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Marchionne, Recchi e Descalzi i top manager con la migliore web reputation


06.07.2016
Sergio Marchionne

In progressivo declino Francesco Starace dopo il suo intervento alla Luiss  

Sergio Marchionne, ad di Fiat Chrysler Automobiles e Ferrari, anche nel periodo maggio-giugno si conferma in testa alla classifica di Reputation Manager, principale istituto italiano nell’analisi e misurazione della reputazione online dei brand e delle figure di rilievo pubblico, con un punteggio di 77,5 su 100 – in crescita di 2,09 punti.

Al secondo posto stabile il presidente di Telecom Giuseppe Recchi con 63,9 punti. Claudio Descalzi guadagna il terzo posto con un punteggio di 62,9 e un incremento di ben 5 punti e due posizioni rispetto al periodo precedente. Il manager nell’ultimo periodo è in prima linea sul tema della sostenibilità, in particolare per quanto riguarda il lancio del piano per le energie rinnovabili e l’incontro con il premier della Libia dove Eni intende promuovere stabilità e sviluppo. Al quarto posto l’editore Urbano Cairo con 61,5 punti.  Francesco Starace, con 45,5 continua a perdere posizioni rischiando di uscire dalla top 15.

“L’ad di Enel paga ancora i commenti negativi scaturiti dopo il suo intervento alla Luiss – spiega Andrea Barchiesi, ceo di Reputation Manager – le critiche sono infatti continuate anche nell’ultimo mese con nuovi contenuti che riprendono criticamente la vicenda, a cui si aggiungono ulteriori lesività relative alla multa inflitta da Antitrust ad Enel per pratiche scorrette oltre a una questione internazionale riguardante le condizioni di alcuni lavoratori”.

Flavio Cattaneo, ad di Telecom Italia, si piazza al settimo posto guadagnando due posizioni. John Elkann scende dal terzo al quinto posto, con 58,2 punti, a causa di alcuni articoli dal tono negativo sul club Bildelberg in cui viene citato tra i partecipanti all’ultima riunione di giugno 2016. Marco Tronchetti Provera perde sei posizioni e scende al sedicesimo posto con 45,4 punti, a causa soprattutto del recente giudizio della seconda sezione della Corte di Cassazione che lo vede implicato attivamente nell’affare dei cosiddetti dossier illeciti Telecom, durante la battaglia per il controllo di Brasil Telecom.