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17/01/2011 11.55

Cyberteologia: la fede 2.0

Dopo essersi meritato sul campo l'appellativo di tecnogesuita, Antonio Spadaro ha appena inaugurato il sito cyberteologia.it
Cyberteologia: la fede 2.0 Dopo essersi meritato sul campo l'appellativo di tecnogesuita, Antonio Spadaro ha appena inaugurato il sito cyberteologia.it. La cyberteologia viene definita "l’intelligenza della fede al tempo della Rete". "il frutto della fede che sprigiona da se stessa un impulso conoscitivo in un tempo in cui la logica della Rete segna il modo di pensare, conoscere, comunicare, vivere".

Padre Spadaro con clergyman, macbook e iphone d'ordinanza, spiega a Pubblicità Italia il suo nuovo progetto. Tutto ebbe inizio con una poesia incisa sul fondo d'un cassetto. Recitava così il manifesto di BombaCarta, il suo progetto di scrittura creativa che s'è sviluppato e "esploso" nel web. Da quell'esperienza lei ha maturato un percorso di riflessione sulle potenzialità del web che ora ha germogliato ancora con cybertecnologia.it. Ci racconta in breve in cosa consisterà questo progetto?
Ho sempre visto il web non come un luogo a parte, ma come un ambiente chiamato ad integrarsi sempre di più con la vita ordinaria, la mia vita ordinaria fatta di interessi, passioni, gusti, curiosità, attenzioni, domande. BombaCarta, nata nel 1998, cioè in tempi non sospetti di inflazione di iniziative di scrittura creativa in Rete, ebbe subito un suo sito (http://www.bombacarta.com) e una attivissima mailing list. Così quando ho cominciato a lavorare sistematicamente per la mia rivista "La Civiltà Cattolica", la più antica rivista d'Italia che non ha mai interrotto le pubblicazioni (1850) ho sentito il bisogno di costruire un sito internet personale.
Adesso la Rete da luogo in cui pescare contenuti è diventata il luogo delle relazioni. Persino i contenuti vengono diffusi principalmente tramite il canale delle relazioni. Il social network sta diventando una forma mentis. E' una ovvietà dire che la Rete sta modificando il modo di pensare, di conoscere il mondo, di costruire il mondo delle proprie relazioni. Non solo: sempre di più internet contribuisce a costruire l’identità religiosa delle persone. A questo punto ho sentito che era giunto il momento di parlare in maniera chiara di come la mentalità di rete influisca sul modo di pensare la fede. E così il 01.01.11 cioè il 1 gennaio di quest'anno ho pubblicato un articolo su questo tema su La Civiltà Cattolica ( http://www.laciviltacattolica.it/it/quaderni/articolo/2488/verso-una-«cyberteologia»?-lintelligenza-della-fede-nel-tempo-della-rete-/ ), ho costruito una pagina Facebook su questo tema ( http://www.facebook.com/cybertheology) e un blog ( http://www.cyberteologia.it). Non ho un vero e proprio "progetto" ma grazie a vari social network, anche accademici, sto condividendo la mia riflessione con altri studiosi cattolici, anglicani, luterani e ortodossi, ma anche persone semplicemente "curiose" perché sollecitate dal tema.

Sant'Ignazio ha anticipato twitter, L'Appstore è pieno di applicazioni cattoliche, perfino il papa è attivo con pope2you. Supporti sicuramente utili ma il suo ultimo progetto porta a ripensare la fede al tempo del web 2.0. In che direzione?
La cyberteologia è sostanzialmente la riflessione sulla pensabilità della fede alla luce della logica della Rete. Ed è questo che mi interessa.  La cultura del cyberspazio pone obiettivamente nuove sfide alla nostra capacità di formulare e ascoltare un linguaggio simbolico pubblico che parli della possibilità e dei segni della trascendenza nella nostra vita. Invece la riflessione sulle applicazioni, sulla "pastorale", come si suol dire, è importante e certamente già frequentata. A me interessa un piano differente, diciamo più "radicale", cioè la stessa pensabilità del cristianesimo per una mentalità plasmata dalla logica reticolare. Non voglio mitizzarla, sia chiaro. Oggi sempre che la Rete sia un mito più che un fatto. A me interessa internet non come mito e neanche come ambiente separato di vita. Mi interessa invece internet come dimensione esistenziale, ambiente culturale che plasma il modo di conoscere e di avere relazioni. La chiesa si fonda sostanzialmente su un messaggio e su una comunione. Si capisce bene che la connessione è naturale in radice... Qualche esempio per essere concreto: in un mondo in cui “chi cerca trova”, grazie ai motori di ricerca, la domanda religiosa si può ancora porre in termini di «ricerca di Dio»? Non sarà forse lo spirito dell’uomo più disponibile a riconoscere Dio, a decodificare la sua presenza, più a ricercarla come farebbe un radar? Oppure: la Rete è oggi sempre di più luogo di communities, di comunità virtuali e questo ci fa pensare alla riflessione sulla Chiesa. La Chiesa è comprensibile in termini di Rete? Come? O ancora: La Rete, di sua natura, è fondata sui link, cioè sui collegamenti reticolari, orizzontali, L’unica gerarchia è data dalla popolarità del page rank. Il suo fondamento è nel fatto che le conoscenze sono, dunque, modi concordati di vedere le cose. Come pensare i concetti di autorità e di «gerarchia» ai tempi della Rete? Si tratta solo di esempi...
Antonino Pintacuda

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