CREATIVITY

L’agenzia del futuro è ‘Sapiens’


22.06.2018
Mike Cooper

di Giovanni Lunghi


Più inclusive, aperte, collaborative, de-gerarchizzate: saranno così le agenzie del futuro, quelle ‘Sapiens’, destinate ad affrontare le sfide della Quarta Rivoluzione Industriale che, secondo il World Economic Forum, costerà la perdita di 5 milioni di posti di lavoro a causa dell’avvento dell’Intelligenza Artificiale, del machine-learning e di altre sofisticate tecnologie digitali.

Questo almeno è quanto emerge a Cannes ascoltando le testimonianze di sigle come Accenture Interactive, PHD Worldwide, Forsman & Bodenfors.

Ma quali sono i tratti che distinguono l’evoluzione? Secondo PHD Worldwide, le agenzie Sapiens dovranno considerare oltre all’inclusione di genere, di provenienza, di orientamento sessuale o religioso, anche la cosiddetta neurodiversità valorizzando le potenzialità creative di soggetti autistici o con personalità multiple.

Per supportare questa visione, Mike Cooper (Worldwide Ceo di PHD) ha coinvolto Oliver James, psicologo e autore di ‘Upping Your Ziggy’ che racconta come David Robert Jones, alias David Bowie, alias Ziggy Stardust riuscì a superare la propria condizione psicologica incanalandola in espressione creativa.

Il consiglio di James per i manager delle agenzie è di riconoscere e valorizzare le molteplici ‘personas’ che vivono in ciascuno di noi, individuare nuove metriche per valutare le performance organizzative, sviluppare un senso di sicurezza tra i dipendenti.

Per passare al livello Sapiens le agenzie del futuro potrebbero ispirarsi al modello organizzativo svedese di Forsman & Bodenfors presentato da Silla Levin (Ceo e art director) in coppia con Anna Qvennerstedt, copywriter.

In agenzia non esistono direttori creativi e, in generale, gli organigrammi piramidali sono aboliti: si lavora in piccoli team, più efficienti di quelli estesi. Le idee vengono selezionate attraverso un processo di discussione interno, improntato alla critica costruttiva.

Ogni componente del team è responsabilizzato per ottenere i migliori risultati ma senza pressioni, senza dinamiche ‘tossiche’ basate sul carrierismo, sull’opportunismo, sul personalismo.

Non ci sono più riunioni estenuanti. Ispirazione, partecipazione e creatività sono favorite dal rispetto del ‘work-life balance’ per tutto lo staff: congedi parentali estesi, otto settimane di ferie, tempo per il wellness e l’esercizio fisico.

La tecnologia digitale, massicciamente presente ai Lions, velocizzerà ulteriormente l’estinzione delle agenzie Neanderthal.

Ma i veri creativi non devono temere di essere sostituiti dai bot, dall’IA o dallo sviluppo del machine-learning. Sebbene, come dimostrato dal progetto The Next Rembrandt, l’utilizzo dei big data può riportare alla vita anche celebri artisti del passato, la componente creativa umana avrà ancora un ruolo determinante.

Alan Kelly, executive creative director di Rothco, agenzia di Accenture Interactive ed Eco Moliterno Chief Creative Officer, Latin America sempre di Accenture, sono espliciti: gli unici che devono temere l’espansione dell’IA anche nelle professioni creative sono coloro che approcciano il proprio lavoro in termini di routine, che non sono curiosi o che si limitano a soluzioni compiacenti invece di esplorare nuovi territori per i propri clienti.

 

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