MEDIA

K.Media, primo trimestre 2017 stabile con il digitale in forte aumento


31.05.2017
Bernard Kedzierski

Il ceo Bernard Kedzierski: “L’industria del design è diventata molto dinamica e investe vigorosamente sui media internazionali, mentre latita il settore del turismo. L’Enit, la cui funzione sarebbe quella di promuovere il Belpaese all’estero, non investe nulla da diversi anni”

di Claudia Cassino

La concessionaria di stampa estera K.Media, guidata dal ceo Bernard Kedzierski, ha archiviato un  2016 stabile rispetto al 2015 (-0,15%), con un primo trimestre 2017 in linea rispetto a quello dello scorso anno. “L’andamento per quest’anno è nuovamente stabile globalmente – spiega Kedzierski – mentre si percepisce un certo calo degli investimenti sul print rispetto al digitale, in forte aumento, che consente di mantenere il fatturato globale a livelli sostanzialmente identici”.

Quante e quali testate avete in concessione? Ci sono stati nuovi ingressi?

Rappresentiamo 25 editori da 15 Paesi, compresi i pan- regionali (riviste distribuite su più Paesi, come Departures International) per un totale di 172 testate. Le testate di recente acquisizione nel nostro portafoglio sono The Economist, da settembre dell’anno scorso, e i quotidiani della Svizzera francese La Tribune de Geneve e Le Matin con il suo supplemento lifestyle Encore. E ci sono nuovi editori in arrivo, di cui ancora non possiamo comunicare i nomi.

Qual è il trend degli investimenti delle aziende italiane su stampa estera secondo il vostro osservatorio?

Il trend mostra una diminuzione degli investimenti sulla stampa (in termini di testate pianificate, di frequenza o di mercati), mentre aumentano gli investimenti sul digitale (sia in campagne tradizionali, sia in campagne data o programmatic). Notiamo anche da circa due stagioni una forte richiesta sui supplementi lifestyle dei quotidiani di qualità (come M di Le Monde e Die ZEIT Magazin, per esempio). I mercati sono sostanzialmente stabili, anche se è troppo presto per valutare se un mercato va meglio o peggio di un altro, a eccezione della Russia. I tre editori che rappresentiamo in questo mercato (InStyle Russia, RBC e Departures edizione russa) hanno registrato a fine aprile ordini per quasi l’equivalente di tutto il 2016. Questo trend potrebbe significare una ripresa dei consumi di lusso in Russia, con il lento decollo dei consumi nelle province, fuori da Mosca e San Pietroburgo per intenderci. In generale notiamo una certa lentezza da parte dei grandi investitori del lusso, compensata da investitori minori e molto dinamici all’internazionale nel settore accessori, streetwear, sportswear, calzature e moda uomo.

Quali sono i principali settori di investimento?

L’industria del design è diventata molto dinamica e investe vigorosamente sui media esteri, prediligendo i supplementi lifestyle dei grandi quotidiani di qualità nei mercati di riferimento (Francia, Germania, Benelux, Usa). È un trend molto interessante che consente a questi utenti di passare progressivamente da strategie BtoB a strategie per raggiungere l’utente finale. C’è da notare inoltre la continua latitanza del settore turistico, anche a livello regionale e pubblico: per esempio un ente come l’Enit, la cui funzione sarebbe quella di promuovere il Belpaese all’estero, non investe nulla sui media esteri da diversi anni. In confronto gli altri Paesi concorrenti (Spagna, Grecia, Francia, per citarne solo alcuni) investono budget importanti e regolari sui media internazionali.

Qual è la vostra offerta in ambito digital?

La nostra offerta digitale rispecchia quella del print, con forse una omogeneità ancora maggiore sulla qualità delle singole offerte: in effetti rappresentiamo alcune delle realtà digitali di maggiore successo in Francia, Germania, Uk, Usa e Russia che sono i mercati dove i clienti italiani investono maggiormente nel digitale.

A Milano, durante la Design Week dello scorso aprile, avete organizzato un evento dedicato ai supplementi design di M Le Magazine du Monde e Zeit Magazin: siete soddisfatti del risultato raggiunto? 

L’evento che abbiamo organizzato, con l’eccellente collaborazione della So Sweet PR, è stato un grande successo, e questo per diversi motivi: è stata una sfida organizzare un evento dedicato a due editori di due Paesi e di due culture diverse, anche se i direttori delle testate si conoscevano già e condividono alcuni valori importanti. Ambedue le testate sono molto prestigiose e molto rispettate nell’ambito del lusso e della moda italiana, però volevamo rinforzare la loro credibilità presso le aziende del design, che considerano il mercato francese e quello tedesco come delle priorità. Avevano anche deciso di pubblicare un numero dedicato al design italiano e al rinascimento culturale e architettonico di Milano. Quindi l’obiettivo era molto ambizioso e l’evento doveva anche spiccare in modo forte durante la prima serata della Design Week con un tono diverso, ma nel rispetto dello stile delle due testate: colto, all’avanguardia, elegante ma non superficiale, bello ma non pretenzioso. Di sostanza insomma. Ebbene mi è sembrato che gli editori e soprattutto gli ospiti di questa serata (circa 400 persone) abbiano gradito e colto il messaggio.