CREATIVITY

La luxury industry in scena a Monte Carlo per il Financial Times Business of Luxury summit


09.06.2015

di Eugenia Morato


Si è aperto in Costa Azzurra FT Business of Luxury summit, l’evento organizzato dal Financial Times che, dal 7 al 9 giugno, raccoglie a Monte Carlo l’industry del lusso per discutere di trend e visioni future. Un futuro che poggia fortemente le basi nella storia e nella cultura dei brand e si proietta verso il nuovo affluent consumer, anche grazie alla tecnologia. Sarà proprio la tecnologia che continuerà a influenzare l’intera catena del valore dell’industria del lusso e il focus convergerà sul patrimonio culturale dei singoli brand e sulla creazione di community.

“Siamo di fronte a un consumatore di lusso che è in continua e rapida evoluzione – dice Patrizia Arienti, EMEA Fashion & Luxury Leader di Deloitte, presentando il Global Powers of Luxury Goods 2015 – ed è per questo che ormai i brand non possono più fare a meno di adottare la tecnologia nelle sue forme più innovative per raggiungere un target che cambia”. Sofisticato, esperto di digital, consapevole del potere dei social network e molto sensibile al valore del tempo. È questo l’identikit che Patrizia Arienti traccia del nuovo consumatore di lusso. Il compito dei luxury brand in questo momento è qualcosa che va ben oltre il marketing. E’ uno spingere in avanti i confini conosciuti fondendo insieme, in maniera funzionale, la tecnologia e il talento dell’artigianalità.

“Non è più una questione di cambiare o non cambiare – dice Arienti – perché i canali in evoluzione e il nuovo comportamento d’acquisto dei consumatori di lusso stanno già iniziando a forzare il cambiamento”. Questa evoluzione continua porta i brand del lusso alla necessità di dover essere presenti dappertutto con strategie profilate per ogni singolo canale. Per Nathalie Remy di McKinsey & Company sono 5 i touch point su cui i brand devono essere vincenti. C’è il negozio fisico – che in questo momento di rivoluzione tecnologica e di cambiamento della modalità di consumo, rappresenta un’enorme opportunità di innovazione; ci sono il passaparola e il commerciale; e poi ci sono, da un lato la ricerca online – che deve spingere i brand a investire in maniera massiccia in visibilità – e il sito web, il quale deve poter offrire un’esperienza disruptive da qualunque device vi si acceda.

“Il digital ruota attorno al prendersi rischi – dice la Remy – e la revisione pressoché continua della strategia di engagement del consumatore diventa indispensabile per chi vuole emergere. Solo chi riesce a distinguersi nei 5 touch point strategici, potrà essere vincente anche nel futuro”. Conclude la giornata Mario Testino che paragona i luxury brand ai club privati: bisogna instillare nei consumatori lo stesso desiderio di appartenenza al brand. E, rivolgendosi agli attori della luxury industry, dice “Cari brand, se vi fate fermare dalla paura del rischio e non innovate, siete destinati a morire”.