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Oath conferma l’obiettivo di 2 miliardi di utenti entro il 2020


28.06.2018
Stuart Flint

di Laura Buraschi


Circa un anno fa, il 12 luglio 2017, alla Triennale di Milano veniva lanciato ufficialmente anche in Italia Oath, il nuovo brand nato a seguito del processo di acquisizione di Yahoo da parte di Verizon, che racchiude sotto di sé più di 50 realtà media & tech tra cui cui AOL, Yahoo Sports, Yahoo Finance, HuffPost, TechCrunch, Brightroll, Tumblr, ONE by AOL.

La missione dichiarata di Oath era ‘Build Brands People Love’: attraverso la creazione di brand editoriali coinvolgenti, contenuti di qualità in un contesto controllato e curato, piattaforme di distribuzione aperte, trasparenti e scalabili.

Poco meno di un mese prima era stato nominato VP per l’area Emea Stuart Flint, già managing director di AOL in Uk. Abbiamo incontrato Flint a Cannes, dove, in occasione del Festival Internazionale della Creatività, Oath ha organizzato una serie di appuntamenti facendo base all’Hotel Majestic.

Proprio Cannes Lions è il primo argomento che abbiamo affrontato con Flint, che al festival partecipa da diversi anni e ha potuto quindi dare un parere sull’edizione 2018.

“Apprezzo molto quello che l’organizzazione del Festival ha messo in atto. Sicuramente partecipare è molto costoso ma sono convinto che ne valga la pena. Per quanto riguarda Oath, quest’anno noi stessi abbiamo realizzato meno attività di grande portate, abbiamo uno spazio più piccolo, ma abbiamo scelto una soluzione più piccola che ci ha consentito di avere meeting di qualità e migliori connessioni con i clienti. Sui premi, invece, vedo che i media tradizionali sono ancora dominanti ma credo che nei prossimi anni la creatività si sposterà sempre di più sui nuovi device, in particolare sul mobile”.

 Stuart Flint, dopo aver spiegato a Today Pubblicità Italia l’importanza della presenza a Cannes Lions, delinea un bilancio della società a un anno dal completamento della fusione tra Verizon e Yahoo.

 

Oath è stata lanciata un anno fa nel mondo e nello stesso periodo lei è stato nominato VP per l’area Emea. Qual è il bilancio di questo primo anno?

È stato l’anno dell’unificazione, abbiamo dovuto mettere insieme 13.000 persone provenienti da un gran numero di aziende e non è stata una cosa facile. Se guardo indietro, il nostro obiettivo è sempre stato quello di pensare prima alle persone, come dice il claim ‘Build brands people love’. Puoi avere i migliori contenuti del mondo ma se non hai il modo giusto per veicolarli alle persone è inutile. Abbiamo dovuto adattare tra loro marchi molto diversi: anche se avevano modelli di business simili erano però culturalmente molto diversi. Unificare le persone significa che chi in azienda porta un ‘tatuaggio’ di Yahoo o di Aol lo deve trasformare in un ‘tatuaggio’ di Oath. È fondamentale mettere insieme i team, allineare la mission e la strategia, cosa che noi abbiamo fatto. Ora tutti sono consapevoli della direzione che abbiamo intrapreso. Certamente in ogni larga fusione della storia ci sono sfide e ci sono delle sovrapposizioni in alcuni comparti, in particolare nel back-end, questo è inevitabile. Ma abbiamo lavorato a fondo per portare avanti l’integrazione nonostante la complessità della società esistenti. Un altro aspetto della fusione riguarda i prodotti: come fare innovazione con i nostri prodotti per essere sicuri che le persone vengano sulle nostre piattaforme? Il nostro obiettivo è portare chi segue uno dei nostri brand a conoscere anche gli altri. Quindi dobbiamo essere sicuri in primo luogo di non perdere gli utenti che arrivano in maniera magari casuale, trasformare i ‘turisti’ in ‘membri’. Innovazione è questo, un investimento da fare sui mercati internazionali per far crescere i nostri consumatori. Abbiamo già fatto una parte del lavoro ma c’è ancora molto da fare per raggiungere l’obiettivo che abbiamo fissato un anno fa.

 

A questo proposito l’obiettivo dichiarato un anno fa era di raggiungere i due miliardi di utenti entro il 2020: a che punto siete?

L’obiettivo è sempre lo stesso e siamo a metà strada, circa un miliardo di utenti a livello globale. Dobbiamo investire sulla crescita organica e focalizzarci sui principali canali e sui partner: continueremo a cercare nuovi partner, ma questo è possibile in maniera limitata negli Usa perché è un mercato già abbastanza saturo con poca opportunità di crescita, mentre in Europa cerchiamo nuovi partner per accelerare e attivare. L’Europa al momento rappresenta il 21% delle revenue di Oath, quindi è proprio in questa area che dobbiamo svilupparci, c’è un potenziale di crescita del 10%.

 

In Italia Oath sta crescendo come vi aspettavate?

È indubbiamente un mercato chiave in Europa, uno dei Paesi in cui dobbiamo continuare a investire, perché ci sono grandi possibilità di crescita. L’Italia è ancora un sistema fortemente dominato dalla tv, il 55-60% dei ricavi pubblicitari provengono dal piccolo schermo. Ho parlato proprio in questi giorni con alcuni clienti italiani e credo che ci siano buone opportunità, le pianificazione online cresceranno moltissimo nei prossimi anni. Ma Christina Lundari (general manager di Oath Italia, ndr) quest’anno ha fatto un lavoro straordinario per il suo team e per tutto il gruppo.

 

Avete fatto delle ricerche su come il nome ‘Oath’ è stato accettato nell’area Emea, in particolare in Italia?

Da un punto di vista linguistico non mi preoccupa come lo pronunciate: Oath è l’azienda che fa un giuramento, quello che è importante è che i brand siano conosciuti e come noi realizziamo una migliore esperienza per i consumatori, da qualunque delle piattaforme siano arrivati a Oath. Chi usa Yahoo Finance, Yahoo Sport, o la Yahoo mail non è preoccupato di sapere cosa sia Oath. Ci concentriamo sui brand per creare migliori user experience sui canali verticali perché è la ‘porta d’ingresso’ attraverso cui gli utenti vengono a conoscerci. Questo non significa solo migliori contenuti, ma anche migliore pubblicità: dobbiamo creare ambienti in cui la gente si fida.

 

Quest’anno a Cannes tutti hanno parlato di tecnologie blockchain: cosa sta facendo Oath in merito?

Niente! Siamo concentrati nel far crescere i nostri marchi e collegare i consumatori. Il vero tema per Oath qui a Cannes non è la blockchain, bensì trovare il modo per collegare i brand ai consumatori. Lavoriamo direttamente con clienti e agenzie e il nostro obiettivo è incrementare ulteriormente questi collegamenti.

 

Quando Oath è stata lanciata, è stato detto che ogni dipendente deve avere il suo ‘giuramento’ in tre parole. Qual è il suo?

‘Energy is everything’: questo significa sia l’energia che io in prima persona metto in quello che faccio, ma anche quella che mi aspetto dalle persone che lavorano con me, voglio vedere l’entusiasmo nei progetti a cui lavoriamo. La stessa cosa accade nella mia vita privata, l’energia è importante nella mia vita e sul posto di lavoro. È una bella idea questa degli ‘oath’ perché conoscendo i giuramenti delle altre persone si può conoscere molto su di loro: quando ho un meeting con qualcuno che non ho mai conosciuto prima guardo qual è il suo ‘oath’!