
Probabilmente quello a cui si assiste è il più grande esempio di un’operazione di country-branding, o re-branding se si preferisce. Forte del trend di crescita pluriennale che tutti conoscono, la Cina ha realizzato eventi di portata globale come le Olimpiadi del 2008 e l’Expo di quest’anno, che testimoniano gli standard raggiunti a quasi dieci anni dall’ingresso nel WTO. L’operazione si fa ancora più ampia con una campagna di advertising che riguarda uno dei punti più sensibili della reputation cinese: il “Made in China”. Con il supporto della DDB Gouan (agenzia di Pechino del Gruppo DDB China), il Ministero del Commercio della Repubblica Popolare ha voluto presentare la “sinergia produttiva” che il paese realizza con l’Occidente. Lo spot è on air sui news network internazionali già dalla fine del 2009: si è iniziato con la CNN, per proseguire in questi giorni con la pianificazione su BBC World News. Il 30” presenta alcuni prodotti di uso quotidiano (dalle scarpe sportive, ai lettori mp3, all’abbigliamento) evidenziando che la moda può essere francese, il software della Silicon Valley ma la produzione è qui, in Cina. Questo vale anche per i frigoriferi “stile europeo” e addirittura per un jet di linea. Il claim “Made in China. Made with the World.” viene sottolineato da un super che trasforma il “Made in China” in “Made with China”. La campagna segna anche un debutto importante: per la prima volta, infatti, il Governo cinese è “il Cliente” di un’agenzia. Un altro record del “Made in China” firmato DDB è la grandiosa affissione che ha campeggiato nel circuito F1 di Shanghai lo scorso aprile: 100 metri di lunghezza a ridosso di una delle curve. Lo spot “Made in China” è naturalmente finito anche su Youku, l’equivalente cinese del censurato You Tube. Interessante il commento lasciato da un utente: “Probabilmente, il prossimo passo sarà: Creato in Cina. Ogni evoluzione ha bisogno di tempo”.