MEDIA

Il Messaggero, un nuovo modello editoriale all’insegna della personalizzazione


29.09.2014

Intervista al direttore del quotidiano Virman Cusenza

Viaggia all’insegna della personalizzazione del giornale, sia esso cartaceo, digitale o online, la nuova era de Il Messaggero. Il direttore dello storico quotidiano di Caltagirone Editore, Virman Cusenza a Today Pubblicità Italia ha parlato di “una rinnovata filosofia del giornale che si traduce in un assetto diverso per la stampa e per il web, con l’approfondimento come elemento cardine per il formato cartaceo e digitale, per evitare l’effetto déjà vu e garantire un valore aggiunto con servizi esclusivi, e un’informazione ufficiale costantemente aggiornata per la versione online. L’obiettivo è offrire un bouquet di notizie ad hoc per ogni versione del quotidiano e creare un giornale sempre più personalizzato”. Ed è in quest’ottica che Il Messaggero negli ultimi mesi ha fortemente accelerato la spinta all’innovazione tecnologica e alla modernizzazione. Per fare del sito ilmessaggero.it un “rullo di aggiornamento quotidiano, oltre a lavorare sui contenuti, abbiamo incrementato sia la photogallery che i video, attingendo in particolare dall’attività della nostra web tv, attiva da gennaio 2013 e oggi una finestra viva e aperta sul web. Uno sforzo premiato dai risultati del sito, che può contare a oggi su 1.150.000 contatti unici al giorno, registrando una crescita del +22% dell’audience online (luglio2014-luglio2013)”.

Per andare incontro a un pubblico generazionalmente più giovane e fortemente mobile, Il Messaggero ha accolto parallelamente la sfida delle copie digitali con Il Messaggero Digital, fruibile da tablet, smartphone e pc, offerto in abbonamento singolo, settimanale, mensile e annuale. “È un mercato non facile ma strategico, da inseguire insieme al web, e c’è stato e c’è tuttora uno sforzo significativo per rendere Il Messaggero Digital complementare al cartaceo. Anche su questo fronte i numeri premiano lo sforzo con +189% di copie digitali, crescita registrata tra luglio 2014 e luglio 2013” ha dichiarato Cusenza.

Stabile la diffusione delle copie cartacee ( -0,89% luglio 2014 – luglio2013), che posizionano saldamente Il Messaggero nella vetta dei quotidiani nazionali “perché ormai oltre a essere il grande quotidiano di Roma viene percepito sempre più come giornale nazionale”. La radice territoriale, che è comunque ancora molto presente nella testata, è viva nell’anima da difensore civico del quotidiano cartaceo, che si pone come sportello virtuale per garantire il rispetto dei diritti del cittadino, secondo “una formula già sperimentata quando ero direttore a Il Mattino e trasferita al Messaggero: accanto alla cronaca e alle storie, non devono mai mancare articoli di pubblica utilità, sull’assistenza sanitaria, civica e amministrativa, in cui il servizio al cittadino è il tema dominante – spiega Cusenza -. Un altro plus della versione su stampa è la formula che ha portato a trasformare il newspaper in viewspaper: proiettarsi, a livello di contenuti, nell’orizzonte dei giorni successivi per intercettare e anticipare le tendenze. È un nuovo modello d’informazione d’avanguardia che ho avuto modo di apprendere quando sono stato ospite del quotidiano londinese The Independent e che ho trasferito con il mio arrivo alla direzione del Messaggero”.

L’evoluzione del sistema editoriale de Il Messaggero, “fortemente sostenuta da Azzurra Caltagirone”, è stata accompagnata “fisiologicamente” da una nuova organizzazione del lavoro giornalistico, con riunioni di redazione sviluppate fin dalla mattina su un doppio versante, per la copertura web da un lato e cartacea e digitale dall’altro, con un unico desk centrale quale naturale evoluzione e con giornalisti capaci di prevedere sia l’aggiornamento per l’online che l’approfondimento per il cartaceo. Sulla futura e ulteriore evoluzione del settore il direttore non esclude che la carta vincente possa essere un modello editoriale con siti di informazione a pagamento: “I contenuti web hanno saccheggiato i contenuti cartacei dei giornali, che devono guardare alla trasformazione già avvenuta all’estero e a casi di nuovi modelli di business come quello del New York Times. Anche alla luce del fatto che l’esigenza di informazione del lettore è insopprimibile”.

di Cinzia Pizzo