CREATIVITY

Il ‘Design Thinking’ è il modo migliore di fare innovazione


18.06.2015

La creativa: “In Italia, il design è una delle industrie che ha saputo internazionalizzarsi e aprirsi a contributi esterni”

di Valeria Zonca

La categoria che il giurato per l’Italia Defne Koz (nella foto), Industrial Designer di Koz+Susani Design, rappresenterà, quella del Product Design, è nata lo scorso anno. Secondo la giurata questo è un plus perché “non ci sono favoriti, non vediamo i progetti prima di riunirci, non so se i progetti che vedremo sono già stati premiati in altre occasioni, e, essendo la categoria nuova, non ci sono nemmeno ‘consuetudini’ o preferenze che vengano dalle edizioni precedenti”. Quello che Koz si aspetta è che Cannes “abbia un carattere diverso dai consueti premi di Design. Il Product Design è un componente dell’intera espressione di un’azienda, un pezzo fondamentale dell’esperienza integrata che un brand propone ai consumatori”.

A livello internazionale “la cultura del design è sempre più importante e il suo ruolo sempre più riconosciuto. I consumatori apprezzano sempre più la qualità di un prodotto e le aziende ne riconoscono il valore anche dal punto di vista del business. E poi ci sono intere regioni, come l’Asia, dove il design è cresciuto in modo esponenziale. L’aspetto più importante è che la cultura del progetto, quello che in inglese viene chiamato ‘Design Thinking’ e per gli italiani è semplicemente la visione progettuale che guida i designer da sempre, è riconosciuta anche all’interno delle grandi aziende come il modo migliore di fare innovazione. La creatività, in altre parole, non è limitata a una categoria di prodotti ma è un modo di inventare il futuro che ha tanta importanza quanto la scienza o l’economia”.

Ma in particolare da dove verranno le sorprese? “Il design è globalizzato, di alta qualità dovunque, inclusi ovviamente i paesi definiti come economie emergenti. In una categoria come il Product Design fortemente coordinato con il branding o integrato con l’innovazione di prodotto o legato al digitale e alle nuove tecnologie, un paese tutt’altro che ‘emergente’ dal punto di vista economico come gli Usa potrebbe svolgere il ruolo di innovatore del design, perché lì è nato un modo nuovo di integrare la creatività a tutti i livelli nelle aziende e i risultati sono evidenti”.

Ma anche l’Italia ha sicuramente delle chances perché “la cultura del design è ancora eccellente e il design è una delle industrie che ha saputo internazionalizzarsi e aprirsi a contributi esterni”. Idea ed esecuzione devono “coesistere senza gerarchie, anche se la distinzione fra idea ed esecuzione è un po’ vecchia, perché l’esecuzione sta cambiando in modo radicale e le due componenti si sono fuse. La convenzione per cui il designer ha l’idea e il suo cliente, cioè un’azienda,  lo esegue, sta morendo. Nelle start-up, dove si costruisce un’azienda creativamente e collaborativamente, il design, la tecnologia e il business si creano insieme, in tempo reale, le idee si realizzano in fretta e non c’e’ nessuna distinzione fra idea e esecuzione. Rimanendo proprio nell’ambito più specifico del nostro mestiere di designer, oggi c’è da divertirsi ed essere creativi anche nella fase di esecuzione: quasi in tempo reale ci possiamo inventare nuovi materiali, esplorare nuove geometrie, verificare forme e proporzioni, e arrivare a realizzare uno schizzo in breve tempo”.