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04/07/2011 17.28

Sergio Bonelli, l'artigiano dei fumetti

Intervista esclusiva all'editore Sergio Bonelli.
Sergio Bonelli, l'artigiano dei fumetti Centoquindici anni fa Yellow Kid, il monello giallo con le sue orecchie a sventola, i denti da castoro e la testa lucida dava inizio alla storia del fumetto, un semplice maglione giallo su cui gli sceneggiatori scrivevano le sue battute. Dopo anni e anni di distici e ottonari in rima baciata, celeberrime quelle del Signor Bonaventura, anche in Italia arrivarono le nuvole parlanti. La storia del fumetto italiano ha un indiscusso protagonista, Sergio Bonelli, figlio del papà di Tex, Gian Luigi Bonelli che iniziò a far galoppare nelle tavole di Aurelio Galeppini il ranger e i suoi pards nel 1948.

Questo è un anno speciale per la Sergio Bonelli Editore: festa grande per i 25 anni di Dylan Dog, i 50 anni di Zagor, i 600 numeri di Tex, i 20 anni di Nathan Never. Le strisce di Tex in cui facevano capolino tra una didascalia e l'altra buffi animaletti antropomorfi, furono montate assieme in quel formato che poi ne è diventato il marchio distintivo, tanto che tutti gli altri fumetti che l'adottano vengono chiamati “bonellidi”.

Lo stile della Fabbrica dei Sogni di via Buonarroti è unico, inconfondibile, oltre agli eroi di carta e china che hanno una schiera di aficionados che non li lascerebbero mai, da qualche anno la Bonelli ha inaugurato alcune miniserie, in una dozzina di albi.
 
Noi di Pubblicità Italia abbiamo incontrato proprio Sergio Bonelli. Classe 1932, “capelli d'argento” - come gli indiani chiamano Kit Carson - e la stessa grinta degli inizi quando lavorava con sua madre, la grande Tea Bonelli, a cui si deve la svolta delle Edizioni Audace rilevato nel 1941 da Mondadori. Edizioni Audace, Edizioni Araldo, Cepim, Daim Press, Altamira sono solo alcuni dei tanti nomi che si sono succeduti o addirittura sovrapposti fino all'attuale “Sergio Bonelli Editore”. Tanti nomi ma una sola anima e un unico amore per l'avventura in tutte le sue forme. Sergio Bonelli cresce divorando fumetti e i libri di Zane Grey, lo scrittore di western. E da fattorino il passo per il tavolo da sceneggiatore è breve. Tutte le pagine lette lievitano dentro il giovane Sergio che a 29 anni, cinquant'anni fa, firma le avventure di Zagor. In segno di rispetto per l'amatissimo padre, sceglie uno pseudonimo, Guido Nolitta. E sarà Guido Nolitta a firmare le avventure di Zagor e quelle di Mister No.

Le edicole italiane traboccano di fumetti Bonelli, tutti conoscono i suoi personaggi. Sembra impossibile che il semplice passaparola sia sufficiente a giustificare un così grande successo.  Che rapporto ha con la pubblicità?
“Verso la pubblicità ho sempre avuto quasi un problema psicologico. Tendo a personalizzare tutto e sono sempre stato, in prima persona, infastidito dalla pubblicità, sia in televisione che nei giornali. Ho cercato dunque di evitare ai miei lettori questa presenza, ingombrante evitando, da sempre, di ospitare sulle mie pubblicazioni qualsiasi genere di inserzione pubblicitaria. Eccezioni ne ho fatte quando si trattava di ospitare messaggi legati alla sfera sociale e benefica, come la campagna contro l’abbandono degli animali”.

Può spiegarci le radici di questo “problema”?

“Forse questo mio atteggiamento rappresenta anche una sorta di rivincita che mi sono preso nei confronti di un mondo che non mi aveva aiutato quando ne avevo bisogno. Negli anni Cinquanta, quando la casa editrice era composta da me, mia madre e una segretaria, ho provato a cercare della pubblicità, che allora ci avrebbe salvato da situazioni difficili, ma nessuno voleva darcene. Allora il fumetto era disprezzato, sia come mezzo in sé che come canale di comunicazione pubblicitaria. Così adesso non mi sembra vero, quando mi propongono delle inserzioni, di poter dire che non mi interessa. Mi piace molto giocare questa battaglia un po’ antica”.

Esiste però una piccola grande eccezione in questa antica ruggine con il mondo della pubblicità. Per il resto, i suoi fumetti si presentano benissimo da soli. Prima con il “giornale” che veniva allegato in coda agli albi e ora con la sua versione on line nel vostro cliccatissimo sito.
“Sì, questo mio atteggiamento si è riflesso anche nella strategia promozionale dei miei fumetti. L’unica occasione in cui acquistai degli spazi pubblicitari su altri giornali fu nel 1986 all’epoca dell’uscita in edicola di Dylan Dog. Ma, a parte questo episodio, ho sempre privilegiato gli spazi offerti dalle mie pubblicazioni per promuovere i miei prodotti, contando, soprattutto, sull’attenzione sempre più crescente che la stampa ha offerto, da una ventina d’anni a questa parte, al mio lavoro e a quello dei miei collaboratori. Attenzione che, in qualche occasione, io stesso ho innescato con la realizzazione di eventi come il Dylan Dog Horror Fest”.

Bonelli è pronto a rimettersi a lavoro, la Fabbrica dei Sogni non chiude mai. Il prossimo anno festeggerà anche i trent'anni dell'archeologo di New York Martin Mystère. Chissà se tra un albo e l'altro troverà il tempo di spegnere le 80 candeline sulla sua torta di compleanno.



già pubblicata sul numero di maggio di Pubblicità Italia

Antonino Pintacuda

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