CREATIVITY

Lorenzo Sassoli de Bianchi: “Con il GDPR, dai big agli smart data per un consenso più responsabile”


23.03.2018
Lorenzo Sassoli de Bianchi

Il presidente di Upa conferma la stima di chiusura 2018 del mercato adv a +1% e auspica un nuovo Governo in tempi rapidi

di Valeria Zonca


Volendo vedere il ‘bicchiere mezzo pieno’ sarà un’opportunità per le aziende, vedendolo mezzo vuoto qualche minaccia c’è, a cominciare dagli alti costi che le imprese dovranno sostenere per adeguarsi all’entrata in vigore del GDPR (General Data Protection Regulation), atteso non senza patemi d’animo per il prossimo 25 maggio.

Un provvedimento che ha come campo di azione i dati personali e i dati sensibili e che coinvolgerà tutte le aziende che li raccolgono e li processano.

Ieri al Piccolo Teatro Grassi di Milano Upa, associazione delle aziende che investono in pubblicità, insieme allo studio legale FTCC, ha cercato di fare chiarezza sul tema con l’incontro aperto ‘GDPR, comunicazione e attività di marketing: cosa cambia davvero in Italia. Istruzioni per l’uso’.

A pochi giorni dallo scoppio del caso Facebook-Cambridge Analytica, l’evento ha posto l’accento su come potranno cambiare interi modelli di business.

Il confine tra gli obblighi in capo a chi raccoglie i dati e a chi li processa si affievolisce: le responsabilità con il GDPR vengono ripartite su entrambe le figure rafforzando gli effetti di un nuovo tipo di controllo.

Per le persone, GDPR significa sentirsi più protette e meno escluse né derubate”, ha introdotto il presidente di Upa Lorenzo Sassoli de Bianchi.

Ma il punto centrale è quello di capire se questo cambiamento rappresenta una minaccia o un’opportunità.

“La principale opportunità deriva dalla capacità delle aziende e degli operatori di acquisire e mantenere nel tempo un elevato livello di consenso dal lato dell’utente, profilandolo con meno dati, ma meglio, e creando una relazione di fiducia duratura nel rapporto con esso. La seconda nasce dalla capacità del mondo btb di concordare elevati standard di sicurezza anche in forma di partnership strategiche per ridurre i rischi e massimizzare l’economia di scala. La terza opportunità è la ricaduta sull’occupazione: la data protection costituirà una leva per la creazione di nuovi posti di lavoro qualificato in ambito digitale. Inoltre, un’epoca di grande perplessità sul rapporto tra esseri umani e macchine, con l’affermazione dell’intelligenza artificiale, la privacy può essere uno strumento per ‘umanizzare’ in qualche modo la quarta rivoluzione industriale”.

La sfida, in termini di costi, riflessi organizzativi e procedure è “enorme: da una parte si apre un nuovo contesto competitivo che offre agli operatori economici la possibilità di sfruttare il cambiamento, dall’altra si introduce un meccanismo di selezione molto severo che, oltre alla nascita di un nuovo mercato di dati responsabili, innescherà un processo di selezione naturale tra gli operatori economici. In conclusione, i dati sono necessari all’economia della società connessa, ma la fluidità non può prescindere dal diritto delle persone di scegliere ‘se, quando e come’”.

All’incontro di ieri hanno partecipato l’On Giovanna Bianchi Clerici, componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, gli avvocati dello Studio FTCC Paolina Testa, Pierluigi Cottafavi e Santina Parrello, Tommaso Giola, co-founder di Neodata Group, Corrado Pomodoro, associate partner di HSPI, Cinzia Gaeta e Alberto Vivaldelli, rispettivamente presidente della Commissione giuridica e responsabile digital di Upa.

‘Responsabilizzazione’ di chi tratta i dati è il principio cardine del Regolamento secondo Bianchi Clerici, che ha annunciato che il 20 marzo è stato approvato in via preliminare lo schema di Decreto legislativo di adeguamento normativo nazionale al GDPR che, con delega in scadenza il 21 maggio, dovrà tornare all’esame del Consiglio dei Ministri.

Anche il ruolo del Garante cambia: non sarà più di tipo autorizzativo, ma di vigilanza sul rispetto delle regole.

Le aziende di grandi dimensioni hanno già predisposto al loro interno un adattamento per la gestione di flussi informativi, come hanno testimoniato le case history di Ferrero, Heineken, Alitalia e P&G.

“Lo sforzo sarà significativo soprattutto per le PMI – ha sottolineato Sassoli a margine dell’evento -: dovranno valutare bene l’opzione di consorziarsi per dividere i costi. Il grande cambiamento che porta la GDPR è il passaggio dai big data agli smart data: anneghiamo in una montagna di dati che non utilizziamo, mentre ci serve un rapporto più diretto, consensuale e consapevole con le persone”.

Con il caso Fb-Analytica si è giunti alla fine “dell’età dell’innocenza”, è convinto il presidente di Upa, che senza fare demonizzazioni si aspetta chiarezza sul tema e sui provvedimenti che le società coinvolte adotteranno perché non si ripeta.

“La tecnologia dovrà evolvere per consentire alle persone di esprimere il consenso, così come dovranno evolvere i modelli di business per comprendere nella propria struttura di costo una qualche valorizzazione del consenso di chi permette di utilizzare i propri dati, tramite sconti, promozioni e non escludo denaro”.

Con l’occasione il presidente di Upa ha parlato anche del mercato “che nel 2018 sta risentendo di un calo di consumi nel primo trimestre 2018 tra il 2 e il 3%, mentre crescono i risparmi degli italiani. L’economia è in crescita per motivi esogeni e perché esportiamo. Nonostante ciò, la stima di una chiusura del mercato degli investimenti a +1% è per ora confermata. Auspichiamo però che si arrivi alla formazione di un Governo in tempi brevi, non averlo crea insicurezza”, ha concluso Sassoli.