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L’inclusività è la nuova viralità


31.10.2017

Per “diversità” s’intende una vasta gamma di background (come cittadinanza o etnia), caratteristiche fisiche (come colore della pelle, età o corporatura), abilità (fisiche e intellettuali), espressioni o identità di genere, orientamenti sessuali, e culture.

In questo senso, il desiderio di vedere comunicazioni commerciali più inclusive, dove la diversità non sia rappresentata come un ostacolo, né nascosta, accomuna tutto il mondo industrializzato.

I concetti di trasparenza e di sostenibilità – economica e ambientale – appaiono ancora più internazionali: in quasi tutto il mondo, infatti, influenzano la scelta di sostenere o meno un brand.

Lo rivela il report Nielsen Women & Diversity che raccoglie le opinioni riguardo al tema della diversità e della sua rappresentazione nelle pubblicità e sulle confezioni dei prodotti e al ruolo della donna sia all’interno della famiglia che sul luogo di lavoro.

Il primo dato interessante riguarda la percentuale di persone favorevoli a pubblicità e packaging che mostrino famiglie moderne e/o non tradizionali (genitori single, genitori multietnici, genitori dello stesso sesso, etc.): la media europea è 32%, mentre in Italia è 38%. Inoltre, il 31% degli intervistati italiani afferma che vorrebbe vedere più persone con orientamenti sessuali e identità di sesso diverse (lesbiche, omosessuali, bisessuali, transgender, etc.).

Da un’analisi più approfondita delle medie italiane, però, emergono alcune differenze generazionali.

Innanzitutto, i più giovani confermano di essere i più aperti in fatto di identità di genere, relazioni e sessualità: nel 43% dei casi i teenager della Gen Z si dichiarano favorevoli alle comunicazioni commerciali mostranti famiglie moderne e/o non tradizionali, nonché persone con orientamenti sessuali e identità di sesso diverse.

I millennial condividono questa opinione nel 34% (orientamenti) e nel 37% (famiglie) dei casi. I giovanissimi sono anche i più aperti alle pubblicità inclusive di persone con background, culture ed etnie diverse (favorevoli nel 43% dei casi), contro il 38% dei millennial, il 37% dei quarantenni della Gen X e l’imprevisto 42% dei baby boomer.

I teenager appaiono invece meno sensibili al problema dell’imposizione di determinati canoni estetici: solo il 36%, infatti, afferma di voler vedere più persone con corporature diverse in pubblicità, contro il 41% dei millennial, il 40% dei quarantenni e il 41% dei baby boomer.

I baby boomer sono la fascia più attenta al tema della senilità (il 45% vorrebbe vedere rappresentate anche persone più anziane) e della disabilità (il 42% vorrebbe vedere rappresentate persone diversamente abili). Millennial e Gen Z sono invece molto meno interessate alla rappresentazione di queste ultime due “minoranze”.

A questo generale desiderio di inclusività si aggiunge la crescente simpatia nei confronti di aziende e prodotti sostenibili e trasparenti.

Lo studio Nielsen Women & Diversity evidenzia infatti la propensione degli intervistati italiani ad acquistare prodotti ecologici – i.e. il 70% afferma di essere influenzato dall’eco-sostenibilità del prodotto – o commercializzati da aziende che supportano cause ambientali (70%) e che sostengono l’economia locale (72%).

La scelta di un prodotto è anche influenzata dal fatto che l’azienda adotti pratiche commerciali eque e operi in modo trasparente (69%) e promuova cause sociali (68%).

Le rappresentazioni della diversità in pubblicità, invece, per quanto apprezzate dai consumatori, influenzano davvero gli acquisti solo nel 47% dei casi.

La ricerca di creatività prorompente e di idee particolari per le proprie pubblicità, quindi, deve andare di pari passo con la responsabilità sociale e l’inclusività!