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Trust Indicators: anche GEDI tra i primi utilizzatori


17.11.2017
Massimo Russo

L’agenzia stampa tedesca dpa, The Economist, The Globe and Mail, The Independent Journal Review, Mic, La Repubblica e La Stampa, il Trinity Mirror e il Washington Post sono le testate che inizieranno ad usare i Trust Indicators questo mese: in un momento in cui la fiducia dei lettori nelle news è sempre più in declino in gran parte del mondo, l’industria dell’informazione sta infatti lanciando un nuovo standard basato sulla trasparenza per aiutare le persone a valutare con facilità la qualità e l’affidabilità della produzione giornalistica.

I Trust Indicators sono dei parametri che fanno luce sui principi etici, sul background dei giornalisti e come questi svolgono il loro lavoro: questi indicatori, ideati dagli esperti di più di 75 aziende di news del ‘non-partisan’ Trust Project, mostrano anche che tipo di informazione le persone stanno leggendo – news, opinioni, analisi o pubblicità.

Ogni indicatore è segnalato nell’articolo o nel sito, e consente alla prima piattaforma con linguaggio tecnico standardizzato digitale di avere più informazioni su qualità e competenza del lavoro giornalistico. Google, Facebook e Bing hanno accettato di usare gli indicatori e stanno adoperandosi per rafforzarne l’uso a favore di un giornalismo di qualità.

Il Trust Project è diretto dalla più volte premiata giornalista Sally Lehrman del Markkula Center for Applied Ethics presso la Santa Clara University. Un consorzio internazionale di agenzie di news sta inoltre partecipando al Trust Project.

“Nel mondo digitalizzato e connesso di oggi, è quanto mai difficile capire cosa sia classificabile come report accurato o pubblicità o disinformazione – afferma Lehrman -. Un pubblico sempre più scettico vuole riconoscere competenza, lavoro e principi etici che stanno dietro al racconto. I Trust Indicators forniscono ai lettori gli strumenti per valutare se le notizie provengano da una fonte affidabile sulla quale poter fare affidamento”.

Massimo Russo, direttore generale di GEDI Digital, commenta: “Siamo fieri di far parte fin dall’inizio del progetto con La Repubblica e La Stampa. Ripristinare e rafforzare la relazione di fiducia con i lettori è essenziale per dare efficacia al nostro giornalismo. Rendere gli indicatori visibili non solo agli utenti ma anche in linguaggio machina, leggibile per le grandi piattaforme digitali, ci consentirà di aiutare i motori di ricerca e i social network a riconoscere e a mettere in evidenza un giornalismo di qualità”.