Il Pubblivoro – Speciale Cannes: il doppio ‘capolavoro’ di P&G

2 luglio 2018

Giampaolo Rossi

a cura di Giampaolo Rossi (Fabbrica di Lampadine)


La differenza tra la Gioconda di Leonardo e la Marilyn di Warhol è che Leonardo con la sua arte rese famosa la sconosciuta Monna Lisa mentre Warhol aumentò la sua fama rappresentando un’icona del periodo.

P&G con lo spot che ha sbancato il Festival Internazionale della creatività di Cannes ‘It’s a Tide Ad’ sceglie la strada del creatore della Factory creando uno spot straordinario.

Il concept è geniale. Tutte le pubblicità di altri prodotti e marchi basta che abbiano un capo di abbigliamento pulito e diventano ‘Tide Ad’.

La pubblicità di Tide diventa letteralmente virale andando a contaminare anche gli altri spot, insinuandosi e condizionando la visione dello spettatore che inevitabilmente va a cercare Tide anche nelle altre réclame. Allora lo spettatore entra nella dimensione Pirandelliana della realtà, la rappresentazione della realtà e la rappresentazione della rappresentazione che cambiando significato ad ogni livello stupisce e diverte.

 

 

Lo spot è stato mandato in onda durante il Superbowl che è la manifestazione più vista in America e che nel processo di spettacolarizzazione ha fatto sì che diventasse la sfida sul campo più importante per gli spot. La realizzazione di ‘It’s a Tide Ad’ è all’altezza del concept e del Superbowl. Il ritmo e l’ironia sono la base su cui si innesta la qualità recitativa di Jim Hopper, star della serie ormai cult Stranger Things. Probabilmente non è un caso che si sia scelto uno dei protagonisti della serie che è diventata famosa anche per le innumerevoli citazioni (si parte da Goonies per arrivare al Kubrickiano Hal) per costruire uno spot che fa della citazione di altri spot la propria firma.

P&G viene premiata al Festival di Cannes anche con la pubblicità istituzionale ‘The Talk’, che sul web ha macinato quasi un miliardo di visualizzazioni. Qui tutto è diverso. Il tema centrale è il pregiudizio razziale che viene rappresentato in maniera originale, poetica ed efficace.

 

 

Le protagoniste sono le mamme, così come negli spot della multinazionale dedicati alle Olimpiadi, che si relazionano con i propri figli. I quadri narrativi sono molto belli, sospendono il tempo e si prendono il tempo per parole, pause ed espressioni che ricordano il sapore del bel cinema. Cinema che viene evocato grazie anche ad un lavoro di color correction che caratterizza ogni storia rappresentata.

Se nell’arte il gesto più difficile è la sottrazione, in questo caso vediamo come la sottrazione diventa l’elemento di originalità: non si mostrano atti di violenza e sopruso, né si vedono i racconti di chi ha subito il razzismo. L’elemento centrale è la capacità di comprensione e di educazione del genitore.

Il razzismo è presente ma non si vede. Notevole.