
Nell’immaginario collettivo le tre scimmiette che non vedono non sentono e non parlano, raffigurate in copertina, hanno sempre rappresentato una eccezione fortemente negativa di rifiuto, chiusura e omertà verso il nuovo che avanza. Ma questa è una interpretazione del tutto nostrana e quanto mai fuorviante dal contesto originario, perchè la realtà è ben diversa. Le tre fatidiche scimmiette discendono da nobilissime origini e appaiono per la prima volte incise nella splendida cornice del santuario Shintoista di Toshogu, a Nikko, in Giappone: guardiane simboliche del mausoleo dello Shogun fanno parte del patrimonio dell’umanità tutelato dall’Unesco. Le tre scimmiette venivano raffigurate nell’atto di coprirsi occhi, orecchie e bocca rispettivamente per ‘non vedere il male’, ‘non sentire il male’ e ‘non parlare del male’. Abbiamo voluto fare tesoro di questa importante tradizione culturale tra le più antiche al mondo in un momento così complesso e indecifrabile come quello che sta attraversando la comunicazione in questo periodo. Siamo di fronte a evoluzioni di portata storica che stanno cambiando tutti i media, con la televisione in testa, rivoluzionando nel contempo le consuete e acquisite modalità comunicative e pubblicitarie all’interno degli stessi. Per alcuni questo è un male perché scardina redditizie logiche industriali consolidate da decenni rompendo monopoli e creando nuove aree di business dove spesso ci si trova in competizione con nuove e combattive realtà. La velocità del cambiamento è talmente fluida che spesso è quasi impossibile adattarsi per tempo ai nuovi paradigmi comunicazionali che questi sono già nuovamente mutati. La contaminazione tra i vari mezzi ora è pervasiva e globale, comunicando in televisione non si può più prescindere dalle immediate reazioni sui social network dove, grazie a Twitter e Facebook, il pubblico non è più passivo ma immediatamente esercita il proprio potere critico. E poi, soprattutto, quello che si comunica e si pubblicizza rimane scolpito nel web e nella cache di Google a chiarissime lettere, quindi non è più possibile far finta di dimenticare gli errori: loro sono lì che ci aspettano nella prossima ricerca delle nostre keyword. Un mondo quindi sempre più aperto, visibile, democratico e molto liquido, del quale vogliamo continuare a raccontare le storie più interessanti. Ecco perché Pubblicità Italia continuerà a vedere, sentire e parlare sempre senza alcun timore.
Michele Ficara Manganelli