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09/07/2010
Fiction: APT crisi di rapporti e di normative
La riduzione degli investimenti nella produzione di fiction da parte delle principali emittenti nazionali è significativa
La riduzione degli investimenti nella produzione di fiction da parte delle principali emittenti nazionali è significativa. Gli investimenti Rai sono passati dai 284 milioni di euro del 2008 ai 200 del 2009. I dati ufficiali di Mediaset non sono divulgati: le fonti di stampa parlano di circa 250 milioni euro nel 2008, ma l’Associazione produttori televisivi stima per il 2009 un investimento di 145 milioni di euro. Queste alcune delle cifre fornite durante la tavola rotonda ‘La crisi del mercato: idee per superarla’, organizzata dall’APT e svoltasi ieri all’interno del contenitore del RomaFictionFest. “Non c’è dubbio - ha detto il presidente dell’Associazione Fabiano Fabiani - la crisi c’è ed è una crisi di mercato, di rapporti e di normative”. I risultati delle fiction in termini di audience, invece, rimangono lusinghieri. Nel 2009 il migliore ascolto medio Rai è stato quello della miniserie Pinocchio, prodotto da Lux Vide, che ha superato i 7 milioni e 500 mila spettatori, quello Mediaset, invece, se lo sono aggiudicato I Cesaroni, con poco più di 7 milioni di spettatori (Publispei). Le prospettive del mercato non sono rosee. Per l’anno in corso, mentre la Rai avrebbe dichiarato di voler mantenere gli investimenti al livello del 2009, Mediaset sembrerebbe preparare un ulteriore taglio del 20%. “I tagli continuano - ha proseguito il presidente APT - a essere attuati con un metodo criticabile, quasi sempre non sono concordati e sono calati dall’alto dai broadcasters”. Il rapporto con le emittenti rimane per i produttori il nodo centrale delle difficoltà del settore. “E’ insostenibile - ha affermato Claudia Mori in rappresentanza di Ciao Ragazzi - quando invece dovrebbe essere se non paritario, quasi. L’idea è fondamentale, se non c’è complicità tra gli addetti ai lavori rischiamo di abbassare il livello della qualità”. Carlo Degli Esposti (Palomar), vice presidente dell’Associazione, ha posto l’accento sul problema della delocalizzazione delle produzioni, un vero cancro che incide sull’occupazione e distrugge le aziende. Non ancora superato il problema della carenza normativa su temi importanti, come quello della proprietà dei diritti. “Dopo anni, il dicembre scorso - ha spiegato Fabiani - avevamo raggiunto, grazie anche all’intervento dell’Agcom, un risultato virtuoso, ma con un colpo di spugna (con il decreto Romani, ndr) il governo ha cancellato il laborioso lavoro svolto”. Degli ultimi giorni anche il tentativo di escludere i produttori da forme di finanziamento alternativo, come il product placement. I produttori accusano le emittenti di non aver neanche cercato di concertare il miglior utilizzo delle risorse derivanti da questa forma di finanziamento. “E’ fondamentale - ha concluso Federico Scardamaglia di Compagnia Leone Cinematografica, consigliere APT - prevedere un inserimento del marchio oggetto della promozione nel processo creativo”.