ESCLUSIVE
23/06/2010 15.14
Nella tana della marmotta
In onda il sabato e la domenica su Radio2, Il giorno della marmotta
è un nuovo format che porta il mondo della creatività
e del marketing al grande pubblico, oltre che agli addetti ai
lavori. Intervista alla - tanto unita quanto impensabile -, coppia
di conduttori Lorenzo Marini e Dario Vergassola: per una
trasmissione che fa pensare e fa ridere, svelando i retroscena dei
‘misteri più affascinanti del mondo contemporaneo’, quelli delle
marche
Ma cosa c’entra la marmotta?
Marini: E’ un omaggio al film più bello del mondo, Ricomincio da capo, dove il protagonista è un meteorologo che deve recarsi a Punxsutawney, in Pennsylvania,
per il tradizionale ‘giorno della marmotta’, ma si ritrova a vivere sempre la stessa giornata. Esattamente ciò che capita alla pubblicità, che ha inventato la ripetizione.
Qual è il senso di questo programma?
Marini: Negli anni ’80 la pubblicità era mitizzata, lo scopo di questa trasmissione invece è demitizzarla, alzare il velo su ciò che sta dietro, cioè spiegare che il gelato non è altro che purè e che tutto ciò che viene pubblicato è modificato. Siamo nell’era di photoshop e il consumatore è intelligente, vuole sapere. Quindi noi siamo come il Mago Silvan quando spiegava come faceva i suoi trucchi.
Perché un comico in una trasmissione che parla di pubblicità?
Vergassola: Innanzitutto perché sono curioso: vengo dalla provincia, dal bar, e non ho mai capito perché i creativi non parlino italiano, sembra che arrivino da un altro pianeta. Ricordo di un mio amico che aveva lasciato La Spezia per lavorare in una grande agenzia a Milano, e quando è tornato dopo sei mesi non l’ho più riconosciuto. E’ come se l’avessero rapito gli Ufo. Parlava con una vaghezza infinita e dalle sue parole non si capiva neanche che lavoro facesse! Probabilmente le agenzie sono qualcosa a metà tra i servizi segreti, gli Ufo e le logge…una volta che ti rapiscono sei finito. Il terzo mistero della Madonna di Fatima, che è ancora da svelare, sarà qualcosa che traduca il linguaggio dei pubblicitari! Un suggerimento però lo voglio dare: sono stato tre volte testimonial, e penso che negli spot seguano regole un po’ troppo matematiche. Se lasciassero un po’ più spazio al ‘cazzeggio’ ci sarebbero risultati migliori.
Domanda-commodity: com’è nata l’idea di un programma radiofonico?
Marini: Diciamo che 2500 anni fa i filosofi erano Platone, Socrate, ecc, mentre oggi le nuove religioni sono Nike, Sony, Apple, per citare solo alcuni nomi. Siamo in un periodo di pensieri deboli, e il consumo è la nostra ideologia. I templi pagani sono i centri
commerciali e il nostro caminetto è la tv. Per questo ho voluto fare una trasmissione che parlasse alle persone di ciò che vivono oggi, svelando i misteri di questo mondo, parlando cioè di sociologia dei consumi.
Non è triste l’idea che il consumo sia la nuova religione?
Vergassola: Purtroppo è così. Conosco commesse che vanno in analisi se non hanno la nuova borsa trendy. Un tempo, alla domenica la gente si incontrava nelle parrocchie o nelle sedi del Pci, oggi all’ipermercato. Ormai i centri commerciali sono le nuove cattedrali. Eppure l’altro giorno, nella piazzetta di Manarola, ho visto bimbi di 5 anni che si davano le botte tutto il giorno e poi mangiavano il panino con la mortadella. Ecco, il futuro dovrebbe essere nelle mani di questi ragazzini.
Come definisci questa trasmissione, giornalistica o di spettacolo?
Vergassola: Qualcosa che permette a me di campare senza andare a lavorare. Direi che è un tentativo di approfondimento per giovinastri perché, diciamola tutta, chi ha due figli sa benissimo che uno dei due vuole lavorare nella comunicazione.
Quindi è rivolta ai giovani?
Marini: Si, ai giovani dai 25 ai 40 anni e agli operatori del settore. L’argomento è serio, con interventi di sociologi, semiologi, psicologi, critici, ma il modo di trattarlo è leggero, quindi molto appetibile agli outsider. In autunno faremo una trasmissione itinerante
nei luoghi del pensiero e della creatività, come Naba, Iulm, Luiss e altre scuole.
Alla gente comune interessa davvero conoscere il mondo della pubblicità?
Marini: No, ma infatti questo non è un programma sulla pubblicità, perché appunto non sarebbe interessante. E’ una trasmissione su ciò che sta dietro alla comunicazione.
Come funziona il duo Marini-Vergassola? Uno fa la spalla dell’altro tipo Fiorello-Baldini?
Marini: No, direi che siamo complementari e opposti. Dario entra a gamba tesa, fa interventi imprevisti e di rottura, e io riporto a un ordine prestabilito, riconduco la pecora all’ovile. Direi che il modello di riferimento piuttosto è Bud Spencer e Terence Hill, dove il primo picchia forte, come Dario, e il secondo palleggia.
Ti senti Bud Spencer?
Vergassola: Tra i due chi è il più bello? Terence Hill ovviamente. Ecco, vedi come sono i pubblicitari?
Cosa ti piace di Dario?
Marini: Ha il senso del ritmo, del tempo, una velocità di pensiero incredibile. Mi piace tutto di lui perché non fa finta di essere qualcun altro. Se parla del Maalox o delle sue ansie è perché lui è veramente ansioso.
Cosa ti piace di Lorenzo?
Vergassola: E’ molto generoso, capisce immediatamente chi gli sta davanti e ha una conoscenza raffinatissima della comunicazione. All’inizio non si capisce se è o ci fa, quando arriva sembra il papa, vestito di bianco, ma poi si capisce che è lui. Lui è
la pubblicità.
Vi è mai capitato di guardarvi in faccia e di dirvi ‘E bè? Cosa c’entriamo noi due insieme?’
Marini: Ogni tanto Laura Fortini, vicedirettore di Radio2, ci guarda e dice: “Siete la coppia più improbabile che esista”.
Coppia improbabile?
Vergassola: Lui è un sex symbol, io lo sono stato quattro reincarnazioni fa. Lui ha una cura dei particolari maniacale, io dopo la doccia rimango con la canotta fino a quando mia moglie non mi dice cosa devo mettermi. Noi due siamo un corto circuito tra
uno che sa e uno che vuole sapere.
Dì qualcosa a Dario
Marini: Grazie per farmi ridere tutte le volte che facciamo una puntata.
Dì qualcosa a Lorenzo
Vergassola: Ci sono più possibilità che io mi fidanzi con Belen Rodriguez piuttosto che vederti vestito con i capi colorati che metto io.
Vanna Assumma