ESCLUSIVE
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22/02/2008 15.11

Se l'arte della commedia diventa spot

Non solo Prodi, ma anche la pubblicità, in un certo senso, ha dato le dimissioni. C'è una crisi, o una vacanza di potere che, magari, anche nel campo della comunicazione commerciale, richiederebbe qualche cambiamento di sistema, se non addirittura un referendum. Da tempo, infatti, certo cinema pubblicitario sembra aver ceduto l'iniziativa alla tv e ai suoi lati peggiori: reality e gossip sguaiati, impersonati dai più screditati testimonial di se stessi. All'interno di questa deriva televisiva, però, qualcosa si muove (qualcosa per fortuna si muove sempre!) con effetti che, chissà, potrebbero anche essere salvifici. C'è il fin troppo citato fenomeno Fiorello-Mike, un serial autoreferenziale, la cui ideazione sembra totalmente affidata allo stesso Fiorello, con dismissione da parte dei creativi professionisti, ma senza scadimento al peggio. Almeno dal punto di vista dello spettatore, che si diverte ad assistere alle mutazioni di un monumento storico come Bongiorno, senza fare troppa attenzione al prodotto Infostrada. E chi se ne importa, ormai, del prodotto? Mike travestito basta a se stesso. E comunque non imbarbarisce il linguaggio televisivo, pur andando a scavare alle sue origini. Caso diverso quello di Aldo Giovanni e Giacomo, che, non a caso, sfruttano anche loro la scia di un prodotto di comunicazione. Anzi, i tre sono riusciti addirittura a mettere il prodotto al loro servizio, facendo della lunghissima campagna Wind una sorta di presidio in video, mentre si impegnavano nel cinema e nel teatro. E qui viene il nuovo cui accennavamo: i protagonisti hanno continuato a seguire il loro percorso comico, con effetti esilaranti basati sulla fedeltà ai loro personaggi televisivi. Ma da qualche tempo (diciamo da un paio di spot) hanno cominciato a mettere in scena anche personaggi dei loro spettacoli teatrali, come i sadici chirurghi, che ovviamente lasciano il cellulare dentro la pancia del paziente; e i tre surreali avvoltoi impersonati addirittura alle origini del trio. Insomma, se non stanno raschiando il barile (detto anche Carro di Tespi), del loro repertorio precedente, poco ci manca. Ma il divertimento resta e, con esso, la complicità del pubblico. Cosicché, dopo il cinema e la tv, la pubblicità ha fatto appello anche al teatro, cioè all'origine di tutti gli spettacoli. E allora, questa sorta di ritorno nel ventre materno segna una regressione definitiva, oppure una rigenerazione benefica? Questo è il problema.

Maria Novella Oppo

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