
“Scorretto e strumentale”. Così il Consiglio direttivo di AssoComunicazione riunitosi ieri ha stigmatizzato il comportamento di McCann Erickson Italia che, nello stesso giorno della conferenza stampa di AssoComunicazione per la presentazione della classifica delle agenzie di Pubblicità e dei ricavi d’agenzia di ogni settore, ha comunicato i dati di ricavo netto di McCann Worldgroup.
“Per comprendere la vicenda nei suoi aspetti – spiega il presidente di AssoComunicazione, Diego Masi – bisogna ripercorrere la cronologia degli eventi, a partire dall’ottobre 2007, data del recesso di McCann Worldgroup e iscrizione ad AssoComunicazione della sola McCann Erickson Italia a partire dal 2008. L’operazione ha portato a una diminuzione del 44% della quota associativa”. Il resto è cronaca recente. Il 23 settembre Willi Proto, coo di McCann WG, chiede la pubblicazione dei dati strutturali a livello di gruppo “nella convinzione – aggiunge Masi – che WG sia ancora associata, richiesta non accolta perché associata è la sola agenzia di pubblicità”. Anche le dimissioni “senza motivazione” presentate il 30 settembre, ultimo giorno utile, non vengono divulgate su richiesta di McCann “accolta per il rispetto dovuto a un socio ultraquarantennale (iscritto dal 1962) che ha espresso tra l’altro due presidenti”. Richiesto di un commento anche sulle dimissioni di FMA, Masi ha rilevato che questa agenzia “era già uscita nel 2006, rientrata nel 2008 e ora ancora dimissionaria”, un segnale di quel “deficit di consapevolezza di rappresentanza” che secondo il presidente affligge parte della industry: “per cambiare le cose che non vanno si lavora dall’interno, negli organismi deputati”.
A conferma di ciò, il Cd di Assocomunicazione ha annunciato contestualmente la costituzione di una commissione tecnica, presieduta dal dg Fidelio Perchinelli che riveda le regole attuale di costruzione delle classifiche, “che si continueranno a fare” conferma Masi, e fissi un tetto massimo per le quote associative. “Gli obiettivi – commenta Perchinelli – sono da un lato arrivare alla creazione di classifiche separate per gruppi, per network e per agenzie di comparto, e dall’altro evitare che sia il risparmio econoico a guidare le scelte associative. Fissando un tetto, infatti, la dichiarazione di revenue maggiori, come quelle dei gruppi, non si tradurrà in un aumento della quota”. Al riguardo, Perchinelli ha sottolineato come la customer satisfaction per i servizi offerti dall’Associazione sia “altissima, intorno al 95%, con un elevato tasso di utilizzo degli stessi”. (Ma.Bo.)