DIGITAL

Fireworks, un seme italiano sbocciato a Shanghai


30.05.2013

Andrea Fenn racconta cosa l’ha portato ad aprire una delle prime agenzie digital in Cina

Una curiosa concomitanza, segno dei tempi che cambiano e di destini economici che s’intrecciano, mette assieme due eventi indipendenti: stasera Kaiser Kuo, direttore della comunicazione internazionale di Baidu, il più importante motore di ricerca made in China, terrà un intervento nell’ambito del Meet the Media Guru, mentre proprio nei giorni scorsi l’italiano Andrea Fenn (nella foto) ha annunciato l’apertura a Shanghai di Fireworks, agenzia di consulenza digital specializzata nel mercato del lusso e della moda.
Il giovane imprenditore racconta a Today Pubblicità Italia l’avventura che dal 2005 l’ha portato dall’altro capo del mondo. Tutto comincia quando “mi sono trovato a lavorare con uno dei più grandi visionari di social media, Thomas Crampton: all’epoca in Social@Ogilvy, quella che sarebbe diventata l’agenzia digitale pià grande dell’Asia, eravamo in quattro, io, Thomas, e due miei ex-compagni di università. Non avevamo neppure delle vere e proprie scrivanie, lavoravamo in un angolo nell’ufficio di Hong Kong dove Ogilvy PR teneva le scatole con i campioni di prodotto da inviare ai media. Proponevamo strategie social media a marchi che non avevano neppure un sito internet ottimizzato per la Cina o l’Asia. Nei corridoi dell’ufficio di Ogilvy HK la gente ci bollava come quelli che giocano con Facebook tutto il giorno”. Ma le cose cambiano, oggi la Cina digitale cresce con estrema velocità e, secondo Fenn, entro il 2020 costituirà il 44% del mercato globale del lusso.

Fireworks nasce con l’ambizione di fornire una guida a costi contenuti ai marchi di lusso, del fashion e del design che vogliono penetrare il mercato cinese. “Qui il consumatore è mediamente giovane e connesso – spiega il portavoce – ecco perché stiamo lavorando su social commerce, social Crm e integrazione tra online e offline, tutte aree ancora pionieristiche. Abbiamo già stretto accordi con i primi clienti. Tra i brand cito Porsche, per cui abbiamo curato la comunicazione Crm”.

Fenn fa notare come il mondo digitale cinese abbia delle “peculiarità gigantesche che devono ancora essere comprese. Per esempio, motori di ricerca e social media come Google, Facebook e Twitter, non sono usati e questo ha portato alla nascita di piattaforme autoctone alternative, che talvolta funzionano in maniera profondamente diversa. Anche il profilo dell’utente internet differisce da quello occidentale: chi naviga non si sposta da un sito all’altro facilmente, preferisce testo a immagini, non usa le email”. Di qui la necessità di forgiare un linguaggio pubblicitario ad hoc, poggiando su un know how che nel caso di Fenn deriva dall’esperienza internazionale all’interno di Social@Ogilvy Asia-Pacific. “Ho contribuito a creare il ponte Italia-Cina, tessendo una linea di comunicazione tra gli uffici di Milano, Shanghai e Hong Kong per clienti italiani interessati ai mercati asiatici. In quel periodo ho curato le strategie digitali per Trussardi, Armani e Bulgari e questo mi ha aiutato a comprendere profondamente le problematiche che aziende italiane hanno ad affacciarsi in Cina”.

Nonostante alcuni nodi burocratici, stando alla testimonianza del giovane imprenditore “aprire un’attività in Cina è molto più facile rispetto all’Italia: le procedure di avvio e la tassazione sono più vantaggiose e le opportunità di procacciarsi lavoro sono molto più grandi. Paradossalmente, nonostante una popolazione di un miliardo e mezzo, nel campo della comunicazione creativa la più grande difficoltà sta nel trovare talenti, persone che abbiano il giusto mix di esperienze e competenze. Sto cercando di assumere da tre mesi ormai senza risultato. Credo proprio che il mercato del lavoro italiano non abbia di questi problemi”. 

Paola Maruzzi