CREATIVITY

Harvey Weinstein racconta lo storytelling al di là del grande schermo


27.06.2016
Harvey Weinstein e Maurice Lévy

di Andrea Crocioni


Gli schermi sono sempre più piccoli, ma le idee devono restare grandi. E’ questo il messaggio lanciato alla platea del Festival Internazionale della Creatività da Harvey Weinstein, produttore cinematografico statunitense, co-fondatore col fratello Bob della Miramax, ceduta a The Walt Disney Company negli anni ’90, e ora alla guida di The Weinstein Company. Con ottantadue premi Oscar nel palmares, Weinstein è considerato uno dei grandi ‘visionari’ del cinema americano contemporaneo.

Ha messo la firma su produzioni del calibro di Pulp Fiction, Will Hunting, The Artist, Inglourious Basterds, Gangs of New York, ma è anche artefice del successo internazionale de La Vita è bella di Roberto Benigni. Oggi, con la sua The Weinstein Company, è attivo anche sul fronte dell’entertainment televisivo.

Il produttore, ospite di Maurice Lévy, è intervenuto venerdì scorso all’incontro ‘Beyond the Big Screen: The Future of storytelling in Hollywood’. La conversazione con il capo del Gruppo Publicis è stata l’occasione per discutere, partendo naturalmente dalla Settima arte, dell’evoluzione del mercato dei contenuti. Un modello le cui regole sono state rivoluzionate da nuovi protagonisti come Netflix e Amazon. “Hanno migliorato la televisione immensamente, sono realtà estremamente innovative, hanno rotto gli schemi perché hanno avuto il coraggio di creare contenuti per audience più piccole”, ha detto Weinstein.

E ha continuato: “Sono convinto che molto presto entreranno nel business dei contenuti anche Google e Apple”. Secondo Weinstein il futuro della televisione è tutto da costruire. Il produttore se la immagina sempre più “event-oriented” e con serie televisive destinate a diventare “bigger, bigger, bigger”.

Anche se per il successo di un prodotto di intrattenimento non esistono formule matematiche. “Non usiamo i big data per prendere decisioni, ma la pancia”, ha detto sorridendo.

Questione di istinto, dunque, ma anche di capacità di guardare ai propri obiettivi scommettendo sul futuro. Questo significa anche puntare su nuove forme storytelling. In questo scenario, dunque, il ‘modello’ Hollywood necessità di una trasformazione. Questo anche se il cinema resta un palcoscenico straordinario per i brand. Nell’era del multi-screen, dunque, il grande schermo è ancora in grado di ispirare. Un’opportunità per i ‘Mad man’. Ma attenzione: il ponte fra contenuto artistico e brand funziona, ma si fonda su un equilibrio delicato.

“Se un product placement appare più di tre volte in un film è troppo – ha affermato Weinstein -. Ma se Bradley Cooper ordina una Grey Goose non è certo un male per la pellicola”. E ha aggiunto: “Per lavorare con Hollywood la pubblicità deve essere sottile, ricca di sfumature”.

E se lo dice il re Mida del cinema indipendente americano c’è da credergli.