CREATIVITY

La vita tra online e offline secondo Zygmunt Bauman


10.10.2013

Gli incontri di Meet the Media Guru

“La rete, come tutti i mezzi, non è frutto di opera ‘demoniaca’ e, quindi, ‘male’ in sé e per sé, è semplicemente uno strumento i cui effetti dipendono da come viene usata”. Così Zygmunt Bauman,88 anni, nato in Polonia e dal 1971 trasferito in Inghilterra, tra i più autorevoli filosofi e sociologi del nostro tempo, si è rivolto alla stampa nell’incontro che ieri mattina ha preceduto la sua lecture nell’ambito di Meet the Media Guru, in serata ieri al Teatro Dal Verme di Milano. Il teorizzatore del concetto di modernità liquida – di una società in cui nulla è più certo se non una diffusa condizione di precarietà e paura; in cui i gruppi (globali) di potere possono permettersi di non degnare di attenzione le esigenze delle collettività, mentre la politica (locale) si trova in una totale incapacità di agire; e dove la scommessa nel lungo periodo sarà riuscire ad affrontare la convivenza con lo straniero in un mondo divenuto una collezione – allarga la sua riflessione sulla vita moderna con l’affermarsi delle tecnologie digitali: lo sdoppiamento delle nostre vite, divise tra online e offline. Non sempre la migrazione della nostra vita online si traduce in un potenziamento, per Bauman che ribadisce le implicazioni più critiche della rivoluzione digitale: informazioni superficiali e rapporti umani fragili. Non necessariamente però si tratta di un limite intrinseco della Rete, bensì delle conseguenze dello “stile di vita moderno” che tende ad eliminare dalle nostre vite ogni esperienza spiacevole, faticosa o sconveniente. E l’attrattiva del web è proprio quella di essere un’area di confort: è, dunque, più facile connettersi e sconnettersi sul web che entrare in relazioni ‘offline’, così come in internet, i social diventano il sostituto della celebrità per la gente comune. In un processo che rende pubbliche le informazioni personali e la perdita dell’autonomia individuale, della privacy. Perché, a vincere, è l’incubo di essere esclusi, il sentirsi abbandonati, il non servire a nessuno. Ma il digitale, stressa il sociologo, ha creato reti per loro natura temporanee e non comunità. C’è chi sostiene che il web sia lo strumento ideale per promuovere la democrazia, dice, ma c’è poca evidenza della sua efficacia, o almeno questo è quello che è successo con movimenti come quello degli Indignados e nella Primavera araba, o ancora con Occupy Wall Street: “Tutti si sono accorti che era stata occupata, tranne Wall Street”. Ma la visione di Bauman, apre alla fiducia quando ribadisce come i dispositivi tecnologici ci mostrino solo quello che sta dentro di noi e come tutto dipenda da quello che cerchiamo. Solo la convivenza di pubblico (mondo online) e privato (mondo offline) garantisce all’individuo una condizione di vita sostenibile e sana. E allora sembra di trovare una sintesi nel messaggio lanciato a una giovane aspirante sociologa che lo interroga su come contribuire a questo processo di consapevolezza, “trovare soluzioni individuali a problemi sociali”. Come? “guardandosi dentro per cercare quello che davvero conta per la propria individualità. Ma questo è qualcosa che ciascuno deve fare da sé”.

Monica Bozzellini