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Omnicom e Publicis, cancellato l’accordo per la mega fusione da 35 miliardi


12.05.2014

Sorrell: “Un accordo destinato a fallire fin dall’inizio”

Alla fine la mega fusione da 35 miliardi di dollari tra Omnicom e Publicis è saltata per “difficoltà nel completare le transazioni in tempi ragionevoli” come sottolineato in una nota di Omnicom. L’operazione annunciata a fine luglio 2013 come una “fusione tra uguali” e avrebbe dovuto dato vita al colosso Publicis Omnicom Group, dal valore di mercato di 35 miliardi di dollari, partecipato pariteticamente al 50% dalle due società e quotato a Parigi e New York. Ma alla fine si è risolto con un enorme flop.
“Le sfide che ancora restavano da superare, oltre alla lentezza dei progressi, hanno creato un livello di incertezza pregiudizievole per gli interessi di entrambi i gruppi, i loro dipendenti, i clienti e gli azionisti – hanno sottolineato le due aziende in una nota congiunta -. Per questa ragione abbiamo deciso di proseguire su strade indipendenti. Naturalmente rimarremo concorrenti, ma con un enorme rispetto gli uni per gli altri”.  Il mancato accordo è stato approvato all’unanimità dai board di Publicis e Omnicom.
Nonstante il matrimonio alla fine non sia consumato i due Gruppi hanno avuto modo di conoscersi e studiarsi ‘intimamente’ in questa tragicommedia shakespeariana. Molto rumore per nulla come ha sempre sostenuto Sir Martin Sorrell in questo periodo: “Era un affare morto in partenza. Non è stata una sorpresa.
I due amministratori delegati hanno passato circa sei mesi intorno ad un tavolo a trattare la fusione senza affidarsi a consulenti costosi –  ha dichiarato Sorrell -. Era fin dall’inizio un accordo destinato a fallire. “Per Wpp – ha rimarcato Sorrell, dopo la vittoria di Marks and Spencer, Vodafone, E -Trade, arriveranno altre ghiotte opportunità come conseguenza di questa operazione. Sono sicuro che ci saranno ripercussioni”.
La fusione, dopo il via libera dell’Ue e in attesa di quello cinese, ha incontrato un problema che il ceo di Omnicom, John Wren, aveva definito “del tutto inaspettato”: lo stop da parte delle autorità fiscali olandesi.
“Dopo piu’ di nove mesi di lavoro e l’impossibilità di arrivare al progetto entro un termine ragionevole, abbiamo deciso, di comune accordo, di mettere fine a questo progetto” hanno spiegato John Wren, presidente e ceo di Omnicom Media Group  e Maurice Lévy, ceo di  Publicis Groupe. La fusione tra i gruppi “non è mai stata considerata una necessità” ma era “una grande opportunita’” per fare un’alleanza unica nel nostro settore – ha precisato Lévy -. Il fatto che non stiamo realizzando un sogno – ha precisato Lévy  – non significa che non abbiamo il sogno. Ma è molto meglio non andare in chiesa piuttosto che finire davanti al giudice. Quindi stiamo divorziando prima di sposarci”. La fuzione annunciata con molto clamore aveva lo l’obiettivo esplicito di raggiungere un maggior peso in un’arena competitiva come il mercato digital per sbarrare la strada ai giganti della Silicon Valley come Google e Facebook. L’operazione avrebbe creato la prima azienda al mondo nel settore pubblicitario in termini di fatturato integrando grandi agenzie come Bbdo, Saatchi & Saatchi, Ddb, Leo Burnett e Tbwa e società di pubbliche relazioni come FleishmanHillard e Ketchum.