CREATIVITY

Il Pubblivoro: tre modi di essere testimonial


10.09.2018
Giampaolo Rossi

a cura di Giampaolo Rossi di Fabbrica di Lampadine

Dopo la pausa estiva e il meritato riposo ripartiamo analizzando tre pubblicità che in comune hanno l’utilizzo di testimonial. Partiamo con Virgin Radio che, con ‘Rock Ambassador’, lascia la parola a Jared Leto, musicista, attore e regista di successo. L’idea è quella di associare al brand della radio gli elementi valoriali e di filosofia espressi dal testimonial. Missione compiuta. La costruzione dello spot è fatta molto bene. Ottima la scelta del bianco e nero per la testimonianza alternato alle immagini a colori dell’artista durante i concerti. In questo modo, nei passaggi in bianco e nero è come se Jared Leto svestisse i panni del personaggio per comunicare i propri pensieri come persona, entrando così in una dimensione più vera e apparentemente disinteressata. Bella la scrittura che parte da una considerazione generale per passare ad un ingaggio dello spettatore richiamato in prima persona, per poi chiudere il cerchio con l’autodefinizione di dreamer, che rende identitario (per Leto, per la radio e quindi per i suoi ascoltatori) il valore del sogno.

 

 

Francesco Totti davanti ad una lavatrice è il testimonial di ‘Dash Pod’. Lo spot nella sua semplicità funziona molto bene. Dovendo raccontare un prodotto nuovo la narrazione ne spiega la semplicità di utilizzo, anche in confronto al classico detersivo liquido. Totti, nel corso della sua intensa e agiata vita, probabilmente non si è mai cimentato con la lavatrice; questo fatto, invece di rendere la pubblicità finta la rende credibile, rinforzando proprio il messaggio di semplicità di utilizzo. Inoltre, lo slogan “Io pod e tu?” ricorda il nome del lettore mp3 della Apple, che è diventato famoso proprio per la sua interfaccia semplice. La coerenza del messaggio nella pubblicità premia sempre.

 

 

Fiat si supera con il commercial ‘Nuova Fiat 500X: Ritorno al futuro’, producendo di fatto un cortometraggio con uno storytelling articolato e ben fatto. Il cortometraggio sta al film come il racconto al romanzo, ovvero la narrazione breve necessita di un’idea forte che spesso si compie nel finale e che identifica e qualifica la storia, mentre il film o il romanzo possono addirittura non avere un finale. L’idea della coppia che intraprende questo viaggio in un futuro che non sarà vissuto insieme è geniale. La decisione di citare il cult movie Ritorno al Futuro è ardita perché il mitico film del 1985 aveva come coprotagonista l’automobile DeLorean DMC-12. La scelta è vincente perché la 500X sostiene il confronto. La narrazione è piacevole e ben ritmata, la regia è da film e gli attori sono convincenti. Le scene scritte per mettere in evidenza le caratteristiche della nuova automobile (ribadite dalle scritte nella parte alta dello schermo) non sacrificano la qualità della narrazione. Il cammeo finale di Christopher Lloyd è la ciliegina sulla torta.