Simonetti Studio verso il traguardo dei 20 anni. All’insegna della condivisione

29 giugno 2018

Carlo Simonetti

È questa la filosofia della boutique torinese: un piccolo gruppo di lavoro, rapido e reattivo, senza filtri tra creativi e clienti. Una struttura organica che si adatta rapidamente all’ambiente e che annovera tra i suoi clienti il Gruppo 24 Ore, per cui ha di recente curato la campagna dedicata al restyling del quotidiano Il Sole 24 Ore. Intervista a Carlo Simonetti, fondatore e direttore creativo dell’agenzia

di Claudia Cassino


Simonetti Studio nasce nel 1999, nel 2019 compirà 20 anni. Alla vigilia di questo importante traguardo, quale bilancio si sente di tracciare sull’attività dell’agenzia?
Positivo, assolutamente positivo. È chiaro che molto dipende dal contesto e dagli obiettivi che ci si prefigge. In un contesto, come quello che è andato delineandosi nei primi anni del nuovo millennio: la trasformazione totale del settore, la scomparsa delle agenzie piccole e medie e l’atomizzazione del mercato, già riuscire a sopravvivere sarebbe stato un buon risultato. Noi siamo riusciti a crescere, abbiamo affinato i nostri strumenti e la visione che abbiamo difeso fin dall’inizio, quella di un’integrazione totale dei servizi, dei canali e dei media, è stata premiante. Se a tutto questo aggiungiamo che uno degli obiettivi che perseguiamo da sempre sia quello di lavorare divertendoci senza l’ansia da prestazione del premio o del premietto e liberi dalla voracità del new business compulsivo, direi che ce l’abbiamo fatta.

Come si è chiuso il 2017 e quale andamento state mostrando nel 2018 in termini di fatturato e new business?
Un discreto incremento del fatturato, una decente visibilità, nonostante la nostra ritrosia sabauda e cronica pigrizia nell’autopromozione, e nuovi clienti con nuovi progetti.

Qual è la filosofia creativa di Simonetti Studio?
La condivisione. Siamo un piccolo gruppo, non abbiamo account per una ragione tecnica semplicissima: non potremmo essere così rapidi e reattivi se ci fossero filtri tra i creativi e i clienti. Condividiamo ogni progetto, anche se poi viene seguito ed eseguito dalle persone dedicate. Questo ci permette di operare autonomamente e all’occorrenza modellare la squadra sulle necessità del cliente piuttosto che su un organigramma rigido e precostituito. Diciamo che il nostro modello è quello di una struttura organica che si adatta rapidamente all’ambiente. Da un punto di vista essenzialmente creativo le dirò una banalità: la nostra filosofia è basata su una grande concretezza. Crediamo nelle cose che funzionano e cerchiamo di raggiungere sempre il risultato che il cliente si propone. Anteponiamo sempre il raggiungimento del risultato a qualsiasi altra considerazione e questo è enormemente apprezzato dai clienti.

Recente la campagna per il restyling del Sole 24 Ore: come è nata l’idea e come proseguirà il rapporto con il quotidiano?
L’idea è semplicissima: tradurre visivamente quella che è la funzione principale di un quotidiano: individuare un fatto e darne notizia. Isolare una porzione di realtà per capire meglio quanto sta avvenendo e raccontarlo con il massimo rigore. Tutto questo lo abbiamo rappresentato ritagliando sulla prima pagina del Sole 24 Ore la foto di prima pagina, mantenendola però collegata al resto del contesto. Il giornale isola una porzione di realtà per spiegarne il significato e uso il verbo ‘spiegare’ nella sua accezione più ampia e letterale. È una campagna multisoggetto che illustra giorno per giorno un tema di importanza primaria per i nostri lettori e ripropone la nuova configurazione del giornale. Nella seconda fase della campagna si presentano invece le nuove verticalità quotidiane, pagine dedicate ad argomenti fissi settimanali. Lavorare per il Gruppo 24 Ore, per me ha un enorme significato perché mi sono formato come art director lavorando su un cliente come l’Editoriale Domus ai tempi in cui Domus significava Mario Bellini e Italo Lupi, quando Quattroruote era il mensile più venduto in Europa. Le esperienze più recenti, per La Stampa di Mario Calabresi e poi di Maurizio Molinari, sono state estremamente formative per tutta la nostra squadra per comprendere le necessità di comunicazione, i tempi, i modi, i ritmi di un quotidiano multicanale. Oggi questo patrimonio di esperienze ci permette di operare con una realtà articolata come quella del Gruppo 24 Ore sentendoci perfettamente a nostro agio.

Su quali altri progetti state lavorando?
Stiamo lavorando su progetti molto eterogenei per clienti molto diversi tra loro, tutti ‘work in progress’.

Siete impegnati in gare?
In questo preciso momento no.

La vostra sede è a Torino: contate di aprire un hub anche a Milano?
Nonostante io sia uno dei pochissimi torinesi innamorato di Milano, no. Non c’è motivo, oggi. La distanza tra Torino e Milano è irrilevante e gli strumenti di cui oggi si dispone consentono contatti costanti e diretti esattamente come se ci si trovasse nello stesso luogo, nello stesso momento.