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La nuova web tax scende dal 6% al 3% ma non si applicherà all’e-commerce


20.12.2017

La web tax cambia. La commissione Bilancio della Camera ha approvato, nella notte tra lunedì 18 e martedì 19 dicembre, l’emendamento al ddl bilancio presentato dal relatore Francesco Boccia (PD).

Le modifiche introdotte dovrebbero consentire di far incassare all’erario un gettito maggiore rispetto alla prima versione (190 milioni di euro contro 114 milioni), con un’aliquota inferiore (3% contro il 6%) perché si allarga la base imponibile. Il tributo non si applicherà alle aziende di e-commerce (come Amazon).

Le web company interessate dal prelievo saranno, infatti, quelle che erogano prestazioni di servizi: pubblicità (come Google e Facebook), ma anche musica o contenuti in streaming (come Spotify o Netflix).

All’interno del provvedimento approvato in commissione è prevista anche una misura ‘salva’ pmi e start up, nel senso che l’obbligo di versamento delle imposte scatterà quando in un anno solare sono state effettuate almeno 3.000 transazioni digitali. Scompare il limite relativo al valore delle compravendite, che la prima versione fissava ad almeno 1,5 milioni di euro.

La base imponibile, si legge nella relazione tecnica, è stata valutata in 6,34 miliardi, tre volte quella (oltre 2 miliardi) della pubblicità online, in trend di crescita medio dell’8%.

Alla pubblicità vanno infatti aggiunti gli altri servizi, che andranno individuati con un decreto del Tesoro entro aprile, compresi data analytics, cloud computing e sistemi di integrazione Ict.

Sparisce anche il cosiddetto ‘spesometro digitale’, l’obbligo per professionisti e imprese che acquistano sul web servizi digitali di segnalare tali operazioni all’Agenzia delle Entrate.

L’entrata in vigore della nuova norma è prevista per il 1° gennaio 2019.