CREATIVITY

Marco Venturelli (Les Gaulois): “In Francia c’è più rispetto per il talento creativo”


23.06.2014

L’italiano Marco Venturelli trapiantato da anni in Francia e diventato direttore creativo dell’agenzia Les Gaulois insieme all’altro connazionale Luca Cinquepalme, è stato quest’anno giurato della sezione Film. “Ero già stato in giuria nel 2009 ma quest’anno abbiamo lavorato molto bene con il presidente Amir Kassaei, che ci ha dato tre linee guida da seguire nella valutazione dei lavori: rilevanza, strategia ed esecuzione – ha raccontato alla stampa italiana Venturelli -. Sul Grand Prix ad Harvey Nichols non ho dubbi: è un progetto creativamente all’avanguardia, che stravolge il senso del Natale buonista e punta sull’egoismo allo stato puro, ma riesce a coinvolgere e a convincere. Anche Volvo, che aveva già stravinto prima, ha usato il testimonial famoso, Jean-Claude Van Damme in una maniera intelligente, con una realizzazione perfetta”. Per quanto riguarda la sua esperienza ‘francese’ e l’agenzia dove lavora, nata lo scorso ottobre dall’unione di H e della francese Leg “il 2014 è stato un anno incredibilmente positivo – ha detto -. Ci sono 300 persone che lavorano su clienti come Citroen e Sfer, operatore di telefonia mobile d’Oltralpe. A Cannes abbiamo vinto nove leoni con cinque lavori, due per Transavia, 2 per Citroen e 1 per Hop! Nella categoria Film sono arrivati un argento per la campagna di Citroen Picasso e un bronzo con la campagna corporate di Citroen come sponsor della Nazionale di calcio francese”. Di sicuro il direttore creativo ha trovato oltre confine un altro modo di lavorare. “In Francia esistono lobby forti che riescono ad avere dei ritorni con il loro modo di fare squadra: i grandi brand fanno lavorare le agenzie nazionali e c’è un grande rispetto per il talento – ha spiegato Venturelli -. Vincere un leone a Cannes è qualcosa che ha un valore non solo per l’agenzia ma anche per il cliente. E proporre una campagna pubblicitaria senza un’idea è un boomerang che ci massacra. In Italia si sente meno l’interesse per la creatività pura e questo è il vero problema, oltre al fatto che in Francia i budget sono effettivamente più alti”.

Valeria Zonca