CREATIVITY

Vicky Gitto: “Adci aperto alla qualità. I privé non sono di moda dagli Anni ’80”


01.03.2016
Vicky Gitto

di Andrea Crocioni


Nessuna sorpresa: Vicky Gitto sarà il presidente dell’Art Directors Club Italiano per il prossimo trienno. A decretarlo l’Assemblea dei Soci che si è tenuta a Milano sabato scorso per il rinnovo delle cariche sociali del Consiglio Direttivo e il resoconto delle attività svolte nel 2015.

Dopo il breve interim di Nicola Lampugnani, dunque, il presidente e Chief creative officer del Gruppo Y&R/VML succede a Massimo Guastini, restato alla guida dell’Adci nell’ultimo lustro (mai nessuno prima di lui aveva mantenuto l’incarico così a lungo) e dimessosi all’inizio dell’anno

. Dal suo predecessore Gitto ‘eredita’ anche il Consiglio, a cui i soci hanno rinnovato la fiducia. Come Vice Presidente è confermato Lampugnani. I consiglieri sono: Massimiliano Maria Longo, Matteo Maggiore, Gabriele Cucinella, Karim Bartoletti, Mauro Manieri e la new entry Stefania Siani che subentra a Francesco Guerrera. Segretario è Caroline Yvonne Schaper. Sono stati selezionati come probiviri: Massimo Guastini, Roberto Scotti e Gianguido Saveri. Proboviro Supplente è Valerio Le Moli.

“Sono rimasto sorpreso del sostegno ricevuto, totale, al di là di qualsiasi aspettativa. Professionalmente l’ho trovato un grande attestato di fiducia nei miei confronti”, ha commentato Gitto. Un consenso talmente ampio che ha scoraggiato eventuali controcandidature.

“Sento grande energia – ha continuato -. Ho totale fiducia in questo Consiglio al cui interno convivono professionisti di diversa estrazione e sono molto soddisfatto anche di come è avvenuto il passaggio di consegne con Massimo Guastini che in questi anni ha fatto un grande lavoro”.

Ora si riparte dal manifesto programmatico che Gitto ha sintetizzato in dieci punti. Si va dallo studio di una brand strategy per l’Adci alla creazione dei local  ambassador, ovvero delegati nelle varie città italiane che facciano da collettori di richieste e si facciano promotori a livello locale delle attività dell’associazione. Altra figura nuova è quella dell’art ambassador, soci che si assumano  la responsabilità di attivare mostre, presentazioni, lanci, dibattiti, concerti, conferenze, workshop su musica, arte, libri, fotografia, regia, tecnologia e innovazione. Il programma prevede anche l’inizio di una collaborazione sulla pr strategy a tre anni e lo studio di un format e contenuti video dedicati alla comunicazione da veicolare sui canali del Club. Uno dei punti più qualificanti del programma del neo presidente è l’apertura a più tipologie di professionisti:  planners, fotografi, illustratori, scenografi, designer, stilisti, registi (adv/cinema/tv).

“Un’apertura che io intendo più in termini qualitativi che quantitativi – ha detto Gitto -. Viviamo in un’epoca di condivisione e democratizzazione. Purtroppo qualcuno non si è accorto che i privé non sono più di moda dagli Anni ‘80 e che la rilevanza professionale te la dà il mercato”.

Un’altra sfida è l’implementazione delle quote rosa: “In questo senso è significativo l’ingresso in Consiglio di Stefania Siani. Ma è solo il primo passo”.

Poi c’è naturalmente la volontà di consolidare le relazioni con enti e istituzioni. Un altro obiettivo è di identificare un tema dell’anno sul quale l’Adci possa svolgere un ruolo rilevante con il contributo professionale dei propri soci. Sempre nell’ottica di un consolidamento del brand del Club, Gitto prevede un’intensificazione dei rapporti con i media con una strategia tesa al risveglio e alla qualificazione della industry della comunicazione.

Dieci punti che si possono sintetizzare nella volontà di affrontare un percorso che dia all’Adci un posizionamento chiaro e autorevole, capace di oltrepassare i pericolosi limiti dell’autoreferenzialità, fisiologicamente sempre in agguato.