Augmented Reality e VR: la rivoluzione della user experience

8 giugno 2018

Paolo Pascolo

La tecnologia apre nuovi canali con il consumatore. Ne abbiamo parlato con Paolo Pascolo, ceo dell’agenzia Imille

di Andrea Crocioni


La Digital Transformation consente ad aziende e agenzie di sperimentare nuove tecnologie in grado di aprire canali di interazione con il target che fino a pochi anni fa sarebbero stati inimmaginabili. Fra questi nuovi strumenti si può sicuramente considerare l’Augmented Reality. Quali opportunità si aprono per i comunicatori?

Sono convinto che queste tecnologie siano destinate ad avere un grande impatto su numerose industry. Non si tratta di opportunità relative solo al modo in cui le aziende comunicano sé stesse e i propri prodotti/servizi, ma anche al modo in cui fanno business e si espandono in altre nicchie di mercato. L’Augmented Reality apre le porte a una serie di metodi completamente nuovi di interagire con i clienti e gli utenti, offrendo loro una user experience che arricchisce enormemente il modo in cui viene percepito il brand. Il quale, tramite l’AR, può creare un vero e proprio mondo.

Quali sono ad oggi gli ambiti di applicazione della realtà aumentata?

Dalla medicina alla sicurezza, passando per design, educazione e turismo, gli ambiti di applicazione dell’Augmented Reality sono potenzialmente infiniti. Non è un caso che colossi dell’hi-tech come Facebook e Google stiano investendo molte risorse in queste tecnologie. Nel primo caso attraverso un tool in-house che permette a chiunque di produrre e distribuire contenuti in AR, nel secondo caso semplificando l’utilizzo delle app tramite l’aggiornamento della piattaforma ARCore. Faccio due esempi, uno del mondo della logistica e uno del retail.

DHL ha sviluppato degli smart glass che forniscono ai dipendenti un display con istruzioni dettagliate sulla posizione degli oggetti e sui percorsi migliori dei carrelli, migliorando efficienza e sicurezza. Harley Davidson, invece, consente ai potenziali acquirenti di visualizzare la propria moto, in Realtà Aumentata, all’interno dello store, personalizzandola completamente prima di acquistarla.

Come ho già detto, non si tratta solo di comunicazione, ma della creazione di nuove esperienze prima impensabili, non limitate ai consumatori finali.

Qual è lo stato dell’arte in Italia rispetto allo scenario internazionale?

Non posso nascondere che il nostro Paese sia indietro rispetto ai grandi player internazionali, Cina e Stati Uniti su tutti. La superpotenza asiatica sta scommettendo molto sull’Augmented Reality anche in ottica turistica, e attrae sempre più visitatori ‘aumentando’ opere già presenti nelle principali città e realizzando parchi tematici. Pratiche che dovremmo sicuramente esplorare.

Sono principalmente due i fattori che frenano l’Italia su questo fronte, uno relativo all’offerta e uno alla domanda:

1) la presenza di un ampio tessuto di piccole e medie imprese, che non si sentono ancora pronte a puntare su tecnologie di avanguardia;

2) il digital divide, che restringe enormemente – per lo più su base anagrafica – il target raggiungibile da questa tipologia di offerta.

Come si inserisce la realtà aumentata all’interno dell’offerta della vostra agenzia?

Proprio per invertire questa tendenza, in Imille stiamo lavorando duramente, da un lato per integrare l’Augmented Reality nei progetti già in corso con i nostri clienti, dall’altro per avviare nuovi lavori di cui queste tecnologie siano un elemento centrale. Ciò su cui puntiamo, in questo momento, è far passare l’idea che le aziende devono impegnarsi attivamente per incentivare la diffusione dell’AR presso il grande pubblico, e non aspettare passivamente che succeda qualcosa da un giorno all’altro. Del resto, la storia recente ce lo insegna: senza i disruptor è difficile che il mercato si innovi.

Il nostro posizionamento – ‘Digital Heroes’ – parla chiaro: pensiamo che la rivoluzione digitale, a cui tutti contribuiamo ogni giorno, stia migliorando la nostra società, per cui ci stiamo impegnando per fare sempre un passo in avanti, senza accettare mai lo status quo.

 

 

Quali sono le aziende che avete accompagnato nella sperimentazione di questa tecnologia? I principali progetti?

I lavori più interessanti finora li abbiamo portati a termine in ambito Virtual Reality, che si differenzia sostanzialmente dalla Realtà Aumentata ma che, a livello applicativo, ne è contigua. In particolare, tre importanti aziende di tre diversi settori – food, pharma e tourism – si sono affidate alla nostra consulenza per sperimentare nuove forme di coinvolgimento delle persone. Dati gli ottimi risultati, siamo fiduciosi che l’interesse dei brand crescerà, permettendoci di concretizzare il lavoro di ricerca e sviluppo del nostro team. Abbiamo inoltre in cantiere alcuni progetti relativi alla Grande Distribuzione Organizzata, finalizzati a rendere più informata e consapevole la spesa per milioni di consumatori. E, last but not least, abbiamo da poco inaugurato un’iniziativa nel settore dell’arte contemporanea. Si chiama ‘We AR Art’, ed è un’app che aiuta cittadini e turisti a conoscere meglio le opere d’arte presenti nei centri urbani, attraverso un’esperienza immersiva durante la quale interagire direttamente con le sculture. Abbiamo iniziato da L.O.V.E., la celebre opera di Maurizio Cattelan – comunemente nota come ‘Il Dito’ – posta al centro di piazza degli Affari a Milano.

L’abbiamo presentata in anteprima alla Milano Digital Week, e adesso vogliamo proporne l’implementazione a musei e altri enti culturali. Per chi fosse interessato, sul nostro sito è disponibile una demo.