CREATIVITY

Quando gli spot strizzano l’occhio ai ‘nuovi’ consumatori


26.03.2018
Giampaolo Rossi

a cura di Giampaolo Rossi (Fabbrica di Lampadine)


Fiat per promuovere la Panda City Cross chiama come testimonial Fabio Rovazzi.

È molto difficile utilizzare personaggi che hanno raccolto milioni di click sui social per le pubblicità perché è come se ci fosse un tacito accordo tra i millennials per penalizzare gli youtubers, per definizione liberi e fuori dagli schemi, che vendono la loro ‘webanima’ al commercio.

In questo caso l’operazione riesce per due motivi.

 

 

Il primo è che Rovazzi, passato al successo con il video da oltre 150 milioni di visualizzazioni ‘Andiamo a Comandare’, è già uscito dalla rete per diventare un personaggio pubblico e poi per la realizzazione dello spot scritto con il ritmo e il linguaggio giusto senza cadere nella trappola del giovanilismo.

Lo spot infatti funziona molto bene con questo gioco che vede Rovazzi alternare la comunicazione con la ragazza dopo una probabile serata romantica e lo spettatore in una sorta di gioco schizofrenico che sembra proprio uscito da un video social.

Il testimonial recita molto bene interpretando se stesso con la giusta ironia, attraverso il sapiente cambio di volume per rendere esplicito il doppio canale di comunicazione.

Il numero di partecipanti all’evento del 29 marzo in Piazza XXV aprile a Milano quando Rovazzi insieme a un corteo di Panda gialle incontrerà il pubblico sarà la cartina tornasole del successo della scelta di questo testimonial.

Interessante anche la scelta di BMW che puntando sul servizio del noleggio sorprende lo spettatore promuovendo il ‘non comprare l’auto’. Questo gioco è declinato in maniera diversa per i due marchi del gruppo, riuscendo in entrambi i casi.

Per il marchio BMW la scelta è più classica. Lo spot rimane molto tradizionale in pieno stile della casa di Monaco.

 

 

La X1 che sfreccia in paesaggi bellissimi in movimento, volti sorridenti e voce confortante sono la firma di questa pubblicità, che trova la propria originalità proprio nell’interruzione del video con rumore da effetto cinematografico annunciato dalle parole ‘Perché comprarla?’.

Scelta molto diversa e sicuramente più innovativa per il servizio ‘Why Buy’ di Mini, che ci catapulta nel mondo delle televendite con protagonista lo stereotipo del teleimbonitore accompagnato dalla immancabile hostess. In questa divertente parodia con telefoni squillanti e numeri in sovraimpressione il presentatore declama i pregi del mezzo alzando i toni e urlacchiando.

 

 

La scelta creativa del ribaltamento, realizzato usando la televendita per non vendere, è il perno sul quale poggia il successo di questo spot.

La scrittura del testo, mai ripetitiva, permette di reggere il minuto e trenta di pubblicità senza stancare e senza correre il rischio di un’interruzione prematura del video. Le due scelte stilistiche del gruppo sono coerenti con le rispettive immagini dei brand e i rispettivi target di riferimento.