DIGITAL

Il 48% degli italiani contro i dispositivi connessi che controllano le loro attività


13.04.2018
Andrea Corti

Il mondo connesso e lo sviluppo dell’IOT pongono il tema della ‘fiducia’ nella relazione con i brand e con le istituzioni.

Ne ha parlato Andrea Corti, Client Partner Tech, Comms, Utilities – Kantar, Insights Division, intervenendo al Summit Chief IoT Officer, ospitato ieri in IoThings Milan, l’evento totalmente dedicato all’Iot e alla Digital Transformation of Things.

L’Italia è un paese sempre più connesso: passiamo quasi 5 ore al giorno sui device, ne possediamo in media 3 a testa e soprattutto li usiamo in contemporanea in almeno un quarto dei casi, secondo i risultati di Connected Life, lo studio globale di Kantar TNS.

“La connessione è dunque parte integrante della nostra vita: il 14% della popolazione connessa possiede ed utilizza i nuovi device wearable ed una percentuale molto simile usa il proprio Smartphone per monitorare il proprio stato di salute – ha commentato Corti.

“Sul tema Internet of Things, almeno a livello di dichiarato, emergono livelli di interesse molto elevati per la connessione in rete degli elettrodomestici ed anche per la possibilità di comandare vocalmente il televisore o le luci di casa. Il controllo vocale sembra sviluppare una forte soddisfazione per chi lo utilizza concretamente, tanto che si arriva a ‘voler bene’ al proprio voice assistant e a desiderare che diventi una persona reale”.

Per quanto riguarda la digitalizzazione e la robotizzazione dei servizi al Cliente il 62% degli intervistati si dice a proprio agio nell’interagire con sistemi automatizzati per i servizi di sportello più comuni e il 34% è aperto a modelli di customer care esclusivamente online.

Dove stanno allora le barriere? Si concentrano sul tema della fiducia e della gestione dei propri dati. Ad esempio, il 57% della popolazione connessa è preoccupato dalla quantità di dati a disposizione delle aziende, e addirittura il 48% dei consumatori in Italia (contro il il 43% nel mondo) si oppone a dispositivi connessi che controllano le loro attività, anche se ciò rende più facile la loro vita.

“Costruire #fiducia nel Brand e offrire uno scambio ‘fair’ al consumatore/cliente è la via più concreta per rinnovare la relazione, che poi come sempre, si attiva gradatamente: essere pazienti aiuta a costruire credibilità, step by step. Tra l’altro, bisogna prima comprendere cosa è percepito come ‘fair’ dal consumatore stesso (percezione a volte differente in categorie merceologiche diverse) e magari, perché no, offrire un reward anche ‘personalizzato’. Inoltre, le aziende devono imparare ad essere più ‘trasparenti’. A comunicare il fine per cui si richiede l’autorizzazione alla gestione dei dati e a rispettare le autorizzazioni. Purtroppo alcuni casi poco onesti hanno minato la reputazione a livello generale, generando diffidenza come sentiment diffuso, sostenuto anche dai recenti accadimenti che hanno coinvolto Facebook”, ha concluso Corti.