Agcom, nel 2017 ricavi complessivi a 14,6 miliardi per il settore media

12 luglio 2018

Angelo Marcello Cardani

L’aumento della raccolta pubblicitaria è dovuto esclusivamente all’online, che cresce ancora a due cifre e vale ora 2,2 miliardi, mentre quasi tutti i mezzi tradizionali registrano un andamento negativo

Angelo Marcello Cardani, presidente di Agcom ha presentato ieri la relazione annuale al Parlamento. Cardani ha sottolineato l’inarrestabile crisi dell’editoria nel 2017: “Il settore nell’ultimo decennio ha perso all’incirca metà del suo peso economico”.

Il valore economico del settore dell’editoria quotidiana e periodica registra una ulteriore flessione: 3,6 miliardi di ricavi complessivi, ossia il -5,2%, mentre il settore dei quotidiani, in particolare, registra una ulteriore contrazione dei ricavi dell’8,9%.

Il 2017 è stato anche l’anno che secondo Agcom consacra la ‘televisione liquida’ con una stima di circa 3 milioni di cittadini che guardano abitualmente la tv in streaming e in numero 3/4 volte superiore che scaricano abitualmente contenuti televisivi sui propri device.

Secondo i dati della relazione, i ricavi del settore delle comunicazioni e dei singoli segmenti che lo compongono (telecomunicazioni, media e servizi postali) rappresentano anche per il 2017 oltre il 3% del PIL nazionale nel 2017 e ammontano a oltre 54 miliardi di euro, confermando il trend di lieve crescita (+1,2%) già osservato lo scorso anno. Leggero calo per il settore media con 14,6 miliardi di ricavi complessivi nel 2017 (-0,9%).

Per il settore media, secondo Agcom, l’aumento della raccolta pubblicitaria è dovuto esclusivamente all’online, che cresce ancora a due cifre e vale ora 2,2 miliardi (la raccolta pubblicitaria di quotidiani, periodici e radio assieme non arriva a 1,9 miliardi), mentre quasi tutti i mezzi tradizionali registrano un andamento negativo.

Nel settore televisivo la flessione dei ricavi riguarda essenzialmente la tv in chiaro (-3,5%). La televisione tradizionale manifesta comunque importanti segni di tenuta sia in termini di valore economico, come si è appena ricordato, sia in termini di ascolti, con una audience media nel prime time serale stabilmente sopra i 25 milioni di contatti, come a fine 2016.

La tenuta della pay tv è riconducibile principalmente all’andamento della spesa d’utente, il cui incremento ha parzialmente assorbito le minori entrate pubblicitarie. Il settore resta molto concentrato, con i primi tre operatori che detengono nel 2017 circa il 90% delle risorse complessive. Al primo posto si colloca 21st Century Fox/Sky Italia con una quota del 33% (in crescita di 1 punto); segue il gruppo Rai con oltre il 28%, pur in contrazione (-1,5 punti rispetto al 2016). Al terzo posto, con un peso pari al 28% (sostanzialmente invariato), il gruppo Fininvest/ Mediaset.

La radio perde qualcosa nel suo complesso (-0,7%), ma in un contesto che manifesta segnali di ripresa. Dall’analisi svolta è emerso che, nel 2016, il SIC vale complessivamente 17,6 miliardi di euro, registrando un aumento del 3% rispetto al 2015.

Una sempre maggiore incidenza sul SIC (Sistema Integrato delle Comunicazioni) è esercitata dall’area che include l’editoria elettronica e la pubblicità online, mentre sostanzialmente stabile rimane l’incidenza del settore cinematografico.

Più precisamente, si osserva che i primi nove gruppi operanti nelle aree confereconomiche che compongono il SIC – 21st Century Fox (Sky Italia, Nuova Società Televisiva Italiana, Fox Networks Group Italy), Fininvest (Mediaset, Arnoldo Mondadori Editore, Mediamond), Rai Radiotelevisione Italiana, Cairo Communication/RCS Media-Group, Google, GEDI Gruppo Editoriale (Gruppo Editoriale L’Espresso), Facebook, Italiaonline e Gruppo 24 Ore – rappresentano congiuntamente, con quasi 11 miliardi di euro, il 61% del SIC.

In dettaglio, 21St Century Fox e Fininvest sono al 15,2%, la Rai è al 15%, Cairo al 3,9%, segue Google al 3,7%, Gedi con il 3%, Facebook con l’1,9%, Italiaonline all’1,4% e Gruppo 24 Ore all’1,2%. In questo contesto, 21st Century Fox, Fininvest e Rai mantengono le prime posizioni, detenendo quote analoghe e prossime al 15%, mentre gli altri soggetti esibiscono quote che si attestano al di sotto del 4%.

Gli investimenti pubblicitari globali appaiono sempre più re-indirizzati dai media tradizionali alle piattaforme online, che complessivamente crescono di oltre il 12%. Google e Facebook sono naturalmente i principali beneficiari di questo trend.

Per il discorso integrale del Presidente Cardani clicca qui.

Per la relazione annuale clicca qui.