho messo a portfolio una della campagne maggiormente apprezzate dell’evento pubblicitario più importare dell’anno, ‘It’s a Tide Ad’ per Tide. L’idea era quella di conquistare il Super Bowl spingendo gli spettatori a mettere in discussione ogni altro spot pubblicitario che avrebbero visto durante l’evento, puntualizzando che ovunque ci fossero vestiti puliti sarebbe potuta essere una pubblicità di Tide. Così facendo, siamo riusciti ad avere l’attenzione su Tide durante tutti e 53 spot presenti durante l’evento. È stata una grande soddisfazione vedere la campagna premiata in tutti i principali Award Show e vincere premi come la Black Pencil ai D&AD, Grand Prix e Titanium ai Cannes lions e riuscire ad avere una nomination come Outstanding Commercial agli Emmy.

 

Alla luce della sua esperienza quali sono le peculiarità del mercato del lavoro in pubblicità negli Usa?

Ho notato che la maggior parte dei progetti procedono velocemente, con deadline molto strette. C’è una buona organizzazione che permette di lavorare su numerosi progetti contemporaneamente, dando cosí più opportunitá ai creative. Sono colpito dalla portata di molti brief che spesso sono seguiti da budget maggiori rispetto a quelli a cui ero abituato in Europa. L’ambiente in cui lavoro è positivo e c’è molta più collaborazione che competizione tra i team.

 

Come è riuscito a incastrare la sua italianità con l’approccio al lavoro americano?

Penso che il sapersi adattare e l’essere intraprendente siano punti di forza. Penso inoltre che un punto di vista culturale differente possa essere un valore aggiunto all’interno di un team creativo.

 

Com’è l’Italia creativa vista da lì?

Penso ci sia un grande potenziale creativo e molto talento che non ha nulla da invidiare al resto del mondo, ma che purtroppo è limitato dai budget a disposizione. Sarebbe bello vedere dei brand osare di più e dare maggiore fiducia alle agenzie.