David Droga: “Scegliere i giusti mentor al comfort e alla sicurezza”

19 giugno 2018

David Droga

di Eugenia Morato


Non sono sicuro di aver ragione ma, in fondo, chi lo è? È questo il titolo dello speech (‘I’m not sure I’m right but who is?’) con cui si è aperto il 65mo Cannes Lions International Festival of Creativity.

Sul palco, a dare il via alla settimana più attesa dall’industria creativa, c’è David Droga, un anno dopo aver ricevuto in premio il Leone di San Marco.

È un seminario fuori dagli schemi il suo, in equilibrio tra ricordi e futuro; una sorta di racconto di viaggio della sua carriera, del suo esordio come giovane creativo e di come i suoi principi siano rimasti immutati, così come il suo approccio al lavoro e alla vita.

“Ancora adesso continuo a chiedermi: chi voglio essere davvero?” dice.

Racconta della sua Droga5, l’agenzia creata, come lui stesso ricorda, tra i tavoli della cucina e quelli di un bar quando, all’epoca del suo primo cliente (General Electric) ancora non aveva un ufficio. È stato quello il momento in cui ha allentato il controllo sul suo ego.

“All’inizio della mia carriera ero eccessivamente arrogante. Pensavo: siamo grandi e i clienti sono fortunati ad avere noi”.

Il suo ‘aha moment’ è avvenuto quando, convocato da un gigante del beverage per un incontro, aveva realizzato che la persona inviata dall’azienda, quella che lui aveva creduto il CMO, era invece uno stagista.

“Non importa cosa pensi di essere e quanto pensi di valere – dice – quando vivi uno di questi momenti magici di deflazione, impari che devi guadagnare ogni singolo incontro e che la tua reputazione è qualcosa che non puoi barattare”.

Prosegue, poi, con un vero e proprio invito a uscire dalla propria comfort zone: “Scegliete i giusti mentor al comfort e alla sicurezza. Solo questo, unito alle buone intenzioni, al talento e all’etica, vi porterà esattamente a essere ciò che volete essere”.

Riguardo al suo lavoro creativo, ancora una volta proclama le emozioni come linee guida.

“Sono ossessionato dalle emozioni che i miei lavori sono in grado di suscitare. Sono davvero letteralmente ossessionato da quello che provano le persone”, dice Droga con una punta di commozione dopo aver mostrato alla platea del Lumière Theatre ‘The last Da Vinci’, il mini film realizzato per Christie’s che documenta la gamma di reazioni emotive dei visitatori davanti all’opera e che mostra l’impatto che ha l’arte su di noi mentre la guardiamo.

Infine, menzionando la recente crisi che ha attraversato l’agenzia con l’uscita del chief creative officer dell’ufficio di New York Ted Royer (per ragioni ancora non del tutto rivelate), parla anche di autenticità e della crisi di identità che Droga5 si è trovata ad affrontare in passato mutando forma per soddisfare certi clienti.

“Ogni volta che abbiamo provato a fingere di essere qualcosa che non eravamo, non ha mai funzionato – ha concluso -. Seguite sempre ciò in cui credete veramente. È questa la strategia vincente”.

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