Dopo Tokyo, Parigi, Berlino, Vienna e Mosca, è l’antico maniero del Castello di Bracciano a venire eletto luogo simbolo dell’arte e della cultura e a diventare teatro di un meraviglioso museo della cultura figurativa contemporanea. Saranno infatti proprio le sale dell’ imponente e suggestivo Castello medievale ad ospitare, fino al 13 dicembre, il fastoso corteo di abiti-scultura realizzati dal Maestro Roberto Capucci.
Così, a nove anni dall’ultima esposizione romana alla Galleria dei Principi di Palazzo Colonna, il geniale artista torna finalmente ad esporre nel Lazio con una mostra itinerante, una sorta di personale che elegge a proprio palcoscenico ogni volta una città diversa: “Quella che sarà pronta ad accogliermi”, dichiara il Maestro che per l’occasione ha personalmente selezionato ben 66 abiti scultura. Preziose creazioni in grado di instaurare un rapporto eletto con l’architettura del Castello e che, grazie al contrasto con l’austerità dei luoghi e delle sale della storica Rocca degli Odescalchi, vengono esaltate come briose celebrazioni della vita.
Sovrana Eleganza, questo il titolo dell’imperdibile mostra, è un altro tributo all’eccezionalità della creatività italiana, nelle sue varie forme ed espressioni, ma soprattutto è un’esposizione che celebra il genio creativo di Capucci, raccontato nelle sue vesti di artista ed innovatore di stili. Maestro indiscusso dei tessuti e dei colori, eletto miglior creatore della moda italiana per la sua capacità di fare della seta un linguaggio artistico e per le sue fantastiche architetture in tessuto, Roberto Capucci è un artista colto e raffinato che trae la sua ispirazione dai grandi maestri del Quattrocento e del Cinquecento, dal magistrale uso del colore di Beato Angelico e che nel disegnare le sue creazioni tiene sempre a mente i volumi degli abiti ritratti da Benozzo Gozzoli come dal Tintoretto, dal Tiziano e dal Carpaccio.
La conoscenza delle tecniche plastiche e pittoriche, l’ abilità nel disegno e nella grafica hanno permesso a questo geniale maestro di “inventare” l’arte nella moda. In ogni suo abito la posizione dei volumi viene dosata sapientemente e la sua ‘Linea a Scatola’ è una vera rivoluzione dal punto di vista tecnico e delle lavorazioni, un’assoluta novità stilistica, un’idea unica e inimitabile. Inoltre il metodo elaborato per equilibrare i colori in maniera sempre armonica e lo studio attento dei contrasti cromatici hanno reso l’artista romano famoso in tutto il mondo.
Il Castello di Bracciano, dunque, apre le porte all’immaginario e all’universo caleidoscopico di Roberto Capucci. I 66 abiti-scultura esposti guidano il visitatore attraverso un corteo fatto di composta eleganza e dove la tradizione sartoriale più alta si fonde con la capacità di sperimentare ed innovare le forme e i colori, con l’abilità nel narrare storie diverse e nel fare dei sogni un’esperienza reale.
Capucci, infatti, veste la vita, ma anche il teatro, il cinema, l’opera, il balletto. Mette in scena la capacità espressiva e comunicativa dell’abito-costume che, attraverso l’eloquenza delle stoffe, descrive un carattere, suggerisce e costruisce un personaggio femminile capace di essere ogni volta diverso e unico. Come Valentina Cortese nei film “Effetto Notte” di Francois Truffaut o “Giulietta degli Spiriti” di Federico Fellini, grande ammiratrice di Capucci e della quale sono esposti quattro abiti personali.
Oltre agli abiti-scultura dalla prorompente modernità, selezionati personalmente da Capucci che ha curato la mostra insieme alla Principessa Maria Pace Odescalchi, in mostra si trovano anche
25 disegni inediti di costumi teatrali (accompagnati in catalogo da un commento di Luca Ronconi), pensati dallo stilista non per una specifica produzione, ma nati da un esercizio creativo in cui Capucci si è voluto cimentare per misurare il proprio immaginario con le potenzialità espressive e comunicative dell’abito.
A proposito di questi bozzetti un Ronconi estasiato arriva a scrivere: «Se quei disegni arrivassero, realizzati, in palcoscenico, credo che il pubblico dovrebbe riconoscere di essere stato toccato raramente - o forse mai - da un simile incanto, una fascinazione così inquietante e sottile, magari talvolta anche leggermente perversa, come quella che proviene da ciò che hai disegnato.
Forme e colori smaglianti hanno un fascino così perentorio, sono irresistibili.»