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Il Growth Hacking spiegato in un video-corso: 6 puntate dedicate ai ‘pirati’ della crescita


19.06.2018

 

Il progetto lanciato da MailUp offre ad aziende e start-up un percorso di apprendimento tra tecniche, strumenti e casi di studio di Growth Hacking

Sono chiamati hacker, pirati, ma il nome non deve trarre in inganno. Sono in realtà professionisti ormai consolidati all’interno di un’azienda, ma dai contorni ancora sfocati.

Sono in pochi a conoscere in cosa consiste, effettivamente, l’operato del Growth Hacker, com’è nata la disciplina, quali sono stati i primi casi di successo, di quali strumenti si avvale per raggiungere il dichiarato obiettivo: espandere un business.

Per far luce sui cosiddetti pirati della crescita, MailUp ha realizzato un video-corso dedicato, affidandosi alle competenze di Raffaele Gaito – imprenditore digitale, growth hacker, startup mentor, blogger.

In 6 puntate il video-corso percorre le origini della disciplina – come e perché nasce -, i suoi tool, il funnel, le sinergie con il canale email e quattro casi di studio.

Un progetto formativo gratuito e accessibile compilando un semplice form sul sito di MailUp Academy. Gli iscritti riceveranno le sei puntate direttamente nella casella email, una ogni due giorni.

Nonostante sia piuttosto giovane, il Growth Hacker è una figura professionale in costante ascesa: padroneggia il Digital Marketing, il prodotto e i dati, conoscendo a fondo mercati, processi e relazioni tra brand e clienti. Innova con strategie specifiche, ritagliate sul singolo caso aziendale.

Dai primi Growth Hacker sono scaturiti alcuni dei più brillanti successi imprenditoriali dell’ultimo decennio. Piccolo spoiler della prima puntata: Dropbox fu una delle prime realtà a sperimentare i benefici del Growth Hacking. Nel giro di 12 mesi ha visto i suoi utenti passare da 100 mila a 4 milioni.

A innescare questa crescita anomala fu il primo Growth Hacker di cui si ha memoria, Sean Ellis. Il video-corso prende le mosse proprio da qui, dalla storia e dal contesto in cui nasce la disciplina, per poi procedere analizzando quattro casi studio: Dropbox, Hotmail, Instagram e Airbnb.

Dopo l’analisi dei sei livelli del ‘funnel dei pirati’ – oggetto della terza puntata -, Raffaele Gaito si inoltra tra le best practice per stringere sinergie tra Growth Hacking e canale email. Infine a chiusura del percorso, due puntate dedicate agli strumenti, per applicare le logiche del Growth Hacking all’Email Marketing e aiutare i brand nella produzione dei contenuti.