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20/05/2010

Séguéla: “l’uomo politico è una marca come le altre”

Jacques Séguéla, vice presidente e direttore creativo di Havas, il pubblicitario che ha trasformato in star prima i prodotti poi i personaggi politici, ha presentato ieri alla Fnac di Milano il suo ultimo libro (Fausto Lupetti Editore) in cui dialoga di politica e di strategie di comunicazione con Domenico Pasquariello.



 Dopo aver votato per 50 anni a sinistra, Séguéla sostiene di non essere più di sinistra né di destra ma ‘avanti’, il che gli permette di seguire la comunicazione politica del presidente francese Sarkozy così come quella di Alexander Kwasniewski in Polonia o di Ehud Barak in Isrele senza alcun complesso (ma si rifiuta di aiutare a comunicare dittatori come Gheddafi), con la convinzione che oggi siano vincenti i riformatori di destra e che la sinistra sia ormai una forza di conservazione. “In cinquant’anni ho fatto 20 campagne politiche e oltre 1.500 commerciali, con gli stessi neuroni e gli stessi media: l’uomo politico è una marca come le altre, afferma, noi personifichiamo le marche, diamo loro il potere di parlare su giornali e Tv, facciamo in modo da avere una relazione, e così accade con la politica”. E la comunicazione politica, secondo Séguéla, oggi è più avanti di quella commerciale che ha ormai raggiunto il punto di saturazione e dove vige la banalizzazione dei prodotti. “La chiave vincente è la ‘differenza’, aggiunge, la capacità di raccontare storie, entrare in relazione ed emozionare, parlare alle persone lungo tutto l’arco della giornata attraverso una comunicazione del tutto integrata, come i cerchi concentrici che si espandono sulla superficie quando si getta un sasso nell’acqua”. Quanto al prossimo Festival di Cannes, avverte: “Non è più il luogo di consacrazione dello spot, e neppure un feudo anglosassone, vedo avanzare grandi forze creative dal Sud Est asiatico, dall’Europa dell’Est e, sorprendentemente, dalla Germania che alla crisi sta rispondendo con inattesa creatività, ma uno spot o uno slogan non bastano più, per la comunicazione ci vogliono storyteller”. E che stiano attenti a internet, perché renderà sempre più difficile mentire, tanto ai politici quanto alle marche. Purché consumatori ed elettori sappiano che hanno il dovere di non farsi manipolare.


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