MEDIA

Nel capitalismo intellettuale del futuro più strumenti per ottimizzare la comunicazione


30.10.2013

Ieri a Milano presentato ‘Phd Evolutionary’

 

‘Parla quanto vuoi, io non ti ascolto’ è il titolo del forum internazionale dedicato alle nuove tecnologie e al loro impatto sul modo di comunicare e di fare comunicazione. Perché non basta più parlare, occorre parlare bene. L’evento che si è tenuto ieri a Milano, è stato organizzato dal centro media Phd, guidato in Italia dal ceo Marco Girelli, con il main sponsor Publitalia 80.

 

Vittorio Bucci (nella foto), managing director di Phd Italia, ha presentato i dati di una ricerca effettuata con Doxa sul valore delle integrazioni dei dati incrociati e ha fissato nel suo intervento quattro punti per la costruzione del centro media del futuro.

“Prima di tutto bisogna costruire un modello nuovo di conoscenza, in grado di andare ancora più in profondità utilizzando sistemi più eterogenei e variegati per costruire il pacchetto di nuovi strumenti che ci consente di leggere in tempo reale le audience e quelli che sono i cambiamenti  nella percezione sul brand da parte del consumatore. Poi occorre solidificare questa conoscenza affinché si trasformi in ottimizzazione delle politiche di comunicazione e soprattutto in creazione di un marketing realmente personalizzato, il target marketing. Per far corrispondere esattamente le proprie strategie alle aspettative dei nostri consumatori che ci stanno facendo sentire in modo forte la loro voce ma che ancora non sono ascoltati in pieno”.

Il professore di fisica teorica alla City University di New York Michio Kaku ha disegnato in un trascinante intervento il contesto in cui la comunicazione dovrà muovere i suoi passi tra 20 anni. “Per capire il futuro dobbiamo capire il passato – ha spiegato -. La ricchezza è sempre stata generata dalla scienza e dalla tecnologia, con tre ondate di benessere derivate da scoperte come il vapore, l’elettricità e l’high-tech. La quarta e prossima sarà lo sviluppo delle tlc che guidano il lavoro della tecnologia. Il processo di digitalizzazione sta cambiando la nostra vita e anche il mondo dell’editoria. I prossimi tre ambiti interessati dalla digitalizzazione saranno educazione, trasporto e medicina. Il nuovo capitalismo sarà intellettuale”.

Il quadro delineato è un mondo dove scompariranno i pc perché saranno ovunque, anche negli oggetti di tutti i giorni come gli occhiali o le lenti a contatto dotate di chip e microchip: con un occhiolino si potrà andare su internet, fare acquisti, informarsi . Un mondo pieno di realtà aumentata, con macchine senza autista, living room con schermi interattivi alle pareti, visioni  tridimensionali senza occhiali, carte di credito che conterranno le nostre taglie.

Nel suo intervento, Matteo Cardani, vice direttore marketing di Publitalia, si è occupato di integrazione tra  vari mezzi, per mettere insieme tv , web, social, smartphone, tablet, smart tv. “Il lavoro che bisogna fare in questo momento è proprio quello di prendere atto che siamo nella multiscreen age e iniziare a disegnare l’interazione tra i vari schermi sia a livello editoriale sia a livello pubblicitario. Il vero tema è la parola planning  che va fatto tra agenzia, advertiser e media company – ha commentato -. Partendo dal presupposto che il miglior modo di predire il futuro è di inventarlo, l’ultima frontiera su cui proviamo a imparare è quella del dual screen.  E’partito nella prima metà di ottobre  Mediaset Connect che è una app di dual screen  che permette, oggi  principalmente su programmi live come il calcio e in via sperimentale su programmi di entertainment, di  creare interazione tra il contenuto televisivo  e l’utente in modo bidirezionale perché la redazione o la costruzione del programma è fatta in modo da invitare e permettere l’interazione degli utenti. Quindi, oltre a quella naturale, che già si legge sui social, in cui la componente editoriale e redazionale non è attiva, con questo strumento  si può provare a stilare la chiusura del cerchio”.

L’ultimo intervento è stato quello sul gaming di Mark Holden, Phd Worldwide Global Strategy & Planning Director.  Bucci ha commentato: “Stiamo sperimentando il gaming anche in Italia. Il modo in cui sta cambiando il nostro modello lavorativo è sotto gli occhi di tutti, perché abbiamo tante persone che hanno motivazione e marcia in più per gestirlo, mentre il modo in cui si sta inserendo nelle strategie di business è tutto ancora in lavorazione, anche se già si stanno facendo stime di media mix con un risvolto pratico per ottimizzare le campagne”, ha concluso Bucci.

 

Valeria Zonca