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21/07/2010

Publicis torna a crescere. E si avvia a chiudere il 2010 sopra la media di mercato

Intervista al nuovo Ceo Daniele Tranchini
Publicis torna a crescere. E si avvia a chiudere il 2010 sopra la media di mercato Capire, osservare e ascoltare. Sono le prime cose che farà Daniele Tranchini, dal 19 luglio alla guida di Publicis Worldwide in Italia, dopo aver lasciato il ruolo di executive vice president Emea e global client leader di Young & Rubicam. Sul tavolo del nuovo Ceo, in passato numero uno di JWT Italia, anche la direzione creativa “anima di ogni agenzia”, spiega Tranchini. Intanto i numeri confortano sul miglioramento delle performance del gruppo, che conta 205 dipendenti. “Cresceremo più della media del mercato. I risultati del primo semestre lo confermano mostrando un recupero della marginalità”.
Quali sono i primi compiti che dovrà affrontare come ceo di Publicis Worldwide in Italia? Quale messaggio ha dato ai suoi dipendenti e collaboratori al momento del suo insediamento?
La prima cosa che ho detto ai colleghi è stata ‘Grazie’: grazie per aver lavorato in maniera egregia nell’ultimo anno, difendendo il valore e il talento dell’agenzia pur in assenza di una figura al vertice. Insieme, da adesso, cominceremo a costruire un nuovo percorso di crescita. Al momento è prematuro parlare di un piano di sviluppo: capire, osservare e ascoltare sono le prime tre cose che farò. L’obiettivo in fondo è semplice: sviluppare campagne di comunicazione belle ed efficaci che soddisfino i nostri clienti.
La direzione creativa di Publicis è attualmente affidata a Patrizio Marini, che lavora presso la sede romana. E' previsto l'approdo di un direttore creativo anche a Milano dopo l’uscita, a marzo scorso, di Luca Scotto di Carlo e Vincenzo Gasbarro?
Evidentemente la direzione creativa è il primo ‘dossier’ che dovrò affrontare. La creatività è l’anima di ogni agenzia, per questa ragione andrà studiata con la massima cura. Non so ancora dire quale sarà la soluzione, ma qualcosa accadrà.
Quale funzione o reparto intende rafforzare all'interno del gruppo?
Sarebbe facile rispondere che è necessario investire nel ‘digital’. In realtà tutti i reparti sono importanti e vanno valorizzati perché contribuiscono al successo del lavoro di un’agenzia.
Dal 2004 al 2007 è stato chief global sales & marketing officer di Natuzzi: quale insegnamento ha tratto sul rapporto tra aziende e agenzie di comunicazione?
E’ un’esperienza che mi ha fatto percepire con chiarezza l’importanza della comunicazione all’interno della catena commerciale di un’azienda. La comunicazione, vista dall’agenzia, è tutto. Vista dalla parte dell’azienda è una parte - ancorchè importante - di un percorso complessivo. Per questo motivo, credo di poter interpretare chiaramente in quale punto di questo percorso la comunicazione possa inserirsi per creare davvero valore aggiunto alle dinamiche aziendali.
Torna in Italia dopo due anni trascorsi in Y&R Spagna al lavoro sul cliente Telefonica: come ha trovato il mercato dell'advertising italiano? Quali le criticità e quali i punti di forza per ripartire?
Torno da un Paese dove il tasso di disoccupazione ufficiale sfiora il 20% e dove il rischio di default è stato concreto. La crisi in Spagna è reale e il mercato dell’advertising ne è stato colpito duramente. In Italia la situazione è difficile, non lo nego, ma ci sono ottime opportunità di ripresa. Per quanto riguarda la nostra industry, ci sono tutte le premesse per ricominciare a crescere. E per tornare a divertirci con il nostro lavoro, che è fatto anche di passione e divertimento. Insomma: basta piangere!
A proposito di crescita, l’Upa prevede un incremento del 2% per il mercato italiano dell’advertising a fine 2010. Per Nielsen, invece, l’anno si potrebbe chiudere con un +3%. Quale andamento prevede per Publicis?
Sicuramente cresceremo più della media del mercato. I risultati del primo semestre lo confermano mostrando un recupero della marginalità.
La questione ‘gare’ è sempre aperta. Ancora l’Upa, per voce del suo presidente Lorenzo Sassoli de Bianchi, ha auspicato consultazioni con un numero massimo di tre agenzie invitate. Che cosa ne pensa? E’ necessaria una regolamentazione?
Condivido l’opinione del Presidente dell’UPA, anche se non credo che si possano imporre regole ferree. Ben vengano le gare, a patto però che siano ragionevoli sia per numero di agenzie partecipanti, sia per le tempistiche di presentazione. D’altra parte, le gare sono una modalità normale di selezione per il nostro mondo. In Italia, in alcuni casi il numero di agenzie invitate è molto alto. E questo non è un bene, né per l’azienda che deve valutare le proposte, né per l’agenzia.
Con quale cliente di Publicis è ansioso di lavorare? E perché?
Con tutti. Sono fiero e onorato di lavorare con tutti i clienti che hanno scelto Publicis e con tutti quelli che verranno.

Claudia Cassino

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