
McCann Erickson ha annunciato ieri le proprie dimissioni da AssoComunicazione. Una storia ultraquarantennale che si chiude con un comunicato di poche righe. Il pensiero non può non correre alle polemiche di settimana scorsa legate alla pubblicazione dei dati strutturali di AssoComunicazione. “Ma non c’è nessun legame - assicura Willi Proto, dg di McCann Erickson (nella foto) - anzi, benché ci fossimo dimessi fin dal 30 settembre non l’abbiamo annunciato allora proprio per non suggerire un nesso inesistente tra i due fatti”. La decisione è frutto di una ponderata valutazione interna, non certo legata “a una diatriba minore sull’interpretazione delle regole associative”. Vuole al contrario essere un segnale forte, “prima di tutto a noi stessi come agenzie e operatori del mercato della comunicazione” ribadisce Proto. “Anche di fronte ai primi timidi segnali di ripresa degli investimenti, non si ferma il decremento delle remunerazioni - commenta Willi Proto -. I clienti chiedono sempre di più e pagano sempre meno. Come uomini di agenzia dobbiamo ritrovare l’orgoglio di un lavoro importante, punta emergente di un processo produttivo e di un sistema industriale fondato sulle marche e sulla relazione con i consumatori”. L’altro tema citato nel comunicato è quello dei criteri di scelta delle agenzie: “Si assiste - spiega il dg di McCann Erickson - a una proliferazione delle gare, anch’esse strumentalmente utilizzate per abbassare i compensi”. Benché riconosca che la presidenza e il consiglio attuali di AssoComunicazione si siano mostrati decisamente più attivi dei precedenti su tali fronti, Proto rimarca che non si vedono di risultati concreti. “Prontissimo ad applaudire - aggiunge - se nelle prossime settimane, dopo gli incontri la presentazione a Upa del Libro Bianco relativo alle remunerazioni e ai costi delle agenzie, i fatti dovessero smentirmi”. Preferisce non commentare AssoComunicazione: il presidente Diego Masi (nella foto) ribadisce che sarà il Consiglio direttivo del 20 ottobre a rispondere su tali argomenti e sulle questioni di regole interne sollevate in prima battuta. “La sequenza degli avvenimenti - si limita a osservare - fa venire in mente quei giocatori che, quando non vincono, preferiscono rovesciare il tavolo”. (Ma.Bo.)