MEDIA

Urbano Cairo: “Serve una riforma del sistema televisivo, il Governo non ha fatto nulla”


16.02.2016
Urbano Cairo

di Valeria Zonca


“Credo che vada ripensato l’assetto dell’intero settore televisivo perché è uno scandalo che una sola azienda, cioè la Rai, riesca ad avere con il canone in bolletta qualcosa come 300 milioni di euro in più che provengono dal recupero dell’evasione, che è un’operazione sacrosanta, ma mi aspettavo qualcosa dal Governo che invece non ha fatto nulla”. A dirlo è stato Urbano Cairo, a margine della presentazione della 17esima edizione del Premio Cairo, che si è svolta ieri a Milano, rincarando la dose di una posizione già espressa precedentemente.

“Soprattutto dopo 8 anni di vacche magre, nei quali il mercato della pubblicità  ha perso complessivamente il 35% con la tv a -33% e la stampa  a-60%, non è giusto che ci sia un player, unico soggetto in Italia, che sia agevolato, tanto più che negli ultimi 4 anni la Rai ha fatto dumping a livello di prezzi – ha proseguito Cairo -. Se qualcuno avesse pensato una riforma del genere per fare del male a tutti gli altri, in maniera molto attenta,  non l’avrebbe fatta così bene. In questo modo, sono danneggiati tutti gli altri competitor ma non solo gli editori televisivi ma anche quelli della stampa quotidiana e periodica e della radio”. L’imprenditore prende a esempio gli altri Paesi europei.

“Non a caso in Spagna le cose vanno un po’ meglio per alcuni media perché la tv pubblica spagnola non ha la pubblicità, così come la BBC inglese, mentre in Germania e in Francia viene esclusa l’appetibile fascia del prime time. Oltretutto, in UK si parla della nuova convenzione tra la BBC e lo Stato da due anni, con una consultazione pubblica in cui c’è un contributo di tante voci che dicono che cosa sia il servizio pubblico. Viceversa in Italia non se ne è ancora parlato e non è possibile che il servizio pubblico lo definisca la Rai stessa e non il Governo”.

Cairo è convinto che molte delle trasmissioni de La7 facciano servizio pubblico: il Tg di MentanaOtto e mezzo della GruberDiMartedì di Floris e anche Crozza è assimilabile al Festival di Sanremo o a Panariello.

“Credo che ci voglia più attenzione: in Svizzera il 5% delle risorse pubbliche viene dato alle reti cantonali che fanno servizio pubblico. In Germania la tv pubblica ha limitazioni molto forti sull’online perché avrebbe dei vantaggi  forti rispetto ai piccoli editori online e quindi li metterebbe in condizioni di inferiorità e di concorrenza sleale. Non a caso, negli ultimi 4 anni, in Italia la pubblicità costa, a causa del dumping della Rai, il 38% in meno per costo grp, vale a dire la metà che in Germania o in UK”. Sull’eventuale intenzione di acquistare nuove azioni di Rcs, Cairo conferma di rimanere a quota 4,6%.

“Non sono un investitore ‘mordi e fuggi’ e come tale non faccio i conti settimana per settimana. Non ho mai venduto nemmeno un’azione di Cairo Communication, che è una mia azienda. Tutti i titoli hanno avuto dei deprezzamenti notevoli non solo in Italia ma anche all’estero. Anche Rizzoli ha pagato il prezzo. Riguardo al nuovo piano industriale di Rcs, ritengo che i primi 100 giorni siano fondamentali per definire la direzione, dal momento che non sono ancora passati non commento:  è giusto lasciar lavorare il nuovo management. Sono invece contento che Ferruccio de Bortoli tornerà a firmare da maggio per il quotidiano di via Solferino perché è stato un grande direttore”.

Sul caso dell’Independent passato totalmente all’edizione digitale, Cairo ha dichiarato che “nel momento in cui si passa solo al digitale ‘si alza bandiera bianca’, perché c’è un numero importante di persone che comprano il cartaceo, quindi con l’online si taglierebbe fuori una parte di lettori. Inoltre, la raccolta di pubblicità online non compensa le perdite sul cartaceo: per ogni 100 lire perse sulla carta i ricavi digitali sono pari al 10%. Il paywall è un’idea da perseguire”.

Infine, sulla possibilità di acquisto di Banzai o di testate del Gruppo Lagardère, Cairo si è detto non interessato. “Io le testate le lancio ex novo, ma se ci saranno opportunità per acquistare ci penserò”.

Per quanto riguarda la raccolta adv “gli ultimi tre mesi, da dicembre, sono stati positivi e credo che globalmente potremmo fare meglio del +3% previsto – ha dichiarato il presidente di Cairo Editore -, ma non si può parlare di fine della crisi. Io incrocio le dita, ma noi dobbiamo recuperare tanto: in Italia il PIL è sotto del 10% dal 2008, mentre Francia e Germania hanno recuperato tutto quello che hanno perso, ma anche la Spagna è più avanti di noi ed è cresciuta del 3%. Con il PIL così basso, è chiaro che la pubblicità ha stentato e continua a stentare. Gennaio non è andato bene per gli ascolti ma possiamo recuperare con il ritorno di Crozza e con l’avvio del nuovo talent comico Eccezzziunale veramente. Stiamo anche lavorando sul palinsesto del pomeriggio: la tv è fatta di abitudine il che significa avere tempo  e pazienza che queste abitudini si formino. Per esempio L’aria che tira che oggi supera il 5% ha navigato tra il 2 e il 3% per molto tempo. Anche Floris è partito al 3,5%  e poi ha raggiunto e superato il 6%, quindi il tempo è fondamentale”.

Intanto, il Premio Cairo è giunto alla 17esimaedizione e le prossime tre si terranno nella sede del Palazzo Reale di Milano grazie alla collaborazione con il Comune di Milano. L’iniziativa, nata nel 2000, seleziona ogni anno tramite la redazione della rivista Arte 20 talenti italiani under 40 ed è un trampolino di lancio che nel corso della sua esistenza ha visto la partecipazione di 305 artisti, 36 dei quali hanno esposto alla Biennale di Venezia. Nel 2016 il premio si terrà dal 10 al 13 novembre.