CREATIVITY

Zero Studios, obiettivo di 1 milione di euro di revenue per il primo anno


25.06.2015

di Valeria Zonca


“Nel momento in cui ho raggiunto i miei vecchi amici Marco Ferrari e Marco Franciosa all’interno di Next 14, (la holding che raggruppa diverse iniziative focalizzate su data-driven marketing & advertising di cui fa parte Zero Studios, ndr), per tornare a fare start-up insieme dopo tanti anni di multinazionale, ero convinto di potermi scordare almeno per qualche mese di business plan, budget, revised, etc. In realtà, il progetto Next 14 è già abbastanza strutturato e quindi Zero Studios dovrà portare il suo contributo con almeno 1 milione di ero di revenue il primo anno, focalizzandosi su pochi, ma buoni progetti”.

Questi gli obiettivi raccontati a Today Pubblicità Italia da Matteo Scortegagna (nella foto), che dallo scorso marzo ha raggiunto come ceo e co-founder la società Zero Studios, che opera nel  mercato dei contenuti audiovisivi di marca: brand entertainment, content marketing, native advertising.  Dopo aver collaborato con LiquidThread al lancio di ‘Tutti cantano Chanteclair’, web serie ospitata dal 22 giugno in un canale editoriale dedicato presente su Dplay, la nuova piattaforma video web di Discovery, “un’interessante sinergia tra una campagna tradizionale offline e le attività online, molto incentrata sui dati”, spiega il ceo, la struttura sta lavorando a un altro progetto ancora top secret. “Si tratta di una web series davvero ambiziosa per il mercato locale, che ha come protagonista uno degli artisti italiani più conosciuti e vede il coinvolgimento di una pluralità di marche”.

Zero Studios si distingue nel mercato perché vuole introdurre un approccio distributivo multicanale con sofisticate capacità di targeting nel mercato del brand entertainment, un settore in forte crescita, ma ancora immaturo nell’offrire alle aziende risultati misurabili. “Venendo dal mondo televisivo classico, la cosa che mi ha più colpito in questa nuova sfida è il fatto che spesso molte brand hanno idee più chiare e definite su  posizionamento e identità rispetto a tanti editori televisivi di mestiere – spiega il manager -. Per quanto riguarda i dati, rappresentano la vera sfida di Zero. Siamo convinti che solo affiancando alla forza dei contenuti la giusta strategia distributiva e utilizzando le capacità di targeting delle nostre piattaforme per offrire risultati misurabili, il branded entertainment uscirà dall’infanzia della sperimentazione per trasformarsi in un mercato maturo”.

Relativamente ai mezzi su cui declinare uno storytelling, secondo Scortegagna “la tv rimane un ‘cannone’ e anche quando si esce dalle ‘generaliste’ si finisce comunque sempre a lavorare su target larghi e inclusivi. Quello che più stimola sulle piattaforme digitali, soprattutto lavorando su cluster di audience specifici, è poter invece ‘stringere’ le proposte creative, focalizzandoci su nicchie precise e utilizzando linguaggi e stili che non potrebbero trovare spazio sulla televisione lineare. Utilizzare i canali digitali per le operazioni di branded entertainment permette alle aziende di lavorare sulla costruzione dei valori di marca (equity e awareness) con maggiore flessibilità rispetto alle campagne tradizionali, riscontrando i risultati e affinando obiettivi e strumenti in un continuo ‘learning by doing’ che sta sviluppando i primi risultati, se consideriamo che le marche attive sul fronte del branded entertainment guadagnano sul totale popolazione quasi un 2% in più di brand familiarity e brand trust”.