CREATIVITY

Milano stoppa la LAV. Sergio Spaccavento: “Una censura che nasconde il problema”


23.10.2017

di Andrea Crocioni


“All’ufficio affissioni del Comune di Milano i manifesti prodotti dalla LAV in occasione della nuova campagna #BASTASPARARE, per l’abolizione della caccia, proprio non sono piaciuti. I primi piani di una volpe, un uccello e un cervo adagiati esanimi sull’erba, senza ferite né sangue evidenti, sono stati giudicati ‘fortemente evocativi del tema della morte’ e per questo messi al bando”.

Con queste parole la Lega Anti Vivisezione ha stigmatizzato la decisione di Palazzo Marino di non autorizzare le affissioni realizzate dall’agenzia Conversion in occasione delle giornate di mobilitazione contro la caccia del 21 e 22 ottobre.

“Paradossale – ha scritto LAV in una lettera aperta – il motivo per cui le affissioni sono state negate. Secondo l’ufficio preposto del Comune di Milano, infatti, la mancata concessione dell’autorizzazione, è da individuare nella ‘garanzia e tutela verso tutti quei cittadini particolarmente sensibili e che scelgono di non prendere parte alla caccia’”.

Inutile dire che il diniego da parte della municipalità meneghina ha finto con il far diventare questa campagna un caso.

“Siamo partiti da un brief che ci poneva di fronte a una sfida: raccontare che la caccia è sbagliata e che non è giusto che sia ancora praticata”, racconta a Today Pubblicità Italia l’executive creative director dell’agenzia Sergio Spaccavento.

“Difficile – continua – veicolare un messaggio di questo tipo in modo efficace, soprattutto perché si tratta di una pratica molto radicata in certe zone del Paese. Così abbiamo deciso di creare un cortocircuito, mostrando la caccia per quello che è. L’insight è molto forte: i cacciatori spesso si considerano amici della natura, i guardiani del bosco che contribuiscono a proteggere l’ecosistema, mentre in realtà uccidono gli animali. Da qui l’idea di mostrare le citazioni reali di veri sostenitori della caccia, prese in rete, associandole alle immagini di animali morti, per mostrare una palese contraddizione”.

Le affissioni sono solo una parte di una più articolata campagna integrata, ma Spaccavento non nasconde l’amarezza per la decisione del Comune di Milano: “I manifesti sono stati bloccati solo nel capoluogo lombardo. Le immagini colpiscono, ma non sono splatter e credo che la censura della morte in quanto tale sia esagerata. Abbiamo voluto mostrare la caccia per quello che è, raccontare la verità, senza offendere nessuno. Questa è una campagna che ha bisogno di tempo per smuovere le coscienze. Siamo di fronte a una battaglia che si vince solo con l’educazione. Per tale motivo credo che questa censura sia diseducativa, una decisione che nasconde il problema, nascondendo la vera violenza”.

Lo stop dei manifesti, in ogni caso, non ha scoraggiato LAV che nei giorni scorsi ha cavalcato l’onda.

“Se il comunicatore ritiene di aver agito nel giusto, rispettando i principi dello Iap, l’unica risposta a una decisione di questo tipo è non stare zitti – sottolinea il direttore creativo di Conversion -. Una crisi deve essere gestita, parlando a viso aperto, utilizzando i mezzi corretti per creare conversazione suk tema e in queste situazioni la velocità del digitale è preziosa. Grazie ai social e a una buona attività di ufficio stampa si arriva ad amplicare la notizia, ma non servono prese di posizione fini a se stesse, si deve mantenere l’apertura e tutto deve essere orientato a favorire il dialogo”.