CREATIVITY

Il Pubblivoro: aggiungi uno spot a tavola


16.04.2018
Giampaolo Rossi

a cura di Giampaolo Rossi (Fabbrica di Lampadine)


C’è chi sostiene che la crisi ci abbia spinti a tornare a cucinare partendo dalle materie prime.

C’è chi pensa che la cucina sia diventata di moda grazie ai talent televisivi. C’è chi dice che per contrastare la complessità del mondo si vada verso la semplicità della tradizione.

Insomma, non sappiamo la vera ragione ma sicuramene da quasi 10 anni la cucina e il cucinare sono tornati di gran moda. Questo dopo quindici anni di cibi pronti e monoporzioni che permettevano di risparmiare tempo in quanto il cucinare, con l’aumento dei single e la riduzione delle famiglie del ‘mulino bianco’, sembrava fosse più una perdita di tempo che un piacere.

In questo scenario, promuovere prodotti per la tavola differenziandosi diventa sempre più difficile. La scelta segue per la maggior parte dei casi due filoni: celebrare dando enfasi al valore e ai valori del prodotto oppure prendersi poco sul serio lasciando spazio alla leggerezza e all’ironia.

Di seguito analizziamo tre esempi riusciti di questo secondo filone.

 

 

Partiamo con ‘Buona pasta non mente’ del Pastificio Garofalo, che gioca sul valore della verità, molto utile per costruire una immagine di brand fortemente legata alla fiducia del consumatore attraverso una situazione in cui, mangiando la pasta, si dice la verità. La scrittura dello spot è fatta molto bene, sia grazie all’escamotage della tipica ‘risposta non risposta’ dei figli alle domande dei genitori, sia attraverso la ‘cadenza d’inganno’, con la quale il padre riesce a uscire brillantemente da una situazione apparentemente spinosa.

Ottima l’idea di rappresentare i genitori con un figlio unico, rompendo la consuetudine pubblicitaria ma rappresentando meglio la realtà. Nella sua semplicità realizzativa è molto efficace.

 

 

Uno spot che rappresenta la modernità nel mangiare è quello Aia con ‘Cuochi d’Italia’, che arriva alla nuova e, probabilmente, migliore puntata del confronto tra due stili diversi.

Qui la contesa è rappresentata con lo stile delle interviste alternate a due ragazze sportive, una più sofisticata (pilates, attenzione alle etichette e alla conservazione dei cibi) e l’altra più sportiva (subacquea, aria aperta, praticità).

In comune il prodotto che, attraverso questa pubblicità, fa emergere la propria trasversalità, la molteplicità d’impiego che connette persone diverse.

Qui la musica e il montaggio danno un ritmo molto piacevole e il testo è realistico e non forzato, tanto che può sembrare un dialogo tra sorelle che si prendono in giro benevolmente, pur essendo convinte delle proprie posizioni.

 

 

Interpretazione completamente diversa della ‘leggerezza’ nella comunicazione da parte di Acqua Lete con lo spot ‘Vita da cellule’, che sceglie il tema del cinema d’animazione con le cellule che corrono a prendere i benefici dell’acqua con più calcio e meno sodio. Nella sua immediatezza trova la chiave giusta per rappresentare le caratteristiche tecniche del prodotto in maniera originale.

Il colpo di genio sta nel rappresentare visivamente il posto in cui le cellule trovano ristoro come nelle terme di Saturnia, associando l’acqua Lete a un beneficio fisico e a un concetto più esteso di benessere.